Preparare il movimento funzionale
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Preparare il movimento funzionale

La preparazione al movimento segue una scaletta ben definita. Questo adattamento della muscolatura e delle articolazioni all'ambiente originano la correlazione tra l'equilibrio e la propriocezione.

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Preparare il movimento funzionale

Dopo aver introdotto la metodologia funzionale attraverso il suo approccio, il suo messaggio, iniziamo a focalizzare l'attenzione sul movimento funzionale. La forza muscolare, la flessibilità, la resistenza, la coordinazione, l'equilibrio, l'efficienza dei movimenti sono componenti necessari per ottenere il movimento funzionale, che è parte integrante delle prestazioni e delle competenze connesse allo sport (62) (Mills et al, 2005). La preparazione al movimento mette in pratica ciò che è stato espresso finora. "Il movement preparation, ovvero la preparazione al movimento, è un mezzo di estrazione "funzionale" adattabile alle richieste motorie dello sport praticato" (Verstegen & Williams, 2004). Le forme codificate prevedono sia esercizi dinamici, che statici, a carico naturale o con attrezzature. Un tipico esempio di allenamento al movimento funzionale è costituito da:

  • Esercizi poliarticolari
  • Esercizi poliassiali
  • Stimoli riequilibratori e controllo della sensibilità propriocettiva
  • Dinamici, per migliorare la coordinazione intermuscolare
  • Si utilizza in diverse modalità di contrazione muscolare
  • Si utilizza in diverse velocità di contrazione muscolare
  • Si richiede un'ottima ampiezza del movimento

Il tutto viene programmato "funzionalmente" alla disciplina praticata. I movimenti previsti dall'unità di allenamento vengono adattati in base a quelli che sono i movimenti richiesti dalla competizione. Viene posta questa domanda: "Quando un atleta gareggia quali movimenti compie?". Un giocatore di calcio deve correre veloce, ma deve anche essere pronto a improvvisi e imprevisti cambi di direzione con produzione e assorbimento di forze ad angoli significativi, il tutto mentre le braccia controbilanciano azioni di passaggio, salto, dribbling, palleggio, frenata e atterraggio. Queste caratteristiche richiedono quindi una considerevole mobilità di rachide, anche e caviglie e un'enorme capacità di riduzione assorbimento e decelerazione delle forze. Il movimento viene preparato secondo quella che è la natura dell'attività che stiamo preparando. Una sessione pre-gara deve prevedere movimenti che si avvicinano fedelmente alla competizione, mentre una seduta pre-allenamento potrà basarsi sull'abilitazione globale di funzioni trascurate per colmare gap funzionali e deficit di natura strutturale. La preparazione al movimento deve anche tener conto di quelli che sono i fattori individuali "limitanti". Bisogna quindi, abbattere le inibizioni funzionali, che sono un ostacolo da superare nei confronti del modello prestativo ma anche un ostacolo nei confronti dell'infortunio. Affinché il movimento risulti efficace ed efficiente sono tre le matrici che devono coesistere (Andorlini, 2012):

Mobilità: la capacità dell'individuo di compiere movimenti con la massima ampiezza articolare possibile, che coinvolge muscoli e articolazioni. Essa si differenzia dalla flessibilità, ovvero "l'allungamento temporaneo della struttura muscolo-legamentosa ed il successivo ritorno alla lunghezza normale". (63)

Stabilità: che deve coesistere assieme alla mobilità per creare un movimento efficiente; è sostanzialmente l'abilità che consente di controllare la forza e padroneggiare il movimento. È il precursore di forza e controllo reattivo neuromuscolare. Lo stimolo della propriocezione, la coordinazione e l'equilibrio, determinano la richiesta di un controllo neuro-motorio.

