L'utilizzo delle pedane vibranti per il miglioramento della performance
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L'utilizzo delle pedane vibranti per il miglioramento della performance

Generalità sulle vibrazioni e sulla loro applicazione nel campo sportivo e del fitness, i pareri circa la loro inutilità

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L'utilizzo delle pedane vibranti per il miglioramento della performance

Negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo l'utilizzo di pedane vibranti nel mondo del fitness. Grande enfasi viene data, nel corso di numerose campagne pubblicitarie, ai vantaggi offerti dall'allenamento mediante vibrazioni, soprattutto nella ricerca di un corpo muscoloso e magro. Quali sono i reali benefici, ed i potenziali rischi, connessi al loro utilizzo?

Impiego delle vibrazioni in ambito sportivo

Le vibrazioni, in senso generale, rappresentano un elemento con il quale il nostro organismo è in rapporto costante. È definita vibrazione

l'oscillazione (permanente, smorzata o forzata) di alta frequenza, che si propaga in un sistema fisico secondo onde trasversali o longitudinali

Se osserviamo l'ambiente che ci circonda, noteremo inevitabilmente che in ciascun momento siamo sottoposti all'influenza delle vibrazioni, che ovviamente possono essere di varia natura e dar vita a suoni e movimenti differenti. La stessa fonazione di un individuo è correlata alla vibrazione delle sue corde vocali; un soggetto che corre produce vibrazioni meccaniche ad una frequenza compresa fra i 10 e i 20 Hz, spostandoci in tram o in auto assorbiamo le vibrazioni prodotte dai mezzi di locomozione, ecc.

Analizzando da un punto di vista puramente teorico una vibrazione libera, non soggetta a dispersioni, possiamo notare che il suo andamento sarà periodico e regolare. Facendo un esempio, se ad una molla fissata al soffitto colleghiamo un peso (d'ora in avanti definito massa) all'estremità libera, poniamo la molla compressa all'istante iniziale, e lasciamo andare la massa, osserveremo delle oscillazioni periodiche e regolari. Ciascuna oscillazione avrà un andamento caratterizzato da ampiezza e periodo. Nella fattispecie l'ampiezza è data dall'escursione di movimento ed il periodo è individuabile dal ciclo completo compiuto dalla massa.

Il numero di cicli completi nell'unità di tempo consente di individuare la frequenza della vibrazione, misurata in Hz (Hertz). Parlando di vibrazioni quindi possiamo identificare a quale frequenza esse agiscono. Partendo dalla formula

f = 1/T
dove f sta per frequenza e T indica il periodo rapportato ad un secondo

diremo che, se la massa fissata alla nostra molla, esegue una oscillazione completa in 0,05 secondi, la vibrazione che osserviamo ha una frequenza di 20 Hz.

Le vibrazioni tipiche di una pedana vibrante, sono prodotte meccanicamente, pertanto in maniera regolare. Questo ci consente di individuare la loro frequenza in Hz (numero di oscillazioni al secondo) e la loro ampiezza in mm (spostamento massimo della superficie), e partendo da tali parametri possiamo ricavare anche la velocità e l'accelerazione espressa in g (g = 9,81 m/sec) cui è sottoposta la massa, che in questo caso è rappresentata dal soggetto che si sottopone alle vibrazioni.

Quando ad essere sottoposto a vibrazioni è il nostro corpo, in virtù del tempo di esposizione e della frequenza delle vibrazioni, possono avviarsi differenti reazioni, processi di adattamento o compensazione delle vibrazioni. Tali risposte organiche non sono sempre e necessariamente positive né interessano tutte ambiti di applicazione sportiva.

