Disidratazione e attività fisica
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Disidratazione e attività fisica

Adattamenti circolatori, modificazioni a carico della circolazione, temperatura centrale durante l'attività fisica. Sudorazione nelle varie condizioni termiche. Disidratazione: cos'è? Danni della disidratazione. Sudorazione e perdita di peso

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Disidratazione e attività fisica

Gli adattamenti cardiovascolari e il raffreddamento per evaporazione garantiscono la dispersione del calore d'origine metabolica durante l'esercizio fisico, in particolar modo, quando questo si effettua in condizioni d'elevata temperatura.

Tuttavia, i liquidi persi durante i processi di termoregolazione spesso creano uno stato di disidratazione che può condurre, in casi estremi, al verificarsi dell'insufficienza circolatoria e all'aumento della temperatura profonda fino a livelli elevati.

Adattamenti circolatori

Il nostro organismo deve fronteggiare due esigenze opposte tra loro dal punto di vista cardiovascolare quando si trova ad eseguire un'attività fisica in un ambiente caldo:

  • Sostenere il trasporto di ossigeno ai muscoli per soddisfare il fabbisogno energetico;
  • Trasferire, attraverso il sangue, il calore di origine metabolica, prodotto durante l'esercizio fisico, alla periferia dell'organismo per il raffreddamento; questa quota di sangue non è quindi disponibile per il trasporto dell'ossigeno ai muscoli in attività.

La gittata sistolica si riduce durante il lavoro eseguito in condizioni di alta temperatura; infatti, diminuisce in proporzione al deficit di liquidi che si verifica durante l'esercizio fisico, producendo un aumento della frequenza cardiaca.

La massima gittata cardiaca e la capacità aerobica diminuiscono durante l'esercizio fisico in condizioni di calore in quanto l'incremento compensatorio della frequenza cardiaca controbilanci ala diminuzione della gittata sistolica.

Vasocostrizione e vasodilatazione

In condizioni di calore, l'aumentata affluenza ematica nei distretti cutanei e muscolari si realizza a spese degli altri tessuti e distretti corporei che temporaneamente subiscono una riduzione del loro flusso ematico.

Modificazioni a carico della circolazione

Durante attività sub massimali svolte in condizioni di temperatura elevata, che si accompagnano a disidratazione, una minore quantità di sangue viene deviata alle aree periferiche per la dispersione del calore. Questo rappresenta il tentativo dell'organismo di mantenere la portata cardiaca nonostante la diminuzione del volume plasmatico conseguente alla sudorazione.

Durante l'attività fisica in condizioni di stress termico, la regolazione della circolazione e il mantenimento di un adeguato afflusso ematico ai muscoli hanno la precedenza sui processi deputati alla regolazione della temperatura.

Temperatura centrale durante l'attività fisica

Il calore generato dall'attività muscolare può aumentare la temperatura corporea centrale fino a livelli simili ad uno stato febbrile, che potrebbero impedire ad una persona il normale svolgimento del lavoro se fossero causati da uno stress termico esogeno.

Entro certi limiti, l'aumento della temperatura profonda nel corso del lavoro muscolare non riflette il fallimento dei meccanismi di dispersione del calore ma, molto probabilmente, rispecchia un adattamento interno positivo, che crea un ambiente termico favorevole per le funzioni fisiologiche e metaboliche.

La disidratazione

La disidratazione si riferisce ad uno squilibrio della dinamica dei liquidi che si verifica quando le entrate non bilanciano le perdite (partendo da un normale stato d'idratazione o d'iperidratazione).

Un modesto esercizio fisico produce una perdita di sudore quantificabile in 0,5 – 1,5 litri per ora. Perdite d'acqua significative si verificano durante molte ore di un esercizio intenso svolto in un ambiente caldo.

Anche nel corso d'attività fisiche praticate in condizioni ambientali termicamente più favorevoli (nuoto, sci di fondo) si verificano significative perdite di sudore.

Il rischio di incorrere in patologie legate al calore aumenta enormemente quando una persona comincia l'attività fisica trovandosi già in uno stato di disidratazione; poiché il sudore è ipotonico rispetto agli altri liquidi dell'organismo, l'ipovolemia causata dalla sudorazione aumenta l'osmolarità del plasma.

Dal punto di vista pratico, la rapida perdita di peso che si verifica attraverso la disidratazione probabilmente non influenza prestazioni di potenza di breve durata (fino a 60 s) mentre, quando l'esercizio dura più di un minuto, la disidratazione danneggia profondamente le funzioni fisiologiche e le capacità di allenarsi e di gareggiare.

L'acqua perduta attraverso la sudorazione in una persona acclimatata raggiunge un massimo di circa 3 l/h durante l'esercizio fisico intenso svolto in condizioni di calore, e ammonta a circa 12 litri nelle 24 ore.

Una cospicua sudorazione e una conseguente perdita di liquidi si verifica, oltre che nelle corse su lunghe distanze, anche su altri sport; i giocatori di football americano, di pallacanestro e di hockey perdono grandi quantità di liquidi durante la gara (in condizioni di clima temperato, i calciatori hanno una perdita di liquidi pari a circa 2 litri durante i 90 minuti di una partita che si disputa ad una temperatura di 10°C).

La disidratazione rappresenta un rischio reale anche durante attività fisiche svolte in condizioni di temperature basse.

L'aria fredda contiene meno umidità di quella più calda, di conseguenza un maggior volume di liquidi abbandona l'albero bronchiale quando l'aria fredda e asciutta viene pienamente umidificata e riscaldata dalla temperatura corporea; questo può causare una perdita di liquidi pari a circa 1 litro nelle 24 ore. Inoltre lo stress da freddo stimola l'organismo ad aumentare la produzione d'urina, il che si aggiunge alla perdita di liquidi dall'organismo.

Tutti questi fattori vengono ulteriormente esasperati dal fatto che molte persone considerano poco importante consumare liquidi prima, durante e nel recupero di un esercizio intenso e prolungato in ambiente freddo.

Qualsiasi stato di disidratazione danneggia le funzioni fisiologiche e i processi di termoregolazione.

Con l'aggravarsi della disidratazione e la diminuzione del volume plasmatico, l'afflusso di sangue alla periferia e la sudorazione diminuiscono e la termoregolazione diventa progressivamente più difficile. Questi avvenimenti contribuiscono a un maggior incremento della frequenza cardiaca, della percezione dello sforzo, della temperatura profonda e alla comparsa prematura della fatica, rispetto a quando si verifica in condizioni di normale idratazione.

Per uomini e donne una disidratazione prima dell'esercizio equivalente al 5% della massa corporea aumenta in maniera significativa la temperatura rettale e la frequenza cardiaca mentre diminuiscono la sudorazione, il VO2max e la capacità d'esercizio rispetto alle condizioni normali.

Poiché il plasma compensa la maggior parte dell'acqua persa attraverso la sudorazione, l'aumento progressivo della sudorazione provoca una riduzione della gittata cardiaca; questa riduzione aumenta la resistenza vascolare e riduce il flusso di sangue a livello cutaneo, ostacolando uno dei meccanismi principali deputati alla dispersione del calore.

La disidratazione riduce la capacità d'adattamenti circolatori e termoregolatori per far fronte alle richieste termiche e metaboliche nell'esercizio fisico.