Approccio funzionale
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Approccio funzionale

L'allenamento isolato dei muscoli interrompe la catena cinetica, mentre allenare i movimenti in maniera integrale, migliorerà la funzione della catena cinetica.

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Approccio funzionale

L'aggettivo "FUNZIONALE", inerente all'allenamento, da un po' di anni a questa parte è diventato sempre più frequente. Ma cosa significa sostanzialmente allenamento funzionale?

"Eseguire un allenamento funzionale significa rispettare le caratteristiche di funzionalità oggettive naturali del corpo umano sotto tutti i punti di vista." (55) (Mazza, 2011). L'allenamento funzionale sta rivoluzionando il modo di allenarsi, sia dal punto di vista degli attrezzi che vengono utilizzati, sia per i benefici questa metodologia sta apportando. Questo "nuovo" approccio, difatti, ha numerosi benefici: si aumenta la coordinazione del corpo, migliorando in primis stabilità e mobilità, vengono coinvolti più gruppi muscolari insieme, aumentando così l'intensità dell'allenamento ed allenando il "core", la zona centrale del corpo che sostiene la postura e protegge la colonna vertebrale. L'approccio funzionale è importante perché non tutte le metodologie di allenamento si adattano alla realtà e spesso non si raggiungono gli obiettivi proprio a causa di carichi esterni inadatti ed esercizio poco funzionali al modello prestativo. Possiamo anche aggiungere però che l'approccio funzionale "è si prossimo ad essere un sistema di allenamento, ma manca attualmente di un approccio sistematico; non è una tecnica, anche se mutua elementi migrati da altre tecniche (Yoga, Tai Chi, Pilates, Body Work); trae le sue origini da ricerche in ambito biomedico, riguardanti propriocezione e stabilizzazione lombo-pelvica […], si pone come sistema innovativo, ma in realtà recupera un linguaggio motorio ereditato da proposte storiche (ad esempio, la ginnastica calistenica, il mèthode naturelle di Hèrbert o il turnen di Jahn)." (56)

Questo approccio mette in evidenza il movimento comune e soprattutto gli elementi comuni a tutti i movimenti, attraverso un processo di apprendimento, di conoscenza di se stessi, dei principi, delle metodologie, dei mezzi e degli strumenti più efficaci al raggiungimento dei propri obiettivi. Approccio funzionale significa allenarsi per il raggiungimento di un obiettivo legato ad una performance, ma soprattutto allenarsi rispettando la fisiologia e la biomeccanica umana. La "lingua" dell'allenamento funzionale è l'inglese (Andorlini, 2012) e in molti casi la traduzione non sarà del tutto precisa. Per sintetizzare al massimo questa metodologia riduciamo il tutto ad una triade esemplificativa, difatti, le premesse dell'allenamento al movimento sono tre:

1) "Il corpo funziona come una catena cinetica" (57) (Noth, 1992). Ciò prevede il fatto che l'allenamento isolato dei muscoli, interrompe la catena cinetica, mentre allenare i movimenti in maniera integrale, migliorerà la funzione della catena cinetica. Come afferma Andorlini il comportamento del corpo nel suo insieme (analisi integrata) non può corrispondere al comportamento della somma delle sue parti (analisi meccanicistica). (58) Nella realtà siamo forti quanto l'anello più debole della catena (Gambetta & Gray, 1995). Da questa affermazione possiamo affermare che gli anelli della catena, essendo connessi da links funzionali, un semplice movimento periferico, non è altro che il risultato di un'attivazione distale, che ha effetti in tutte le aree del corpo;

"Il corpo riconosce i movimenti, non i muscoli" (Karl Bobath). "L'accensione di una sequenza cinetica dipende dal programma motorio." (59) Per programma motorio si intende sostanzialmente un set di controllo che contiene i modelli di contrazione e decontrazione muscolari che definiscono il movimento (Adam, 1987), determinando quali muscoli contrarre, in quale ordine, con quale forza e per quanto tempo (Schmidt, 1976)

"Isolare una componente motoria interrompe una catena cinetica" (Noth, 1992), quindi integrare più componenti migliora il trasferimento del carico e la trasmissione di informazioni all'interno del sistema. Da questa affermazione possiamo determinare che la chiave dell'allenamento funzionale è l'integrazione. Ovvero, bisogna insegnare, addestrare, allenare tutti i muscoli a lavorare insieme, piuttosto che in maniera separata.

