La respirazione e la manovra di Valsalva
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La respirazione e la manovra di Valsalva

La corretta respirazione durante l'attività sportiva e l'esecuzione degli esercizi, la manovra di Valsalva

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La respirazione e la manovra di Valsalva

La respirazione è un parametro estremamente importante dell'allenamento, spesso sottovalutato. Nell'esecuzione di esercizi dinamici l'espirazione dovrebbe essere continua per tutta la fase di massimo sforzo, ossia quando la forza dell'atleta vince la resistenza opposta dagli attrezzi (fase concentrica).

Nel caso in cui l'impegno muscolare sia talmente gravoso da non consentire una fluida espirazione, l'espulsione dell'aria avverrà nell'ultimo tratto del movimento attivo (punto morto). Allo stesso modo, l'inspirazione, avverrà nella fase passiva dell'esercizio. In maniera fluida se il carico lo consente, o in maniera più cospicua nell'ultimo tratto del movimento negativo (fase eccentrica).

La respirazione compressiva, tendente cioè a trattenere una certa quantità di aria nei polmoni, innalza in maniera gravosa la pressione vascolare e induce alterazioni del ritmo cardiaco, dal potenziale esito nefasto.

Tuttavia, questo tipo di respirazione, è utilizzata in quegli esercizi in cui è fondamentale stabilizzare la gabbia toracica. In genere questo è riservato ad atleti evoluti che necessitano di un compromesso nell'eseguire determinati movimenti.

Nel corso dell'allenamento, se a fronte della contrazione dei muscoli respiratori manteniamo chiusa la glottide impedendo la fuoriuscita dell'aria, la pressione del gas alveolare tende a salire raggiungendo i 150 mmHg contro i 2-3 mmHg della respirazione fisiologica.
Questa situazione, glottide chiusa con un concomitante sforzo espiratorio, viene denominata manovra di Valsalva, ed è particolarmente comune nell'allenamento con i pesi perché, come accennato, ha l'effetto di stabilizzazione la cassa toracica. È palese come questo comporti l'aumento della pressione intratoracica, in grado di comprimere i vasi venosi che riportano il sangue al cuore. Minor sangue di ritorno verso il cuore significa minor perfusione del ventricolo destro, che si ripercuote su tutti gli altri organi con una riduzione della perfusione.

Il cervello, in queste condizioni, riceve meno ossigeno con la conseguenza, nelle situazioni più gravi, di una perdita di conoscenza. In contemporanea, ed in maniera indipendente dalla manovra di Valsalva, la pressione arteriosa aumenta considerevolmente a causa dell'occlusione generata nei vasi arteriosi che decorrono nei muscoli in contrazione.

Questo quadro evidenzia come, soprattutto in soggetti cardiopatici o, peggio, coronopatici, sono da sconsigliare intense espressioni della forza e, in ogni caso, è preferibile effettuare una corretta respirazione.