Parkour: la filosofia
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Parkour: la filosofia

Sono tre i valori principali di chi pratica l'Art du Déplacement: rispetto, forza e coraggio. È assente invece il concetto di competizione: l'idea è quella di diventare più forti, non il più forte

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Parkour: la filosofia

Agli inizi, quando si formarono gli Yamakasi, non vi era nessuna filosofia dietro la pratica della disciplina; anzi per essere più precisi non esisteva nemmeno l'Art du Déplacement (noto anche come Parkour). Il tutto cominciò come un proseguimento dei giochi all'aperto che facevano da bambini (vedi anche Parkour dello stesso autore). Sébastien Foucan ricorda nel video documentario "Jump London" (girato nel 2003, diretto da Mike Christie per il canale inglese Channel 4) che si riuniva insieme ai sui amici nel parchetto dietro la loro scuola, e lì il loro gioco era diventato il "saltare": saltare in maniera sempre diversa, con più fantasia possibile, utilizzando qualunque cose gliene desse l'opportunità.

Questa forma di gioco fu l'inizio dell'Art du Déplacement, difatti uno dei principi fondanti l'attuale disciplina è: la sperimentazione.

Così i giovani Yamakasi abbandonarono tutti i preconcetti che avevano ed iniziarono a sperimentare una nuova forma di movimento, basata sull'interazione più naturale possibile con l'ambiente che li circondava. Ognuno mise a disposizione del gruppo la propria esperienza. Per esempio Yann Hnautra, cresciuto con una cultura guerriera che promuoveva uno stile di movimento molto istintivo (qualcuno lo definisce animalesco) diverso dalla concezione occidentale di movimento, introdusse la quadrupedia; David Belle, cresciuto dal padre ex soldato e pompiere con allenamenti basati su percorsi del metodo naturale di Herbert, ripropose gli stessi allenamenti al gruppo; inoltre, avendo fatto anche ginnastica artistica, cominciò ad inserire l'acrobatica nei suoi allenamenti. Altri invece avevano esperienza nelle arti marziali (le quali hanno una filosofia che si avvicina al Parkour poiché sono anch'esse "arti" e non solamente attività sportive). Qualcuno invece cercava di imitare i movimenti che vedeva alla televisione nei film di Bruce Lee e di Jackie Chan. In poche parole ognuno iniziò a ricercare il suo modo personale di muoversi, un modo che permettesse di esprimere appieno il principio cardine dell'Art du Déplacement: la libertà. Libertà di pensiero che si trasforma in libertà di movimento.

Essendo dei ragazzi poco più che adolescenti, qualcuno di loro vedeva questa disciplina come mezzo di trasgressione; difatti Williams Belle ricorda che "c'era chi fumava, chi si ubriacava e chi si drogava, noi invece ci allenavamo così". Sin dagli inizi (non che ora sia molto diverso) non erano visti di buon occhio dalla gente, quindi alcuni interpretavano quest'arte come un nuovo tipo di trasgressione alle regole della società.

Il fatto che questa disciplina che stava nascendo era una disciplina del tutto nuova e da scoprire, implicava un altro concetto che è stato alla base del Parkour: l'essere autodidatti. Difatti tutto ciò che è ora l'Art du Déplacement è stato frutto di sperimentazioni, di errori commessi dai membri degli Yamakasi, senza nessuna figura predominante che gli dicesse cosa fare. Da ciò è nato un altro concetto che differenzia il Parkour dalle altre discipline: cioè che questa è un'arte in continua evoluzione, dove non esiste una regola fissa per fare qualcosa; L. Piemontesi afferma:

ogni arte, disciplina o attività che prevede di eseguire un qualcosa di codificato, senza possibilità di variazioni, è un qualcosa di morto; mentre l'Art du Déplacement è viva

Questo sta a significare che ogni soggetto che pratica questa disciplina (chiamato anche traceur, o in italiano tracciatore) non deve tentare di imitare ciò che vede fare dagli altri, ma semplicemente trarne spunto per trovare il suo personale stile di movimento.

Con il passare del tempo, la libertà di movimento andò ad aumentare anche la libertà mentale, aumentando conseguentemente l'apertura mentale dei membri del gruppo. Questa apertura mentale consentì loro di trarre spunto da discipline e personaggi esterni al gruppo: la corsa dall'atletica, la pliometria dal basket, l'esplosività dal taekwondo.

Insieme all'evoluzione pratica della disciplina si iniziò ad evolvere anche il pensiero di fondo, passando dall'essere un semplice gioco ad un qualcosa di più: una disciplina artistico-sportiva a tutti gli effetti. Così si iniziò a interpretare il Parkour come un modo per adattarsi alla vita di città, una vita dettata da ritmi frenetici e regole ascritte che in un qualche modo limitano la libertà di qualsiasi individuo, sia mentale che (conseguentemente) fisica.