Forza: l'abilità di produrre (propagazione a regime concentrico) o di ricevere (dissipazione a regime eccentrico) forza. (64)

Su queste tre matrici fondamentali si articolano "le abilità bio-motorie (biomotor abilities), potenza (power), velocità (speed), resistenza (endurance), coordinazione (coordination), agilità (agility) e flessibilità (flexibility). (Siff & Verkhoshansky, 1993)

Sono tre le tipologie di "momenti" del movimento: decelerazione, stabilizzazione e accelerazione; saranno tre, di conseguenza, i tipi di funzione muscolare: funzione motrice, neutralizzatrice e stabilizzatrice. Ogni muscolo si comporta, in base alla situazione motoria proposta, come mover, neutralizer e stabilizer. Riassumendo possiamo affermare che gli esercizi funzionali prevedono movimenti integrati, multiplanari, che coinvolgono accelerazione, stabilizzazione e decelerazione, con lo scopo di migliorare abilità, core strenght ed efficienza neuromuscolare. Per movimenti multiplanari, intendiamo movimenti che richiedono rotazioni e torsioni delle masse adiacenti al core che determinano proiezioni opposte o divergenti e che disegnano una linea di connessione a "S" (Andorlini, 2012)

Movimento

Questi movimenti differiscono da quelli monoassiali che richiedono una coesione strutturale stabile, con il mantenimento di rapporti simmetrici delle "forme e dei volumi" adiacenti alla linea di connessioni. Durante i movimenti "tre saranno le piattaforme di stabilizzazione: il core, scapular complex e pelvic girdle (cingolo pelvico)". (65) La preparazione al movimento segue una scaletta ben definita. Essa va, difatti, "dal più semplice al più complesso; dal facile al difficile; dalla corretta esecuzione all'aumento di ripetizioni, fino all'incremento dell'intensità, fino al raggiungimento degli obiettivi funzionali" (Gambetta & Gray). Ogni esercizio, inoltre, è indirizzato a migliorare il controllo e la propagazione dell'onda motoria, dalla più solida stabilità del core, fino ad arrivare alla più efficace mobilità dei segmenti distali, andando a migliorare forza, mobilità e stabilità attraverso processi psicologici, fisiologici e cognitivi. L'allenamento funzionale mira quindi a migliorare la qualità del movimento, facilitandone l'esecuzione, insegnando a non fare determinati tipi di movimenti, con lo scopo di migliorare la consapevolezza del proprio corpo.

Gli scopi "secondari" dell'allenamento funzionale sono: "Aumentare la temperatura del core, allungare i muscoli attivamente, stimolare equilibrio e propriocezione, attivare gruppi muscolari spenti da disfunzione, richiamare movimenti dimenticati, accendere i muscoli stabilizzatori, ristabilire e mantenere l'abilità funzionale di eseguire movimenti globali."66 Ogni singolo esercizio funzionale, quindi, come afferma Andorlini, deve essere: (67)

  • mimico;
  • reale;
  • primordiale;
  • in linea con le tappe dell'apprendimento e della strutturazione neurologica;
  • correlabile con le attività praticate nella vita quotidiana;
  • basato sull'acquisizione e il miglioramento della triade funzionale: "squat, balzo e retrazione scapolare";
  • orientato in senso rotazionale;
  • in grado di attivare un programma motorio e il relativo tempo di attivazione;
  • diretto al superamento della gravità;
  • arricchito con stimoli propriocettivi;
  • con forti connotazioni senso-motorie;
  • estensivo, non selettivo;
  • acquisibile, interiorizzabile e trasferibile secondo sequenze dall'orizzontalità alla verticalità, dal facile al difficile, dal semplice al complesso;

