Definizione del concetto di allenamento e allenabilità
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Definizione del concetto di allenamento e allenabilità

Definizione di allenamento e allenabilità di una prestazione, il ruolo della riserva attuale di adattamento e i suoi limiti.

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Definizione del concetto di allenamento e allenabilità

Prima di addentrarci nelle modalità organizzative, sarà opportuno definire cosa intendiamo con il termine "allenamento".
Definiamo l'allenamento come l'insieme degli interventi e stimoli di tipo fisico e psicologico finalizzati al miglioramento di una prestazione.
Va da se che, ciascuna prestazione, è altresì assoggettata ad un margine di miglioramento, anche definito "allenabilità".

L'allenabilità di una prestazione costituisce il suo potenziale grado di miglioramento, ed è fondamentalmente dipendente da fattori genetici ed organici. L'allenabilità di un soggetto, in senso più generale, è dovuta alla sua riserva attuale di adattamento. Intendendo con questo termine il limite massimo di adattamento dell'organismo, strettamente dipendente dalla riserva funzionale, dai sistemi ormonali, oltre che dagli adattamenti in atto conseguenti a precedenti input allenanti.
Ne consegue che, il processo di adattamento fisiologico di un individuo, non è illimitato e, il margine di miglioramento in un dato momento, sarà tanto minore quanto più elevato è il livello funzionale raggiunto.

In altri termini potremmo dire che, quanto più allenato risulta essere un soggetto, tanto meno allenabili (nel senso di migliorabili) saranno le sue prestazioni motorie.
Ciascun individuo possiede una diversa riserva attuale di adattamento. Nella strutturazione di un programma di allenamento sarà utile valutare sia il livello di partenza (ossia gli adattamenti già prodotti) sia l'ottimale carico allenante da fornire al soggetto.
L'organizzazione di un programma di allenamento si compone di varie fasi, la prima importante operazione da eseguire è una valutazione funzionale ed antropometrica del soggetto. Tale valutazione consente di avere un quadro conoscitivo dell'atleta e delle sue potenzialità.

La fase successiva prevede di determinare gli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Individuare quindi quali sono le aspettative di miglioramento che vogliamo realizzare, sulla scorta delle caratteristiche individuali, ma anche tenuto conto delle finalità. Ossia se l'allenamento è mirato alla pratica agonistica, al miglioramento dello stato di forma, o all'incremento prestazionale a fini personali.
Non ultimo è importante tenere presente l'età del soggetto, poiché negli individui particolarmente giovani sarà opportuno non intervenire con specializzazioni precoci. Inoltre, il differente grado di maturazione organica, mal si presta al miglioramento di alcune capacità, come la resistenza anaerobica. Al contrario, le capacità coordinative, trovano la massima possibilità di miglioramento nella fase infantile e predolescenziale dell'individuo.
Parimenti, nella fase senile, terremo conto dei limiti fisiologici imposti dall'età, ed anche della minore capacità di adattamento al lavoro. Impostando quindi allenamenti con carichi moderati.

È inevitabile che, a obiettivi diversi, corrisponda un carico di lavoro diverso, ed anche una gestione del tempo di lavoro differente. Intendendo come tempo di lavoro non solo quello prettamente utilizzato per l'allenamento ma, più in generale, inteso come stile di vita. Nel caso di atleti professionisti infatti la preparazione non si esaurisce con l'allenamento in senso stretto, ma prosegue con significativi interventi sull'alimentazione, sui tempi di recupero e sulle abitudini di vita personali.