L'allenamento funzionale, inoltre, gode di principi universali, ma si frammenta in sub-unità operative focalizzate su una visione particolare:

  • Core Workotut, costituisce la base sulla quale strutturare il percorso funzionale. Sono mirate al miglioramento della stabilità.
  • Yoga Sequence, Presenta esercizi mutuati dalla tecnica Yoga,senza una aderenza totale ai principi della stessa. La sequenza è mirata al miglioramento della mobilità funzionale
  • Prehab Workout, sono indirizzati al miglioramento del controllo neuromuscolare reattivo
  • Fitball Workout
  • Cross Crawl Patterns
  • Gait
  • Self Myofascial Release Exercise

"Tre, invece, sono le fasi che dirigono il percorso funzionale: Non-funzionale (attivazione muscolare locale), pre-funzionale (attivazione del sistema globale), funzionale (attivazione muscolare integrata)." (60)

Fasi funzionali

Per definire i confini dell'allenamento funzionale, bisogna evidenziare gli elementi che lo caratterizzano. Abbiamo parlato di catene cinetiche, definite come l'attivazione coordinata sequenziale e consequenziale dei vari segmenti corporei, con lo scopo di collocare la terminazione effettrice distale nella posizione ottimale, alla velocità ottimale e con il timing migliore per produrre il compito motorio programmato. La sequenza cinetica è quindi una propagazione di un'onda motoria, generata dalla parte centrale del corpo, definito come core, e diffusa ai segmenti distali. Quest'onda si trasmette da un anello del corpo all'altro, ognuno dei quali funzionerà da moltiplicatore o riduttore di potenza e un movimento finalizzato perché sia ottimale, deve essere costruito sull'abilità di trasferire il carico attraverso l'intero sistema. Il trasferimento inefficace del carico porterà ad una disfunzione biomeccanica e avrà come risultato quello di un movimento non ottimale. I modelli della catena cinetica presi in considerazione sono: il modello mio fasciale di Myers, quello muscolare di Mezieres e quello matematico di Hanavan. L'approccio funzionale, come accennato in precedenza, si basa sulla gravità e sul core, denominato anche come "pillar", che ha l'importante funzione di stabilizzare la colonna in presenza di movimenti attorno ad essa. Una buona funzionalità del Pillar permette di modulare il ''traffico'' delle catene cinetiche, coordinando l'attivazione sequenziale dei singoli anelli, eseguendo il movimento correttamente. Possiamo ribadire, quindi che, una buona stabilizzazione centrale ottimizza la generazione di forza e minimizza il sovraccarico muscolare e articolare in ogni tipo di attività,da quella quotidiana, fino a quella lavorativa o sportiva. Non dimenticando la "tridimensionalità", che va a determinare il movimento su più piani (multiplanarità: multiple joints in multiple planes) e la "globalità" dei movimenti. L'approccio funzionale, infine si basa su tre step operativi (Andorlini, 2012): la stabilizzazione (stabilization), la forza (strenght) e la potenza (power). (61)

La stabilizzazione può essere di tipo statica, dinamica o specifica, importante perché, per esempio, l'allineamento posturale dinamico, l'equilibrio e il controllo sono il fondamento di ogni corretto movimento. Anche lo sviluppo della forza, ovvero "la capacità di vincere una resistenza esterna o di opporvisi con un impegno muscolare", come afferma Zatsiorsky, e della potenza muscolare, ovvero l'espressione della forza nell'unità di tempo, in situazioni statiche e durante il movimento, sono fondamentali per l'approccio funzionale.

  • 55Cfr. G. Mazza (2011). www.allenatore.net magazine, n. 89 (settembre 2011), "Come allenare la forza funzionale del calciatore
  • 56Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 57Cfr. J. Noth (1992), Cortical and peripheral control. In: Strength and power in sport. Blackwell scientific Publication, London, 9-20. (1992)
  • 58Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 59Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 60Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 61Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport.