Ansia da dimagrimento
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Ansia da dimagrimento

Intraprendere una dieta e portarla a termine è un compito complesso. L'ansia è la maggiore causa di insuccesso di un regime alimentare corretto.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Ansia da dimagrimento

L'ansia del dimagrimento è probabilmente tra le principali responsabili dei mancati successi da parte di chi intraprende un'attività sportiva, o un regime alimentare controllato, con l'obiettivo di perdere peso. Appare forse paradossale ma è al contempo la prima ragione per la quale ci si avvicina alla pratica sportiva e la prima ragione per la quale i propositi falliscono miseramente. La causa principale è un'idea falsata dei tempi e dei modi per perdere peso. Moltissimi pensano di potersi aspettare i primi risultati già dopo pochissime sessioni di lavoro, quando l'organismo non ha neppure iniziato a percepire dei cambiamenti nello stile di vita, e quindi non può procedere ad una valida risposta rispetto al lavoro eseguito che, in molti casi, è tra l'altro sottodimensionato rispetto alle reali potenzialità del soggetto.

Siamo purtroppo circondati da informazioni ed "esperti" che suggeriscono come sia utile una lieve attività fisica purchè regolare, di quali possano essere i vantaggi a fronte di un impegno minimo. Tutti concetti che nella teoria funzionano, e funzionano anche all'atto pratico quando ci si relaziona con soggetti in età particolarmente avanzata o con delle problematiche concrete sul piano fisico. Un po' meno veritiera è l'efficacia sul fronte del miglioramento della salute e del dimagrimento quando ci si relaziona con fasce più giovani della popolazione.

Sul fronte opposto si schierano quelli che, da un giorno all'altro, cambiano radicalmente le loro abitudini divenendo degli stacanovisti dell'attività fisica e, al contempo, iniziano delle restrizioni alimentari così drastiche da essere al illogiche e potenzialmente pericolose, ed ovviamente possono essere rispettate per pochissimo tempo.

Il processo dimagrante deve essere un percorso lento e costante che accompagna gradualmente l'acquisizione di nuovi stili di vita più salutari, e che non inducano ulteriori fonti di stress. Se migliorare un fronte (quello estetico) deve determinare un peggioramento della condizione emotiva, il risultato finale tenderà reciprocamente ad annullarsi. Oltre spingere alla resa precoce, a mollare quella che non è l'acquisizione di uno stile di vita, ma un'inutile forzatura.

È un atteggiamento che potrebbe essere ben descritto parafrasando Cesare Beccaria con una sorta di "Del dimagrimento e di altre pene". Nell'attesa che l'ago della bilancia cominci a scendere, occorrerebbe concentrarsi sui benefici che si stanno raggiungendo da un punto di vista organico e che vanno ben oltre un risultato puramente estetico, per quanto importante ed appagante possa essere. Iniziare a individuare in modo corretto gli obiettivi e le tempistiche per poterli raggiungere è un ottimo modo sia per controllare i risultati che per evitare l'ansia e le delusioni di obiettivi che paiono non essere raggiunti. La fase più complessa è quella iniziale, poiché un soggetto sedentario necessita di un periodo un po' più lungo per passare dalla condizione fisiologica in cui si trova a quella in cui inizia ad osservare ed apprezzare i primi risultati. Occorre essere costanti e non demordere, poiché al raggiungimento dei primi obiettivi seguirà una fase di gratificazione che è la migliore leva per proseguire nella giusta direzione.

Essere regolari nelle sessioni di lavoro è determinante in questa fase, mentre saltare qualche workout è consentito a soggetti più allenati che possono in qualche modo permettersi maggiore flessibilità, per quanto è assai meno probabile che si verifichi.

Evitare che l'alimentazione divenga un'ossessione con il relativo controllo continuo di quello che si mangia, del suo contenuto calorico, del quantitativo ecc. Pensare sempre al cibo come momento di preoccupazione è un pericoloso campanello d'allarme che, in alcuni soggetti, può poi sfociare in situazioni potenzialmente più pericolose. L'alimentazione, al pari dell'allenamento, va ridimensionata sulle reali esigenze, condizioni di partenza, aspettative individuali. Non deve essere stravolta, perchè qualsivoglia stravolgimento è destinato nel migliore dei casi a produrre un fallimento.

Attenzione anche all'abuso di cibi light o che si ritengono comunemente tali. I primi, quelli che lo sono realmente, spingono ad un eccesso nel loro impiego, poiché si ha l'idea che, essendo light, si possano introdurre anche in quantitativi esagerati. Questa tendenza è una delle principali cause di obesità oltreoceano. I cibi light normalmente appagano meno il palato, inducono un minore e meno duraturo senso di sazietà, facendo scattare più frequentemente lo stimolo ad alimentarsi. Quelli che si ritengono "leggeri" pur con un elevato contenuto in calorie e grassi inducono allo stesso modo ad un surplus calorico capace di vanificare i migliori propositi.

Alla larga anche dalle "diete fai da te" o da quelle suggerite dall'amico o dalle riviste patinate. L'alimentazione è qualcosa di serio e, se si ravvede la necessità di una dieta, allora occorre rivolgersi ad un professionista abilitato a farlo. È tuttavia da segnalare che, nella maggior parte dei casi, una riduzione delle porzioni ed un incremento dell'attività fisica, sono due fattori sufficiente a consentire un'idonea perdita di peso, graduale e corretta, che pone anche al riparo da eventuali recuperi di peso che, in genere, si ottengono "con gli interessi".