Attività motoria e disturbi del comportamento alimentare
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Attività motoria e disturbi del comportamento alimentare

L’OMS ha definito l’obesità ‘una epidemia estesa all’intera regione europea’. Parallelamente, negli ultimi decenni, nei Paesi industrializzati si è registrata una larga e crescente diffusione del fenomeno dei disturbi alimentari.

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Attività motoria e disturbi del comportamento alimentare

All'interno del Corso di Laurea Specialistica 76/S, in Attività motoria preventiva e adattata, la Facoltà di Scienze Motorie di Urbino ha strutturato dei percorsi formativi che vedono, dopo un primo anno di studi comune, la possibilità di scelta tra due indirizzi differenti.
Nello specifico uno è rivolto alle "classiche" attività motorie preventive e adattate, come quelle per le varie disabilità, la terza età, l'obesità, ecc., e l'altro riguardante esclusivamente la Rieducazione funzionale post trauma.

In effetti, la stessa Facoltà organizza già da due anni, e con successo di iscrizioni e risultati, anche un Master di primo livello relativo alla rieducazione funzionale e gestione del paziente traumatizzato che prevede, accanto ad un adeguato numero di ore teoriche, anche e soprattutto, oltre quattrocento ore di attività pratiche presso una struttura sanitaria riabilitativa e questo in conseguenza del fatto che attualmente il settore rieducativo appare essere uno di quelli più trainanti all'interno delle professioni legate alle attività motorie. Naturalmente, questo non significa che gli aspetti che sopra abbiamo definiti "classici" delle attività motorie preventive e adattate siano stati trascurati, anzi, il successo nel settore rieducativo è stato di stimolo nel cogliere e nell'interpretare nuove esigenze nel campo del movimento e soprattutto nel campo della ricerca scientifica ad esso collegate. Un esempio concreto sono gli ultimi progetti di ricerca che stanno per essere avviati e relativi, alla malattia mentale, all'alcolismo e ai disturbi del comportamento alimentare.
Le righe che seguiranno saranno, appunto, rivolte alla descrizione del progetto relativo alle attività motorie per soggetti colpiti da Binge Eating Disorder, (BED), ovvero da disturbo da alimentazione incontrollata.

I disturbi del comportamento alimentare

Al disturbo alimentare normalmente si associano i fenomeni della bulimia e dell'anoressia. In effetti questi due comportamenti alimentari distorti, anche se non gli unici nello scenario vasto del problema in oggetto, sono quelli maggiormente rappresentati e discussi; si pensi che le prime descrizioni, quasi contemporanee, dell'anoressia risalgono addirittura al 1873/74 da parte di due medici, uno inglese, W.S. Gull a Londra che la definì anoressia nervosa e l'altro francese, C. Lasegue a Parigi che la definì isterica.

La bulimia nervosa, invece, più recentemente, fu descritta per primo da G. Russel nel 1979, anche se testimonianze circa il fenomeno ci giungono da Senofonte intorno al 400 a.C. e da Galeno intorno al 150 d.C. L'anoressia nervosa è caratterizzata da una continua ricerca del calo ponderale o dalla paura di ingrassare che è, mediamente, perseguita e supportata da una intensa attività fisica e da un'ossessiva preoccupazione a riguardo del cibo, con conseguenti disturbi come depressione, pressione e tasso metabolico ridotti, incremento della produzione del cortisolo, amenorrea nelle donne, ecc. La bulimia, invece, è individuata come un consumo di cibo eccessivo con, parallelamente, comportamenti inappropriati per contenere l'aumento di peso, quali, il vomito, l'uso di lassativi e diuretici.
Il panorama del fenomeno e, naturalmente gli studi ad esso relativi, si è recentemente ampliato e accanto a bulimia e anoressia si collocano oggi anche i Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati (DCAnas), descritti nel DSM-IV, e anche l'alcolismo.
Il Binge Eating Disorder (BED), è un esempio clinico dei DCAnas ed è una sindrome caratterizzata dal discontrollo generale dell'alimentazione in assenza di regolari condotte di compenso (vomito…), con elevate assunzioni di cibo sia ai pasti che fuori pasto e "abbuffate", almeno bisettimanali, con perdita totale di controllo. Naturalmente è associato a obesità e depressione. La prevalenza del BED nella popolazione generale, infatti, è compresa tra il 2 e 4%,mentre nella popolazione obesa può arrivare al 20-30%. I 2/3 dei pazienti con BED sono soprappeso od obesi.

