Preparazione atletica: tutto parte da una corretta valutazione di base
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Preparazione atletica: tutto parte da una corretta valutazione di base

Per essere efficace la preparazione atletica deve essere preceduta da una corretta valutazione: se non conosciamo il punto di partenza del cliente, come facciamo a indicare il punto di arrivo?

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Preparazione atletica: tutto parte da una corretta valutazione di base

Qualcuno ha detto: "un' allenamento senza valutazione è come un viaggio senza meta". Eppure molto, ma molto spesso si assiste alla prescrizione di esercizi senza aver effettuato alcun tipo di esame motorio sul soggetto in questione. Non si da nessun peso al sapersi muovere, all'analisi dei programmi motori di base. L'unica cosa che sembra essere veramente importante è quella di inserire esercizi sempre nuovi e continuare ad aumentare i carichi e i volumi di lavoro, ecco perché tante volte si assiste a una stasi fisica o peggio si va incontro a gravi infortuni.

Se non eseguo una valutazione iniziale come posso stabilire un punto di partenza e di conseguenza un punto di arrivo… e quindi tracciare una rotta di lavoro?

Vedere, osservare come una persona si muove, rappresenta la base d'inizio per qualsiasi attività motoria. Osservare i pattern motori di base non solo offre un punto di partenza adeguato sul quale creare l'allenamento e il percorso formativo del cliente/paziente, ma anche e soprattutto ci offre la possibilità di poter correggere, compensare e ri-programmare i pattern di movimento che non risultano essere efficienti o sufficienti.

Per fare tutto ciò esistono varie metodiche e scuole, personalmente da qualche anno mi avvalgo dell'FMS (Functional Movement Screening), ma ne esistono sicuramente delle altre. Lo screening iniziale riveste una parte importante dell'allenamento per impostare un lavoro corretto ed efficace.

I preparatori spesso sono convinti che possano occuparsi a 360° dell'atleta, senza interpellare altre figure professionali. C'è purtroppo una tendenza a non voler collaborare, a voler rimanere isolati nelle proprie convinzioni. Niente di più sbagliato. Già di per sé l'argomento allenamento è assai complesso, poiché non sempre un determinato metodo porta ai risultati promessi. Un po' come in medicina, anche nella teoria dell'allenamento non esiste bianco o nero, ma tante volte si hanno delle sfumature, che rendono nulla la teoria di partenza. Ciò significa che su base teorica se applico un determinato stimolo, ottengo una determinata risposta, ma 1 volta su 1000, questo non si verifica. Questo perché ogni corpo pur avendo un funzionamento ben chiaro e definito, risponde agli stimoli con adattamenti soggettivi, frutto della propria genetica del proprio stile di vita e delle proprie esperienze pregresse.

Ecco perché mi viene da sorridere quando alcuni esperti preparatori tirano fuori un metodo di allenamento e lo pubblicizzano come il "toccasana" per tutti i problemi (dal dimagrimento alla tonificazione all'ipertrofia alla correttiva all'antalgica).

Purtroppo l'allenamento per tutto non esiste! Come ho più volte ripetuto esistono metodi e principi da saper dosare sapientemente per raggiungere un determinato obiettivo. Ma come faccio a determinare il mio obiettivo se non conosco il mio punto di partenza?

Chiunque inizi una dieta, ad esempio, sa benissimo che deve compiere degli esami per valutare il proprio stato attuale, dopodiché in conformità a tale risultato si viene indirizzati sullo stile di nutrizione più corretto. Nessuno obietta la prescrizione di tali esami, anzi guai se il nutrizionista non li richiedesse.

Invece quando s'inizia un'attività motoria, nessuno prescrive un esame di analisi del movimento, per verificare se esistono restrizioni, traumi o semplicemente programmi motori che non funzionano. Spesso si è convinti che richiedendo l'esame da uno specialista del movimento si può perdere il cliente, non ci si è ancora convinti che il futuro è la collaborazione tra le varie figure professionali, non si può fare tutto da soli, poiché la quantità d'informazioni è notevolmente elevata.

Non ci si può occupare contemporaneamente di preparazione atletica, rieducazione funzionale, nutrizione ecc. Occorre muoversi in team mettendo al centro il cliente/paziente al fine di creare un percorso formativo sano e duraturo in cui i risultati non sono frutto del caso, ma di appurate scelte fatte da specialisti del settore.

Torniamo alla valutazione. Indipendentemente dalla metodica utilizzata quello che va ricercato con uno screening del movimento è il corretto funzionamento dei programmi motori di base, quindi non la singola funzione del muscolo, ma il pattern di movimento nel suo insieme che se non funziona non permette al mio atleta di allenarsi correttamente.

Cerco di spiegarmi meglio: quando eseguo uno screening, valuto ad esempio un movimento fondamentale come squat, da cui ricavo una quantità d'informazioni davvero impressionante: riesco da subito a valutare la mobilità della caviglia, la stabilità del ginocchio, la mobilità dell'anca e ancora la stabilità del tronco e nel caso di una posizione ovehead la mobilità scapolo omerale; questo dal punto di vista chinesiologico, ma se volessi approfondire di più la mia analisi, potrei chiedere al mio atleta di ripetere il gesto a occhi chiusi e quindi valutare il livello di propriocezione corporea ecc.ecc.

La cosa più interessante che emerge e che spesso si sottovaluta è che se non funziona il pattern fondamentale di movimento dello squat non posso allenare in maniera adeguate il mio atleta. Infatti, come faccio a creare un programma di allenamento con sovraccarichi se non riesco a stare in piedi?

Ecco che allora qui subentra il vero esercizio funzionale, che ha lo scopo di ripristinare il programma motorio perduto. Perché tale programma esiste, si è soltanto perso. È un po' come se avessi un giardino e alcune vie di accesso fossero chiuse dalle erbacce.

Lo squat rappresenta un programma motorio fondamentale, di conseguenza deve essere ripristinato. Scopo dell'allenamento in questa fase è riaprire le vie e costruire una base solida e duratura su cui creare i miei allenamenti. Tutto ciò, che ci piaccia o no, può venire fatto solo se si effettua uno screening funzionale dinamico del movimento.

Una volta ripristinati i programmi di base, (attraverso l'esercizio funzionale mirato), e costruito la base di movimento si può passare al secondo step: l'allenamento condizionale ed infine l'allenamento della tecnica.

Ecco che ho creato la mia piramide di prestazione: in cui alla base c'è il movimento, subito dopo il condizionamento ed infine la parte tecnica. Spesso la causa di infortuni o la mancanza di risultati risiede in una sproporzione tra gli elementi di questa piramide.

Due piccole precisazioni prima di chiudere:

  • L'allenamento funzionale nella sua filosofia, non serve a condizionare la struttura (è una conseguenza), serve a creare la base di movimento. Per essere più chiari: prima di poter effettuare un lavoro con i sovraccarichi nello squat devo essere in grado di padroneggiare tale movimento a corpo libero. Addirittura i massimi esperti di allenamento funzionale esigono che il movimento sia padroneggiato anche su un piano instabile
  • Spesso ho utilizzato la parola screening ed analisi come sinonimi, in realtà non è così: l'analisi è una valutazione critica di ciò che osservo e solitamente è condotta scomponendo l'oggetto nelle sue parti. Lo screening è quello che osservo senza intervenire in maniera critica ed è molto utile per avere un'idea oggettiva del fenomeno osservato, nel nostro caso: il movimento