Anzi, con specifico riferimento all'applicazione delle vibrazioni con l'obiettivo di migliorare il proprio aspetto fisico, ci sono posizioni ancora molto distanti e pareri controversi. In altri termini, a dispetto delle campagne pubblicitarie messe in piedi da chi commercializza le attuali pedane vibranti, nulla di certo sul loro possibile beneficio emerge dal mondo scientifico. Per non parlare poi della grande differenza riscontrabile tra pedane vibranti usate in ambito accademico e sperimentale, e pedane vibranti commercializzate o impiegate con leggerezza nei comuni centri fitness (che per esempio non sono dotate di elettromiografo per individuare l'adeguata frequenza di lavoro individuale). Con riferimento a queste ultime è possibile segnalare pareri autorevoli che, senza mezzi termini, affermano: nonostante le indubbie potenzialità del fenomeno "vibrazioni" si tratta di vere e proprie truffe.

Anche senza voler scomodare nette considerazioni, è inevitabile sottolineare che la materia è molto complessa a dispetto di quanto si voglia far credere. Ad esempio sul piano ormonale, accanto agli studi che affermano come tale allenamento induca una riduzione del cortisolo, ne troviamo altri che affermano come per frequenze prossime ai 30 Hz, la concentrazione plasmatica di cortisolo aumenta (Ariizuma e Okada, 1983). L'incremento di testosterone e GH, segnalato da altri autori invece, pur essendo reale, non è tuttavia adeguato per avviare processi di dimagrimento o incrementi significativi nel metabolismo energetico.

Certo è che l'applicazione delle vibrazioni, al fine di migliorare qualsivoglia aspetto fisiologico o sportivo, non può prescindere da una grande conoscenza dell'allenamento vibratorio, del tipo di pedane da utilizzare, della durata che ciascuna sollecitazione deve avere, delle ripetizioni da effettuare, della frequenza alla quale deve operare la pedana ecc. ecc. Tutti elementi ben distanti da un utilizzo "fai da te" di queste apparecchiature, o dall'affidarsi a personale non preparato ad operare con le vibrazioni che, sia chiaro, in specifiche condizioni possono dar vita ad effetti indesiderati anche di vasta gravità.

Per avere un'idea più precisa di quanto possa essere complesso un protocollo applicativo di tipo scientifico, basta riferire ad esempio che, lo studio che porta Carmelo Bosco (uno dei primi studiosi dell'allenamento con vibrazioni) ad affermare che tale applicazione possa migliorare le prestazioni di forza esplosiva negli arti inferiori, implica di intervenire con vibrazioni sinusoidali ad una frequenza di 26Hz, in più somministrazioni giornaliere, della durata di 90 secondi ciascuna.
L'applicazione delle vibrazioni è assimilabile ad una rapida successione di contrazioni muscolari (eccentriche e concentriche) che a frequenze di 10-200 Hz applicate al muscolo (quindi frequenze estremamente minori se a riceverle è un individuo) possono comportare un incremento nell'espressione della forza dei distretti muscolari coinvolti, per effetto dell'attivazione dei fusi neuromuscolari che, si ipotizza, possa anche interferire positivamente nella capacità di reclutamento delle fibre muscolari coinvolte in una contrazione volontaria concentrica, e nella frequenza di scarica più alta, capace quindi di attivare anche le fibre FT di tipo fasico. Parliamo pertanto di un effetto imputabile in modo prioritario ad adattamenti transitori a livello neurale, associato ad una migliore coordinazione dei muscoli coinvolti in un determinato gesto, e alla migliore inibizione della muscolatura antagonista.

Frequenze prossime ai 18 Hz possono essere un valido aiuto nei lavori finalizzati al miglioramento delle mobilità articolare mediante un allungamento delle strutture muscolotendinee. Il miorilassamento indotto agevola e coadiuva le normali sedute di stretching.

C'è da aggiungere che, l'intensità dei miglioramenti, varia molto tra soggetti allenati e sedentari e che, secondo ulteriori e più recenti studi, gli adattamenti sopra descritti non solo sono transitori ma, più correttamente, sono da definire come temporanei e potenzialmente labili se non supportati da metodi classici di allenamento. In questa chiave quindi l'uso delle vibrazioni può costituire un ulteriore elemento a vantaggio di sportivi che si allenano intensamente e con regolarità, rappresentando invece un sistema molto meno valido per gli altri.