Il progetto e la ricerca avviata in Facoltà sono appunto rivolti ad una popolazione di venti soggetti affetti da questo disturbo e aventi tutti con la caratteristica trasversale di possedere apprezzabili livelli di depressione. L'obbiettivo principale perseguito è quello di favorire il benessere psicofisico attraverso una riduzione dei comportamenti disfunzionali legati al cibo, una ragionevole perdita di peso mantenuta nel tempo, l'educazione allo svolgimento costante di attività fisica, una migliore capacità di regolazione delle emozioni, un incremento di autostima, autoefficacia e capacità relazionali. Proprio per queste particolarità il progetto è portato avanti congiuntamente con il servizio di igiene mentale dell'ASUR Zona 1 di Pesaro, al quale i soggetti afferiscono in qualità di pazienti.

L'obesità

Prima di entrare nel particolare del progetto, crediamo utile illustrare alcune caratteristiche specifiche legate al fenomeno dell'obesità. Le persone obese, infatti, generalmente sono percepite come soggetti espansivi, cordiali e allegri mentre, in realtà, il più delle volte sono depressi e con un senso di autoefficacia molto ridotto. Per questa ragione i soggetti che prendono parte al progetto afferiscono al centro di salute mentale e sono seguiti da una equipe medica psichiatrica.

Per quanto riguarda la giustificazione del fenomeno della obesità esistono diverse teorie che ne tracciano i significati: esiste un punto di vista prettamente psicobiologico che ritiene il soggetto obeso come incapace di "sentire" le informazioni propriocettive, interne, a riguardo di alcuni parametri biologici come glicemia, accumulo adiposo, motilità gastrica e, per contro, di essere particolarmente "sensibile" alle informazioni esterne relative alla appetibilità dei cibi. In altre parole, tutto ciò che è commestibile assumerebbe un valore attrattivo esagerato al punto da non riuscire a resistere alla tentazione di mangiarlo. Parallelamente a questo un altro punto di vista, questa volta psicodinamico, sostiene che il problema insorga, come del resto tutta la sintomatologia depressiva infantile, da una distorsione del rapporto diadico madre-figlio inteso come unità psicodinamico, nei primi anni di vita.

Come sostiene Galimberti(1), la madre in questo rapporto è iperprotettiva e offre cibo al figlio non per motivi nutrizionali, ma come espressione d'affetto, dedizione e come mezzo per tenerlo legato a sé attraverso una sorta di seduzione "alimentare". Il cibo diventa un medium comunicativo all'interno di un rapporto che non riesce a trovare soddisfazione affettiva. L'offerta automatica e abbondante di cibo fungerebbe, in altre parole, da tranquillante per l'ansia e i sensi di colpa della madre che avverte la sua inadeguatezza e non responsività nei confronti del figlio e soprattutto delle sue richieste affettivo-relazionali. Tale dinamica sfocia, così, in una abitudine da parte del bambino a soddisfare e reprimere ogni tensione emotiva con l'assunzione di cibo, col doppio risultato di mantenere, da un lato, l'insoddisfazione originaria non colmata e, dall'altro, di aumentare di peso. In definitiva tutto ciò si concretizza in una sintomatologia depressiva evidente ed in una obesità incipiente.

Tutto ciò, naturalmente, non è da confondersi con un altro fenomeno di "riempimento" (è così che si definiscono gli obesi adulti: "scatole vuote che necessitano di essere riempite"), che è tipico, a volte, di un periodo dell'infanzia (solitamente il primo anno di vita) e della prima fanciullezza e che prende il nome di pica o mericismo, che il DSM-IV definisce come una ingestione di sostanze non alimentari quali capelli, sabbia, foglie, tessuti, ecc, per almeno un mese. Tale fenomeno non è raro in bambini con severo ritardo mentale o che vivono in ambienti fortemente deprivati così come in alcuni soggetti adulti in qualità di atteggiamento regressivo e, particolarmente, nelle condotte degli schizofrenici.

L'obesità, quindi, nasconde quasi sempre un problema di natura psicologica, ancorché "biologico" e questo è confermato dal fatto che, all'incirca, solamente l'1% degli obesi infantili lo è per ragioni disfunzionali endocrine. Il restante 99% lo è da fattori imputabili a ragioni ambientali, quali appunto, i rapporti diadici distorti nella prima infanzia, cattive abitudini socioalimentari, passività motoria, ecc. A ciò va aggiunto un altro dato inquietante: solamente il 15/25% dell'obesità infantile regredisce nell'età adulta, il resto persiste.