I danni causati dalle diete chetogeniche
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I danni causati dalle diete chetogeniche

Chetosi, osteoporosi, calcoli renali, fino ad arrivare a malattie cardiovascolari e tumori tra le conseguenza di una dieta iperproteica. A tutto ciò si può aggiungere disidratazione e compromissione dell'assorbimento di vitamine e sali minerali

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I danni causati dalle diete chetogeniche

Come descritto nelle pagine precedenti, l'alimentazione del culturista si basa esclusivamente su diete iperproteiche in qualsiasi sua fase (fase anabolica di massa e fase anticatabolica di definizione).

Le assunzioni proteiche arrivano a 2,2g per kg di peso corporeo giornaliere (fase anabolica di massa) e, in molti casi, questo quantitativo proteico viene superato nella fase anticatabolica di definizione. Nel ciclo di definizione, l'alimentazione è caratterizzata esclusivamente da una dieta iperproteica.

La dieta iperproteica si basa sul fatto che è impossibile trasformare i grassi alimentari in grassi di deposito in assenza di carboidrati. Il calo ponderale che si ha in questa dieta iperproteica è dato dalla perdita di acqua (provocato dalla diminuzione delle calorie) e dal calo d'appetito provocato dalla chetosi (essa provoca radicali acidi che possono danneggiare i tessuti, in particolar modo i reni).

Questa dieta promuove l'ingestione di carne, uova, pesce, pollo e formaggi e abolisce frutta, verdura, cereali, pane e pasta. Le problematiche di tale alimentazioni sono molteplici e pericolose per il nostro organismo. Quando l'organismo si trova in carenza di carboidrati non utilizza i grassi di deposito a scopo energetico e ne tantomeno il glicogeno di riserva, utilizza le proteine che sono introdotte con gli alimenti e in parte anche le proteine muscolari, dalla loro deaminazione si ricavano gli aminoacidi (leucina, isoleucina, valina, acido glutammico, acido aspartico, alanina, cisteina, glicina, prolina, serina e treonina, dove l'alanina gioca un ruolo fondamentale nel ciclo glucosio-alanina) necessari per sintetizzare il glucosio (gluconeogenisi) utilizzato per scopi energetici.

Queste procedure metaboliche producono molte sostanze di scarto come l'acido urico e altri acidi che, per non depositarsi a livello articolare, vengono eliminati insieme al calcio e acqua attraverso le urine. Quando non si assume abbastanza calcio con la dieta, gli acidi rilasciati durante la metabolizzazione andranno ad intaccare il calcio delle ossa, provocando osteoporosi e calcoli renali.

Inoltre, per far fronte all'eliminazione di questo materiale in eccesso, viene attivata quella parte del rene (nefroni sottocorticali) che generalmente è a riposo, causando in un tempo relativamente lungo danni renali.

Le principali proteine assunte con questa dieta sono di origine animale e ricche di grassi saturi e colesterolo, aumentando, in questa maniera, il fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e aumentando l'incidenza di alcuni tumori come quello al colon e alla mammella. In uno studio su 17 uomini obesi, i ricercatori del Regno unito hanno scoperto che questo tipo di alimentazione aumenta il rischio di tumore al colon, in quanto nei sogetti sono stati rilevati livelli alti di sostanze note come composti N-nitrosi e altri metaboliti collegabili al cancro. Tali grassi possono, inoltre, provocare acne e dolori articolari.

Infine lo stato di chetosi indotto da questa dieta provoca la perdita di grandi quantità di acqua per eliminare i corpi chetonici (come nel diabete) causando stati di disidratazione. Chi soffre di malattie renali, cardiache o di diabete deve assolutamente evitare le diete iperproteiche.

Le diete iperproteiche possono compromettere l'assorbimento di vitamine e minerali, con incrementi delle anomalie delle funzioni dell'ematuria renale ed epatica. L'OMS stabilisce che un uomo sedentario deve assumere 0,75g per kg di peso corporeo di proteine. Chi svolge attività fisica tre volte la settimana deve assumere circa 1,5g/kg di P. C. (peso corporeo), chi lavora e svolge un allenamento quotidiano e pesante deve assumere circa 1,8g/kg di P. C. e chi pratica, invece, sport agonistico caratterizzato da due sedute di allenamento giornaliero deve assumere 2g/kg P. C.

In conclusione, qualsiasi culturista agonista (anche chi inizia a praticare questo sport a livello amatoriale) deve controllare il suo regime alimentare per ottenere i risultati desiderati, in quanto è impensabile cimentarsi in questo sport, come detto precedentemente, senza eseguire diete o schemi alimentari specifici e personalizzati.

La dieta influenza i punti chiave del metabolismo che può ottimizzare gli andamenti dell'allenamento, il risultato di una gara, e può alterare l'ambiente ormonale e favorire l'anabolismo muscolare. L'esercizio aumenta il turnover proteico e l'introduzione di aminoacidi e proteine stimola il trasporto di aminoacidi nel muscolo e favorisce la sintesi proteica muscolare.

Le diete ad alto contenuto proteico sono indicative e vantaggiose per atleti che si impegnano a praticare le diverse attività sportive, ma in particolar modo sono indicate per gli atleti che hanno intenzione di far crescere la propria massa muscolare, questo è quello che si legge in numerose riviste sportive.

Tuttavia il fabbisogno proteico dell'atleta è fonte di grande discussione, in quanto molteplici fattori influenzano il consumo di proteine (lo stato di salute, la durata dell'allenamento, l'intensità, l'attività lavorativa, ecc.).

I dati scientifici mostrano la pericolosità di queste diete iperproteiche che sono fonte di dibattito per molti nutrizionisti. In primo luogo vengono evidenziati i danni irreversibili hai reni, a causa del grande lavoro che devono svolgere per eliminare le sostanze prodotte dal metabolismo proteico, e si hanno enormi perdite di calcio che possono causare l'osteoporosi. Inoltre, possono insorgere danni all'apparato cardiocircolatorio dovuti all'utilizzo di carni rosse. Secondo un articolo dell'AHA

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(America Heart Association) non esistono studi scientifici a lungo termine in grado di dimostrare l'efficacia e l'innocuità di queste diete.