L'anoressia: cos'è davvero?
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

L'anoressia: cos'è davvero?

Cosa è davvero l'anoressia? È un tema che ciclicamente torna d'attualità, sulla scorta di polemiche relativi ai modelli che tv e moda propongono ai giovani. Un'analisi di natura tecnico scientifica sulla malattia.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

L'anoressia: cos'è davvero?

La prima evidentissima caratteristica delle persone affette da anoressia è l'estrema magrezza fino alla macilenza. Tradotto in termini biometrici, il loro Indice di Massa Corporea si presenta generalmente inferiore a 16, quindi decisamente sotto la media. Volendo fare un esempio, una donna alta m 1,70 che pesa kg 46 presenterà un IMC di 46kg / (1,70)m² = 15,92. Ma questo è solo l'epifenomeno del disturbo, infatti un peso così basso determina forti problemi di fatica mentale e concentrazione, fino all'impossibilità di eseguire ragionamenti astratti.

Si tratta di una patologia caratterizzata da una forte paura di ingrassare. Le persone che ne sono affette temono questo evento come probabile e catastrofico e mettono conseguentemente in atto comportamenti tesi ad evitare la realizzazione di quanto temuto: food checking (controllo della qualità e della quantità di cibo assunto), riduzione dell'apporto calorico, vomito autoindotto, lassativi, diuretici, altri farmaci e sport eccessivo. I loro pensieri sono costantemente focalizzati proprio sul controllo e la messa in opera di queste azioni tese al controllo del peso e della forma fisica, arrivando il più delle volte a veri e propri rimuginii, cioè pensieri fissi ed elucubrazioni continuative, sul tema. Spesso sono affette da problemi di auto-valutazione corporea o dismorfismo a causa del quale, oltre a non essere in grado di percepire realmente le proprie forme corporee, eseguono numerosissimi body checking o controlli di parti delle parti del proprio corpo che considerano più "problematiche".

Nella quasi totalità dei casi sono presenti una serie di convinzioni disfunzionali conosciute con il nome di perfezionismo clinico a causa del quale i pazienti anoressici valutano il proprio valore personale attraverso il raggiungimento di obiettivi molto ardui ed esigenti. Non fanno altro, cioè, che confrontare i propri risultati con quelli di altre persone, puntando l'attenzione su quanto non hanno ancora raggiunto, per esempio a livello di peso, di successo sociale o professionale. Conseguentemente, elevano i propri standard per eguagliare quelli altrui e si sentono sempre insoddisfatti poiché tendono ad obiettivi spesso non alla loro portata.

anoressia

La trappola del perfezionismo risiede nel fatto che i pazienti traggono soddisfazione non tanto al raggiungimento dell'obiettivo, quanto dagli sforzi che profondono nel tentativo di avvicinarvisi. Questo significa che non trarranno molto piacere, per esempio, ad aver svolto un'intera sessione di allenamento in palestra, ma durante l'esecuzione dei singoli esercizi, rendendosi conto della fatica e dello sforzo che stanno applicando per fare al meglio.

Spesso l'anoressia è stata descritta come una perdita progressiva di appetito, ma non è esattamente così. Il punto è che i pazienti controllano il proprio senso di fame e sazietà mettendosi alla prova in un braccio di ferro con la propria forza di volontà. Più riescono a dire di no, a rinunciare a determinati alimenti, più si sviluppa in loro un chiaro senso di controllo sulla propria vita e le proprie azioni. I sintomi da digiuno forniscono a questi individui l'indicazione che il controllo da loro esercitato sull'alimentazione sta avendo successo e ciò li induce a perseverare ancora e ancora. Qualora, invece, non riescano nel loro intento di controllo, il primo a farne le spese sarà il loro livello di autostima e, inoltre, si sentiranno in dovere di intensificare il controllo sulla propria alimentazione in maniera ancora più rigida e perfezionistica.

Questo meccanismo è fondamentale per comprendere la ragione per la quale sia così difficile uscire fuori da questa malattia: coloro che ne soffrono sono le prime a non volersi curare perché il senso di controllo e potere sulle proprie vite, rinsaldando anche la propria autostima, fornisce loro sensazioni benefiche di autoefficacia e successo. Questa modalità viene appunto definita egosintonica in quanto è in sintonia con l'io della persona che desidera mantenere in azione tale meccanismo e quindi l'intero disturbo. Mettendo insieme i dati sopra descritti, otteniamo uno schema semplificato del funzionamento di questo disturbo:

anoressia

In conclusione, come si vede dallo schema, qualsiasi sia la valutazione che il soggetto compie circa la situazione in cui si trova, i suoi comportamenti saranno comunque tesi a ‘perfezionare' la restrizione sul cibo: se valuta che le sue azioni funzionano, sarà motivato a continuare e fare sempre meglio; se pensa di non aver ottenuto i risultati sperati, s'impegnerà di più. Ovviamente esistono tutta una numerosissima serie di casi documentati in cui il disturbo anoressico è sotto-soglia, cioè non evidente e non conclamato. In tutti questi casi l'individuo appare normo-peso o poco sotto la media, ma la mentalità disfunzionale anoressica è instaurata e potrebbe manifestarsi in caso di difficoltà personali incontrate nel corso della vita.