Sebbene l'attività fisica sia stata molto rivalutata negli ultimi anni dalla società, rimane sempre un qualcosa di secondario, rilegata al tempo libero ed "imprigionata" in luoghi prestabiliti (palestre, campi sportivi ecc…). L'Art du Déplacement al contrario non ha bisogno né di particolari strutture né di determinati attrezzi per essere praticata: basta semplicemente il corpo del soggetto. Quindi qualsiasi luogo è idoneo alla pratica di tale disciplina sia esso sia una palestra attrezzata per la ginnastica sia un semplice parchetto dietro casa con qualche panchina ed una staccionata. È importante inoltre precisare che questa non è una disciplina esclusivamente urbana come molti credono, essa ha tra i suoi scopi quello di insegnare a ciascun individuo ad adattare i propri movimenti a ciascun ambiente e in qualsiasi situazione. Quindi viene praticata sia in un ambiente urbano, che in campagna, in mezzo ad un bosco, su una spiaggia… In qualsiasi posto vi sia l'opportunità di movimento.

Un altro effetto della libertà mentale è quello che viene chiamato in gergo "aprire gli occhi". Cioè grazie alla costanza degli allenamenti, il tracciatore comincerà a vedere l'ambiente che lo circonda in una maniera differente: una panchina, un muretto, un corrimano non saranno più solamente dei semplici oggetti collocati nello spazio solo per uno scopo prestabilito. Essi invece diventeranno spunto per infiniti movimenti. Questa è una qualità fondamentale per un traceur, che va allenata insieme al fisico, difatti grazie ad essa è possibile costruire di volta in volta il proprio percorso verso un'importante obiettivo di quest'arte: il pieno controllo del proprio corpo.

Nel corso di questi anni, che sono passati dalla nascita di questa disciplina, si sono affermati tre valori principali che gli Yamakasi continuano a riproporre a tutti i nuovi tracciatori: Respect, Force, Courage.

Rispetto

Rispetto inteso come rispetto di noi stessi, degli altri e dell'ambiente che ci circonda. Senza il rispetto di noi stessi non si può andare molto lontano, poiché presto o tardi si incapperà in qualche infortunio. Rispetto degli altri perché c'è sempre da imparare qualcosa da chiunque. Rispetto dell'ambiente poiché è il luogo dove viviamo e dove ci alleniamo, senza di esso non si potrebbe essere nulla.

Forza

Forza intesa come forza di volontà, difatti uno degli insegnamenti che viene impartito sin dal primo allenamento è il concetto del "non mollare mai". È grazie ad essa che i vari tracciatori possono continuare a crescere e migliorarsi di volta in volta, senza farsi abbattere dalle difficoltà che hanno incontrato, che incontrano e che incontreranno.

Coraggio

Il coraggio invece consiste nella consapevolezza delle proprie capacità, difatti (come già accennato) essa è fondamentale per la pratica di questa disciplina. Effettuare un salto che sappiamo essere possibile perché allenato seguendo un corretto percorso propedeutico, sebbene vi sia una sensazione di paura (dovuta principalmente all'incognita del nuovo), questo è coraggio. Saltare senza sapere cosa succederà dopo invece è incoscienza, cosa purtroppo molto frequente in chi si accosta al Parkour guardando solamente al gesto estetico finale ed ignorando invece il percorso seguito dal traceur a cui lo hanno visto fare.

L'Art du Déplacement si propone inoltre di applicare i concetti ed i valori della disciplina alla vita quotidiana, quindi sia i valori sopracitati, sia l'avere una mente aperta e priva di preconcetti permettono di vivere in maniera attiva la nostra città, paese o campagna e non di subirla passivamente.

È inoltre importante precisare che il Parkour non è una cosa per pochi eletti dalle straordinarie capacità fisiche: chiunque la può praticare, uomo donna più o meno giovani. Difatti attraverso una corretta pratica della disciplina sarà possibile continuare a praticarla fino ad un'età avanzata, poiché la scoperta del movimento non finisce mai. Con il sopraggiungere della vecchiaia i movimenti cambiano, ma questo è solo un altro spunto per ricercare un modo di muoversi più adatto a se stessi.

Un'altra caratteristica dell'Art du Déplacement che lo distacca dalle discipline sportive è l'assenza della competizione. Infatti non vi sono competizioni ufficiali di Parkour poiché esse vanno contro lo "Esprit Yamak". Questo è il nome che è stato dato allo "spirito" della disciplina, e i suoi motti più rappresentativi sono: "be strong alone to be stronger together" e "Dobbiamo essere ogni giorno più forti, non I più forti". Da essi si evince che la competizione non è compatibile con la filosofia di questa arte.

Per trasmettere correttamente tutti questi ideali è necessario quindi essere, come dice sempre Sébastien Foucan, gli "ambasciatori" di questa disciplina, informando chiunque su quello che stiamo facendo.