Celiachia
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Celiachia

Storia diagnostica della celiachia. Eziologia e patogenesi della celiachia. Glutine: cos'è e dove si trova. Predisposizione genetica alla celiachia. Ingerimento del glutine nel soggetto celiaco: effetti

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Celiachia

Da migliaia di anni gli uomini fanno i conti con la celiachia, per la precisione dalla nascita dell'agricoltura. Fino a diecimila anni fa, la nostra specie viveva cacciando e raccogliendo bacche e frutti selvatici, conducendo quindi un tipo di alimentazione che non prevedeva la presenza del glutine. Questa proteina apparve nella nostra dieta soltanto quando i nostri antenati iniziarono a coltivare le piante selvatiche e a incrociarle fra loro, portando alla nascitaq di cereali come il frumento e l'orzo. Nel tempo poi furono prodotte delle farine derivate da questi cereali sempre più raffinate e allo stesso tempo con un contenuto di glutine più alto. L'utilizzo delle farine nella nostra dieta è ormai diventato così comune che una vita senza non sarebbe neanche più immaginabile.

La malattia celiaca appare già in alcuni testi del secondo secolo dopo Cristo il suo nome deriva dal termine koilia (dal greco: il ventre). Ma solo dopo molti secoli, nel 1888, il pediatra inglese Samuel Gee descrisse per la prima volta i sintomi (mal di pancia, diarrea e ritardo della crescita nei bambini) correlati a questa malattia e la definì cosi:

una sorta di indigestione cronica che si riscontra in persone di tutte le età, ma è particolarmente frequente nei bambini tra uno e cinque anni di età

Il pediatra inglese non riuscì a identificare la causa e raccomandò ai suoi pazienti di mangiare addirittura fette di pane abbrustolito su entrambi i lati. Nel 1950 l'olandese W.K. Dicke è riuscito poi a identificare il pane come fattore scatenante di questi sintomi. Durante la seconda guerra mondiale ha notato come i suoi pazienti miglioravano quando veniva escluso il pane dalla loro dieta. Pane che all'epoca era carente nelle famiglie olandesi, che lo sostituivano con le patate. Alla reintroduzione del pane i sintomi ricomparivano. Successivamente, altri ricercatori scoprirono che alla base della celiachia c'era il glutine, un composto proteico presente in diversi cereali tra cui orzo, avena e frumento. Per molto tempo i medici ritennero questa malattia abbastanza rara, con una prevalenza di 1 su 2000 fino a 4000 1.

Eziologia e patogenesi

Si definisce "celiachia" l'intolleranza permanente al glutine, una sostanza che in presenza di acqua si forma dall'unione di due complessi proteici: le prolamine e le glutenine.

Le prolamine sono la componente che contiene la maggior parte delle proteine che possono compromettere la salute del celiaco. Queste prolamine hanno diversi nomi a seconda del cereale che le contiene: la gliadina è contenuta nel grano, la secalina nella segale, l'ordeina nell'orzo e l'avenina nell'avena.

Altri cereali che contengono prolamine sono: kamut, triticale e spelta.

Il glutine può trovarsi non solo in cereali ma in tanti altri alimenti:

  • Come ingrediente (ad esempio nel pane, nella pasta, nei biscotti…)
  • Come additivo (per esempio in salumi, gelati, zucchero a velo, cioccolato…)
  • In cereali originariamente privi di glutine ma che, durante la lavorazione, possono essere stati contaminati

Questo complesso proteico è formato da moltissime proteine diverse, che a sua volta sono caratterizzate da una sequenza precisa di amminoacidi. In seguito all'esposizione alle prolammine contenute nel glutine le transglutaminasi tissutali, secrete nel lume intestinale, modificano la struttura di queste proteine. Le prolamine "attivate" si legano alle molecole HLA DQ2/8 delle cellule presentanti l'antigene e attivano i linfociti T CD4+ presenti nella mucosa intestinale. Questi linfociti T iniziano a produrre diverse citochine quali interferone gamma, interleuchina 2, interleuchina 4, TNF alfa.

Le citochine inducono a loro volta sia l'apoptosi sia l'iperproliferazione cellulare che portano all'appiattimento della mucosa intestinale. Oltre all'azione dei linfociti T, nei pazienti affetti da malattia celiaca non trattata si ritrova anche un'azione dei linfociti B che porta alla produzione di anticorpi antigliadina, antiendomisio e antitransglutaminasi tissutale. Questi anticorpi sono molto utili per la diagnosi, ma non è ancora chiaro se siano anch'essi responsabili del danno sulla mucosa o se sono solo una conseguenza 2.

Le transglutaminasi presenti nel nostro organismo sono di otto tipi diversi. Si tratta di enzimi coinvolti in molte reazioni biochimiche importanti: sono coinvolte nella coagulazione del sangue, nei processi di differenziamento e di invecchiamento cellulare, nel rilascio di insulina, nell'apoptosi etc. Sono situate nel citoplasma delle cellule e sono ubiquitarie. Le transglutaminasi tissutali implicate specificamente nella celiachia vengono secrete nel lume intestinale.

Una persona può essere predisposta dal punto di vista genetico. La predisposizione è necessaria ma non sufficiente alla comparsa della celiachia. Questo spiega perché alcuni soggetti possono essere affetti da questa malattia appena in età adulta. Non è ancora chiaro quali siano i fattori scatenati. La predisposizione alla celiachia dipende dalla presenza nell'organismo degli antigeni HLA DQ2 e HLA DQ8, molecole di classe II del complesso maggiore di istocompatibilità. Questi antigeni sono presenti nel 40% della popolazione generale e se una persona ne ha almeno uno dei due ha circa il 2% di rischio di celiachia, mentre se in aggiunta un familiare ha già la celiachia il rischio sale a circa 20%. Pertanto la celiachia in un certo senso è una malattia che si può tramandare da generazione a generazione3 4.

L'ingestione di glutine provoca, nel soggetto celiaco, un'infiammazione cronica a livello dell'intestino tenue e la progressiva scomparsa dei villi intestinali. Normalmente le cellule che compongono questi villi vengono rimpiazzate continuamente da nuove cellule. Questo processo dura ca. 28 giorni. Quando, però, come in un soggetto celiaco le cellule nuove non riescono più a compensare la sparizione di quelle vecchie si ha una graduale atrofia dei villi intestinali. I villi intestinali garantiscono l'assorbimento dei nutrienti contenuti negli alimenti e aumentano la superficie di assorbimento fino a 200m² (più di un campo da tennis).