Con riferimento all'intensità delle forze cui si è sottoposti durante l'allenamento con vibrazioni, è facile essere soggetti ad accelerazioni anche 10/20 volte maggiori rispetto all'accelerazione di gravità. In ogni caso, anche senza raggiungere questi livelli, è evidente che le forze in gioco agiscano anche a livello osseo. Qui l'utilizzo della pedana vibrante esercita probabilmente il suo ruolo più significativo. Del resto l'avvio allo studio delle vibrazioni e della loro applicazione, è partito proprio nella direzione di prevenire e trattare i processi di demineralizzazione ossea.

È noto infatti che forze di compressione che scaturiscono dal lavoro muscolare hanno poi una azione osteogenica nei confronti della densità ossea, in linea più generale, tutte le attività che causano un repentino cambio nella lunghezza del muscolo, con conseguenti ripercussioni sulla struttura ossea, (es.: salti con la corda) o una compressione (es. lavoro con i sovraccarichi) incidono positivamente sulla massa ossea. Quindi anche l'applicazione di vibrazioni può esercitare il suo intervento contrastando i processi di demineralizzazione e dimostrandosi efficace anche in soggetti osteoporotici, soprattutto se le loro condizioni (esempio forte sovrappeso) o la loro funzionalità muscolare, non consentono l'utilizzo di attività intense o con sovraccarichi adeguati. Queste caratteristiche sono spesso riscontrabili in soggetti anziani, per i quali una corretta somministrazione delle vibrazioni può avere buone ripercussioni anche nel miglioramento della circolazione periferica e nell'ipotonia muscolare.

Altamente interessante è anche la valutazione di alcuni possibili effetti negativi connessi alla somministrazione di vibrazioni. La difficoltà di coordinare il corpo mentre si trova sulla pedana vibrante in azione, potrebbe infatti causare una trasmissione delle vibrazioni alla testa, con un'incidenza maggiore alle basse frequenze di vibrazione e che, nei casi più gravi, potrebbe portare a condizioni di risonanza, soprattutto nell'uso di pedane a vibrazione sussultoria (su e giù) rispetto a quelle di tipo basculante (movimento sul piano orizzontale).

Tra gli altri possibili rischi, evidentemente da indagare caso per caso prima di utilizzare una pedana vibrante, occorre indicare quelli connessi a problemi alla retina, soprattutto in soggetti che hanno subito intervento chirurgico. In questo caso anche frequenze relativamente basse possono essere pericolose. Non esistono invece studi approfonditi che confermino la possibilità che le vibrazioni possano mandare in circolo cellule tumorali. Allo stato attuale tale ipotesi è solo teoricamente valida e con specifico riferimento per tumori a carico del sistema muscoloscheletrico.

Conclusioni

In conclusione, possiamo ritenere il lavoro eseguito alle pedane vibranti utile se individuiamo come finalità quella di contrastare processi osteoporotici; di migliorare l'espressione della forza esplosiva e la forza massima, meglio se in abbinamento a metodiche classiche; come reale supporto nel miglioramento dell'estensibilità muscolotendinea e tutto quello che da essa deriva. Trova anche impiego in protocolli riabilitativi e nel trattamento dei disturbi propriocettivi.

Tutto ciò fermo restando i corretti protocolli applicativi, l'utilizzo delle attrezzature solo dopo una reale conoscenza dei meccanismi fisiologici coinvolti, e l'uso di apparecchiature professionali.

Non sono invece disponibili lavori scientifici volti ad affermare o comprovare un processo di dimagrimento, di riduzione degli inestetismi, e/o di ipertrofia muscolare nei tempi e nei modi descritti dai messaggi puramente pubblicitari di chi commercializza pedane vibranti. Dimagrimento e ipertrofia che rappresentano il volano principale alla diffusione e vendita di questi prodotti, e che non può essere definito in modo diverso da una pura operazione di marketing.