Belli da morire, quando il cibo è una prigione
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Belli da morire, quando il cibo è una prigione

Il desiderio di apparire al meglio sotto il profilo estetico può spingere adolescenti ed individui fragili nelle fitte maglie dell'anoressia e dei disturbi alimentari, ed il cibo diviene una prigione.

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Belli da morire, quando il cibo è una prigione

La parola "anoressia" deriva dal greco ed esprime letteralmente l'assenza di appetito, nel nostro contesto sociologico rappresenta la prima causa di morte tra i giovani, in particolare di sesso femminile, diffuso soprattutto in Paesi industrializzati, in cui vi è abbondanza di cibo e dove la magrezza è diventata sinonimo di successo.

Per molto tempo tale spaccato di vita è stato tabù per la maggior parte della popolazione italiana, ma soprattutto negli ultimi anni, in cui si è registrato un aumento dei casi, non si può volgere lo sguardo altrove, bensì affrontare questo malessere psico-fisico.

L'Anoressia può insorgere intorno all'età puberale e nella prima adolescenza (tra i 13 ed i 18 anni); si basa sulla perdita di peso (dal 15%) e sull'estrema paura di aumentarlo nonostante si è normopeso o già molto magri. Si avverte in modo incessante il bisogno di ridurre quasi drasticamente l'assunzione di alimenti ritenuti, senza criterio, nemici per la linea e si aspira al raggiungimento della perfezione che però nella realtà si proietta come una sofferenza che arriva all'estremo.

Il soggetto anoressico ha la particolarità di rifiutare il cibo e di voler controllare in modo ossessivo l'alimentazione, mettendo in atto una serie di comportamenti inequivocabili: radicale dieta ferrea, esercizio fisico esasperato, induzione del vomito per rimettere anche piccole quantità di cibo; quando l'anoressia s'instaura nel corpo causa altre ripercussioni che a loro volta ne generano altre, creando un circolo vizioso che se non interrotto induce ad un esito fatale.

Col passare del tempo si manifesterà l'amenorrea(nella giovane donna), seguita da fastidi come stipsi, dolori addominali, secchezza della cute, intolleranza alle variazioni di temperatura, stanchezza protratta, irritabilità, squilibri ormonali e in alcuni "lanugo", ovvero fine peluria sul tronco. Altri effetti sono la bradicardia, edemi periferici, colorazione giallastra della pelle, ingrossamento delle ghiandole salivari e ancora erosioni dello smalto dentale e cicatrici o callosità dul dorso delle mani, causate dalla sfregamento contro l'arcata dentaria nella pratica del vomito autoindotto. Insomma, il miglior modo per farsi del male pur di apparire perfetti.

L'anoressia è stata distinta in 2 categorie principali: anoressia restrittiva e anoressia con bulimia. La prima si riferisce ad una forma di dimagrimento causato dal digiuno e dall'intenso esercizio fisico, mentre la seconda si riferisce ad una serie di comportamenti che associata all'attività fisica inducono all'effetto dimagrante, come l'abuso di lassativi, diuretici, il vomito o bevendo grandi quantità di liquidi e mangiando molte fibre, con la speranza di veder ridurre la propria "massa".

Chi cade nel tunnel dell'anoressia ha una percezione del mondo che lo circonda distorta, tutti i valori sembrano essere fondati sull'aspetto fisico più che sulle capacità; alcuni sentono ingombrante il loro corpo per tutta la sua totalità, altri ammettono la propria magrezza ma accusano altre parti del corpo come inaccettabili; si giunge così ad una corsa verso l'impeccabilità e senza accorgersene ci si ritrova a seguire atteggiamenti che diventano dei rituali, come pesarsi di continuo, misurarsi con il metro, controllarsi allo specchio continuamente, tagliare il cibo in piccolissime parti da disseminare nel piatto. In questi soggetti l'autostima è fortemente compromessa e direttamente proporzionale al modo di apparire. Perdere peso significa per loro riuscire a conquistare l'autodisciplina che si contrappone ad un aumento di peso, ovvero la perdita di autocontrollo.