Queste caratteristiche vengono racchiuse nei macro-concetti di Core, gravità, postura dinamica e equilibrio. Ricordando che, "la postura è la posizione che il corpo assume a riposo o in movimento in opposizione alla forza di gravità" (Sannicandro, 2002), ma soprattutto che l'uomo è una struttura instabile che lotta continuamente contro questa forza per non cadere, ottenendo così maggiore dinamicità, perché un corpo in equilibrio instabile può essere messo più facilmente in movimento rispetto ad uno in equilibrio stabile, sebbene a scapito della stabilità stessa. La capacità di equilibrio nell'uomo, di conseguenza, risulta fondamentale, anche perché essendo un bipede, il mantenimento dello stesso risulta essere ancora più complesso, in quanto il baricentro è posto piuttosto in alto, a livello della colonna lombare, mentre la base di appoggio è relativamente piccola, essendo costituita dalla superficie di contatto dei piedi. Questa viene definita come la capacità di mantenere il rapporto ottimale tra l'ambiente ed il soggetto e si riferisce all'abilità di ciascuno a rimanere in posizione eretta da fermo o durante la preparazione e l'esecuzione di un movimento volontario (Sveistrup, 2001). Quindi questa situazione non è rappresentata da una situazione definitiva, ma da un continuo adattamento tonico-posturale coordinativo. Funzionalmente allo sport "il metodo principale per sviluppare tale capacità sarà sempre l'esercitazione in condizioni di equilibrio identiche (oppure rese più difficili) a quelle della disciplina specifica, in modo tale da creare un patrimonio adeguato di esperienze motorie che costituisca la base sulla quale programmare correttamente i movimenti, adattarli, per regolarli e correggerli. La polivalenza delle esperienze motorie fin dall'età più precoce costituisce una base essenziale per sviluppare la capacità di equilibrio nell'allenamento sportivo." (68)

Questo continuo adattamento della muscolatura e delle articolazioni all'ambiente esterno originano la correlazione tra l'equilibrio e la propriocezione, ovvero detta come il senso della posizione del corpo nel campo gravitazionale, della posizione reciproca e del movimento dei singoli segmenti corporei (Umiltà, 1995). Queste idee e nozioni sono alla base dell'allenamento funzionale, che ha come concetto principale il fatto che il corpo umano è stato "designato e creato" in un modo completo, per svolgere movimenti complessi in cui diversi distretti muscolari sono coinvolti contemporaneamente, con sviluppo di forza, velocità, potenza, il tutto strettamente condizionato da una sviluppata o meno capacità di equilibrio dinamico.

E' proprio questa la caratteristica principale e discriminante dell'allenamento funzionale rispetto ai metodi di allenamento classici, cioè:

  • La grande importanza attribuita all'equilibrio dinamico in contrapposizione al classico allenamento dell'equilibrio in condizioni di stabilità tipica della maggior parte degli approcci classici.
  • La concezione del corpo come sistema unico e quindi da allenare come tale, in contrapposizione all'utilizzazione delle macchine isotoniche che allenano muscoli e articolazioni singolarmente e non in catena, e quindi non rispecchiano i reali movimenti che vogliamo riprodurre.

Questi concetti, fondamentali per la preparazione al movimento funzionale serviranno in sintesi a trasferire mobilità e stabilità in pattern di movimento sempre più aderenti alla gestualità sport/specifica e alla velocità esecutiva reale. Ma questa preparazione al movimento avrà un oltre l'obiettivo di migliorare la performance e acquisire abilità trasferibili al modello biomeccanico dello sport-correlato, anche e soprattutto quello di "ridurre il rischio di infortunio o di re-infortunio". (69)

  • 62Mills, JD, Taunton, JE, and Mills, WA. The effect of a 10-week training regimen on lumbo-pelvic stability and athletic performance in female athletes: a randomized-controlled trial. Phys Ther Sport 6: 60–66, 2005.
  • 63Cfr. I. Sannicandro (2004), Metodi della valutazione motoria ed attitudinale. Edizioni Pensa MultiMedia. Lecce (2004).
  • 64Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 65Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 66Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 67Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO "Introduzione all'allenamento funzionale. Un'analisi terminologica.", in Scienza & Sport
  • 68Cfr. Kurt Meinel, Teoria del movimento. Abbozzo di una teoria della motricità sportiva sotto l'aspetto pedagogico. Rielaborazione di "Bewegunsler" (1977). Editore Società Stampa Sportiva, Roma (2000)
  • 69Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport