L’integrazione di omega-3 nello sport e nella prevenzione delle patologie - seconda parte
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L’integrazione di omega-3 nello sport e nella prevenzione delle patologie - seconda parte

Tra le varie funzioni degli omega-3 c'è anche la loro interazione sulla secrezione ormonale, agendo di fatto come regolatori di diverse attività.

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L’integrazione di omega-3 nello sport e nella prevenzione delle patologie - seconda parte

Tra i diversi acidi grassi insaturi e polinsaturi, due sono riconosciuti come "essenziali", vale a dire l'acido linoleico (18 atomi di carbonio, 2 doppi legami, capostipite della serie ? 6), e acido alfa-linolenico (18 atomi di carbonio, 3 doppi legami e capostipite della serie ? 3). Nei mammiferi non sono interconvertibili, quindi la loro presenza nella cellula dipende unicamente dalla dieta.

La loro essenzialità, deriva dal fatto che l'organismo, mentre può sintetizzare catene carboniose più o meno lunghe, non sempre può introdurre doppi legami in qualsiasi posizione. Gli acidi grassi essenziali, a differenza di quelli saturi e di parte di quelli monoinsaturi, con prevalente funzione energetica, esercitano una funzione strutturale, come costituenti fondamentali dei fosfolipidi di membrana e bioregolatrice, come precursori delle prostaglandine.
L'acido linoleico è, in termini di massa, l'acido grasso essenziale più importante nella dieta essendo il polinsaturo più abbondante nei fosfolipidi di membrana e nelle lipoproteine. In particolare è presente nelle lipoproteine ad alta densità che sono, come noto, responsabili del trasporto lipidico nell'organismo. Vi sono molte evidenze epidemiologiche che indicano come, la presenza di acido linoleico nella dieta, sia un importante fattore di protezione contro il rischio di infarto. Sulla stessa linea, si è documentato che la sua presenza nel siero si correla in modo inverso con la morte cardiovascolare in soggetti di mezza età già colpiti da infarto cardiaco. I meccanismi molecolari di questi effetti sono ancora oggetto di studio, ma sembra opportuno precisare che un ruolo importante può essere giocato dall'interazione degli acidi grassi omega-6 con quelli della famiglia omega-3.

Come detto, il capostipite di questi ultimi è l'acido alfa linolenico, dal quale derivano gli acidi eicosapentaenoico (EPA, 20 atomi di carbonio e 5 doppi legami) e docosaesaenoico (DHA, 22 atomi di carbonio e 6 doppi legami). IL DHA risulta il grasso chiave per il cervello nonché la sostanza cruciale per la creazione del tessuto nervoso, mentre L'EPA è fondamentale per la salute. L'olio di pesce li contiene entrambi in abbondanza.

Il metabolismo degli omega-3 e degli omega-6 è importante per via dell'azione dei loro metaboliti, gli eicosanoidi, e competono per lo stesso sistema enzimatico. Il loro bilancio dietetico è importante anche per stabilire il rapporto tra le due famiglie, che hanno proprietà funzionali opposte: antiaggreaganti e antinfiammatorie quelle derivate dagli omega 3, aggreganti e proinfiammatori i metaboliti dell'acido arachidonico. Recenti ricerche, a tal proposito, hanno mostrato che molti alimenti sono troppo ricchi di acidi grassi omega-6 e troppo poveri di acidi grassi omega-3. Questa è la ragione per la quale molti EFA integrativi hanno un rapporto 3:1 fra le due famiglie di omega.

I grassi omega-3 e 6 originano, come specificato, composti ormonali detti eicosanoidi che controllano la maggior parte delle funzioni corporee. Gli eicosanoidi, a differenza delle altre sostanze ormonali, una volta assolta la loro funzione si autodistruggono. Alcuni di loro sono considerati molto positivi per il metabolismo e la salute, mentre altri sono ritenuti dannosi.
Non tutti gli acidi grassi omega 3 sono uguali. Solo quelli a catena lunga sono estremamente efficaci per modulare i livelli degli eicosanoidi, oltre a offrire il vantaggio di un apporto sostanzioso di DHA. Gli acidi grassi a catena lunga possono essere ottenuti esclusivamente dall'olio di pesce. Quelli a catena corta, come l'acido alfa linolenico (ALA), che si trova nell'olio di semi di lino e in altri oli di semi, sono potenziali precursori, come detto, dei loro parenti a catena più lunga, quali l'EPA e il DHA. Il processo di biosintesi che dà luogo alla trasformazione è lungo e complesso, di conseguenza dagli acidi grassi a catena corta si riescono a ottenere solo quantitativi trascurabili di quelli a catena lunga. Per esempio, per produrre 1g di EPA e 0,1g di DHA si devono consumare quasi 30g di ALA.

Gli eicosanoidiI grassi polinsaturi a catena lunga possono dar luogo alla sintesi di eicosanoidi da considerare "super ormoni", con un doppio e delicato ruolo: procurare grande benefici alla salute, o pesanti danni, a seconda di quale tipologia viene prodotta da una data cellula. Essendo sintetizzati da tutte le cellule umane, si possiedono in sostanza 60.000 miliardi di ghiandole in grado di produrli. L'obiettivo primario è quello di mantenere un buon equilibrio tra quelli buoni e quelli cattivi in ciascuna di esse.
Benché siano gli ormoni più antichi, gli eicosanoidi sono stati identificati soltanto nel ventesimo secolo, a partire dalla scoperta degli acidi grassi essenziali (1929). A tutt'oggi, i biochimici hanno identificato oltre cento eicosanoidi diversi e, ogni anno, se ne scoprono di nuovi.
Essi comprendono un vasto assortimento di ormoni. Nel seguente schema vengono elencati i nove sottogruppi di eicosanoidi a oggi identificati:

- Prostaglandine
- Trombossani
- Leucotrieni
- Lipossine
- Acidi grassi idrossilati
- Epilpossine stimolate dall'asprina
- Isoprostanoidi
- Acidi epossieicosatrenoidi
- Endocannabinoidi

Gli eicosanoidi, da ormoni autocrini quali sono, vengono prodotti dalla cellula con la missione di analizzare l'ambiente circostante ed avviare una risposta conseguente, attraverso l'interazione con appositi recettori. La cellula può avviare l'azione biologica più adeguata al fine di rispondere a qualsiasi variazione dell'ambiente circostante. Ciò che li rende fondamentali per i meccanismi fisiologici sono i secondi messaggeri generati da alcuni di essi. Sulla superficie cellulare esistono diversi recettori e, a seconda dell'eicosanoide con cui interagiscono, la cellula produce uno specifico secondo messaggero. Talvolta il secondo messaggero generato è l'AMP ciclico, altre volte se ne forma uno totalmente diverso, come quello costituito dal sistema DAG E IP3. Quando il livello di uno dei due secondi messaggeri sale, quello dell'altro diminuisce.

Gli eicosanoidi che stimolano la produzione di cAMP rappresentano l'arma vincente per conquistare la salute ottimale. Questo perché il cAMP è il medesimo secondo messaggero utilizzato da molti ormoni endocrini per agire sulle cellule bersaglio. Sostenendo nelle cellule la sintesi del cAMP, quest'ultimo si mantiene sicuramente oltre la soglia critica, pertanto diventa di gran lunga più probabile che la quantità totale di cAMP presente nella cellula sia abbastanza elevata da indurre l'appropriata risposta biologica. Gli eicosanoidi sono da considerare buoni o cattivi a seconda del loro effetto sul secondo messaggero. Quelli buoni fanno crescere il livello di cAMP, quelli cattivi lo fanno calare, favorendo la formazione del secondo messaggero, IP3/DAG.

Nonostante l'organismo abbia bisogno di entrambi le tipologie di eicosanoidi, la maggior parte delle malattie croniche prende origine da una condizione di squilibrio tra quelli buoni e quelli cattivi. Quanto più l'equilibrio pende dalla parte di quelli cattivi, maggiore è la possibilità di sviluppare malattie; più si sposta dalla parte di quelli buoni, tanto più accessibili diventano benessere e longevità. Per meglio capire in quali condizioni di equilibrio ci si trova al momento, è sufficiente misurare il rapporto tra AA/EPA nel sangue.
Interazioni ormonaliI sistemi ormonali non operano in modo indipendente: ciò che ne influenza uno si ripercuote anche su tutti gli altri. Gli ormoni di ciascun sistema comunicano con quelli degli altri sistemi. L'insulina è un regolatore chiave di molti degli enzimi più importanti dell'organismo: per esempio attiva il fondamentale enzima responsabile della produzione di colesterolo nel fegato. L'industria farmaceutica incassa oltre 10 miliardi di dollari l'anno dalla vendita di medicinali chiamati "statine" che inibiscono proprio quell'enzima. Eppure basterebbe ridurre i livelli di insulina e automaticamente il fegato limiterebbe a sua volta la produzione di colesterolo.
Così come si riflettono sulla sintesi di colesterolo, i livelli elevati di insulina possono influire altrettanto negativamente sulla produzione degli eicosanoidi. In particolare, l'enzima chiave per la produzione di acido arachidonico viene stimolato proprio da un eccesso di insulina. Appare ovvio che gli eicosanoidi buoni inibiscono la produzione di insulina da parte del pancreas, mentre quelli cattivi la incrementano. Un regime alimentare equilibrato e ben ponderato, basato anche e soprattutto sull'assunzione di giuste dosi di olio di pesce, genera un proficuo duplice controllo: quello degli eicosanoidi e dell'insulina, finalizzato alla riduzione di produzione di acido arachidonico.