Ugualmente dilagante come l'anoressia ma meno noto, un altro disturbo alimentare è l'Ortoressia, ovvero l'ossessione di mangiare cibi sani; nonostante non sia ancora riconosciuto dall'OMS come malattia alimentare, questa è pur sempre un'espressione di disagio. Si tratta di un'iperselezione degli alimenti che spesso viene confusa con un'attenta premura di mangiare cibi sani, quindi sottovalutata. I soggetti ortoressici vanno incontro ad avitaminosi, osteoporosi e arteroscelori rispetto a coloro che seguono un'alimentazione completa, senza restrizioni categoriche; avvertono incessantemente il pericolo di alimentarsi con cibi tossici, per cui non tollerano "strappi alla regola", o non accettano di pranzare a casa di amici per paura di mangiare qualcosa che sfugge alla loro attenzione; in particolare conoscono a memoria le componenti di un gran numero di alimenti e non ingoiano il boccone se non lo si ha masticato un certo numero di volte.

Frequentemente questi soggetti cercano compromessi nella propria vita sociale, per esempio preferiscono cucinare e mangiare in solitudine, lontano dall'occasione di poter criticare chi non segue il proprio fanatismo alimentare, guidati da un senso di superiorità. Viene quindi intaccata la sfera sociale che per il soggetto ortoressico può significare una sorta di difesa, in quanto se si è soli, si ha maggior controllo sul cibo evitando le occasioni, come le festività, di gustare pietanze di orgine sconosciuta.

Dal punto di vista psicologico, tale soggetto è fragile e considera l'eccezione inaccetabile, tanto da somatizzarla con nausea, vomito e indigestione, per arrivare a metodi di evacuazione delle presunte tossine ingerite con il completo digiuno o con atteggiamenti propri della bulimia; a differenza dello strappo alla dieta, il consumo di cibi sani produce un senso di benessere con se stessi; credendo di mangiar sano, l'ortoressico è convinto di poter controllare la propria salute. Mentalmente è costante l'ossessione per la scelta del cibo, al punto che per molte ore al giorno ci si documenta sui cibi, si ricercano fornitori attrezzati o si coltiva in prima persona la verdura; dal punto di vista fisico si va incontro a carenze dovute alle restrizioni alimentari e che si ripercuotono sul fisico sotto forma di atrofie muscolari, squilibri elettrolitici e altri effetti che purtroppo si manifestano solo dopo molto tempo. Spesso l'ortoressia nasce da un desiderio di salute che comprende, oltre al proprio corpo, anche ciò che è intorno: si esterna con l' ossessione per l'esercizio fisico, per la pulizia, per i massaggi e le cure estetiche o come fobia verso i farmaci.

Ad allargare, ma non a completare, il cerchio dei disturbi alimentari vi è la Bulimia: si tratta di ricorrenti abbuffate con grandi quantità di cibo e di un senso di perdita di controllo su ciò e quanto si ingurgita a qualsiasi ora del giorno e della notte, seguite da un comportamento di compenso, rappresentato dal vomito autoindotto e dall'uso di lassativi e diuretici. La pratica di questa malattia causa effetti dannosi come l'ipopotassiemia, iponatriemia, ipocloremia e inoltre la perdita di succo gastrico acido attraverso il vomito produce alcalosi metabolica, mentre l'uso di lassativi acidosi metabolica; il vomito provoca danni anche alle arcate dentarie con perdita dello smalto dentale, specialmente agli incisivi che diventano scheggiati e "tarlati", seguiti dall'aumento di carie. La bulimia ha molto aspetti in comune con l'anoressia: il desiderio di riuscirci in qualcosa grazie al proprio aspetto, la convinzione di essere accettati per come si appare, convincersi che indossare la stessa taglia delle "modelle appendiabiti" sia una marcia in più nella vita di gruppo e che serva a far fronte alle difficoltà della vita. Il paradosso in questi casi è capire come un corpicino fragile possa affrontare le avversità, nel momento in cui deve iniziare una lotta per la propria sopravvivenza!

Se la massima aspirazione è quella di apparire in buona salute con un corpo in forma, perchè non affidarsi ad un'alimentazione sana e genuina associata ad uno sport che ci piace? È questa l'unica misura da mantenere.