Allenamento funzionale e prevenzione infortuni
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Allenamento funzionale e prevenzione infortuni

Sia l'aspetto atletico che quello tecnico, vanno allenati funzionalmente al modello di gara, lavorando sulla similitudine dell'angolo di lavoro, delle catene cinetiche impiegate, al tipo di contrazione impiegata.

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Allenamento funzionale e prevenzione infortuni

L'allenamento funzionale sta prendendo campo nel calcio moderno, oltre che nello sport in generale. Questa metodologia, come affermato, sposa un allenamento che ragiona in termini di movimento e non di muscoli. L'elemento principale, in effetti, non sarà il singolo muscolo ma l'insieme degli stessi che cooperano per eseguire un gesto motorio con lo scopo di raggiungere un obiettivo "tecnico" sport-specifico, come il trasmettere una palla o effettuare uno sprint. Questa filosofia viene originata dal fatto che il nostro cervello apprende e automatizza abilità motorie e non conosce i muscoli. Durante un gesto motorio, infatti, esso non pensa ai muscoli da attivare, ma ad una coordinazione spazio-temporale del movimento, con lo scopo di riprodurlo ed eseguirlo. La metodologia funzionale, inoltre, mira a creare una stretta correlazione tra l'aspetto tecnico e quello prettamente atletico, specialmente a livello di prevenzione degli infortuni. "L'allenamento funzionale coinvolge movimenti che sono specifici o strettamente correlati con quelli da gara sia sotto il profilo coordinativo che energetico. Pertanto l'allenamento funzionale ha l'obiettivo di migliorare il movimento ovvero le azioni motorie sport-specifiche." (70)

L'esercizio funzionale è quindi una versione più o meno affine allo schema motorio del movimento, che sia di vita quotidiana o di natura sportiva, da allenare sia dal punto di vista delle catene muscolari coinvolte che del timing di quel preciso movimento; questo avviene attraverso esercitazioni che ripropongono parti significative del modello cinematico e dinamico del movimento stesso e che riprendono le gestualità tipiche dello sport che si pratica. Il "functional training" è quindi l'opposto dell'allenamento analitico e mira allo sviluppo globale delle capacità coordinative e condizionali. Qualsiasi movimento, inoltre, per essere efficace, ha bisogno di una stabilizzazione del powerhouse, detto anche core o nucleo centrale,che come detto è l'anello centrale della catena cinetica, che è in grado di sostenere la postura, dare equilibrio e di smistare le forze su altri distretti muscolari dando efficacia ed efficienza al movimento. Possiamo affermare, quindi, che è il nodo smistatore di tutti i percorsi cinetici. L'unità funzionale del core è composta da 29 muscoli, che costituiscono il complesso coxo-lombo-pelvico, ed è localizzato all'altezza dell'ombellico, dove si colloca il centro di gravità (Fredericson & Moore, 2005). Il core, quindi si estende dal diaframma dino alla pelvi. Il core ha una duplice azione: stabilizzatrice e motrice; la prima avviene grazie all'attivazione dei muscoli profondi detti locali (inner unit), la seconda, invece, grazie all'intervento diretto di grandi muscoli superficiali, detti globali (outer unit). (71)

I muscoli locali sono mono-articolari, mentre quelli globali sono muscoli multi articolari, e assicurano stabilità e movimento. La stabilizzazione centrale (core stability) ottimizza la generazione di forza e minimizza il sovraccarico muscolare e articolare, in ogni tipo di attività, da quella quotidiana a quella lavorativa o sportiva (Kibler & Sciascia, 2006). Affermiamo quindi che, un corretto funzionamento del core permette una funzionale modulazione del "traffico" delle catene cinetiche, anello per anello, migliorando il compito motorio richiesto. "Esso è responsabile del mantenimento del centro di gravità e della stabilità centrale necessaria per la corretta esecuzione di qualsiasi movimento." (72)

Questa struttura formata da ossa, legamenti e muscoli, quindi, agisce come una base di supporto stabile che permette agli effettori periferici di (arti superiori e inferiori) di sviluppare forza e agire con precisione; una debolezza, un'instabilità o una non corretta attivazione del core determinano un maggior carico e una maggior fatica per la muscolatura periferica, con la concreta possibilità che questo conduca all'insorgenza degli infortuni (Gatteschi, 2010). In generale, l'allenamento funzionale, parte da alcuni presupposti di base (Carchedi, 2012):

  • Allenare i movimenti, non i singoli muscoli;
  • Partire dagli schemi motori di base, per poi passare alle abilità motorie;
  • Inizialmente prediligere la stabilità per poi passare alla mobilità dei movimenti. (73)

Dopo aver eseguito un lavoro di base, ci si avvicina a eseguire esercizi funzionali con torsioni e movimenti multi-planari con lo scopo di portare la movenza il più vicino possibile a quella della gara. Sulla base del gesto tecnico, si introducono i parametri condizionali, come forza e velocità, lavorando anche dal punto di vista atletico. Attraverso questa metodologia, si allenano le gestualità "funzionali" al modello prestativo. Sia l'aspetto atletico che quello tecnico, vanno allenati funzionalmente al modello di gara, lavorando sulla similitudine dell'angolo di lavoro, delle catene cinetiche impiegate, al tipo di contrazione impiegata, al tipo di meccanismo energetico, ed infine alla similitudine del tipo di adattamento metabolico ormonale. Un allenamento di tipo funzionale, quindi, ha l'obiettivo, oltre che di aumentare la velocità dei diversi tipi di gesti della gara, ottimizzando le qualità fisiche dell'atleta per aumentare funzionalmente la performance, anche quello di prevenzione degli infortuni. Perché l'allenamento funzionale previene gli infortuni ? G. Mazza afferma che, innanzitutto:

  • si parte dalla base dell'adattamento; difatti se abituiamo il corpo ad effettuare quel tipo di movimento/gesto, c'è meno rischio che vi siano lesioni o problematiche inerenti a quel gesto;
  • non meno importante, l'altro motivo dipende dalla propriocettività meccanica e dalla attività dei muscoli della core-stability (cintura addominale) che sono i due pilastri dell'allenamento funzionale. (74)

Possiamo dedurre, quindi, che attraverso l'allenamento funzionale, lavorando sul rinforzo del powerhouse, produrrà un grosso beneficio, oltre che in termini di orestazione, anche in termini di prevenzione. Numerosi studi hanno evidenziato che effettuando una pratica costante per il rinforzo della zona addominale-lombare diminuisce drasticamente il rischio di infortuni muscolo-tendinei (tra cui la pubalgia) ed in più l'aumento di forza nella zona centrale del nostro corpo permette di trasferire più forza anche nella periferia (arti superiori e arti inferiori) (Mazza, 2011). Attraverso questa filosofia di allenamento, si punta a migliorare l'intensità dell'esercizio, ma soprattutto la qualità dello stesso, permettendo all'atleta di avere uno stato di benessere, maggior salute, rispettando in primis i principi fisiologici e biomeccanici dello sport-specifico e del corpo nel suo insieme, oltre che a fornire un miglioramento della performance "specifica". Quando parliamo di infortunio, dobbiamo pensare al fatto che i problemi di movimento non seguono sempre le regole dell'anatomia (Cook, 2011).

E' del tutto possibile per la funzione muscolare e la coordinazione eseguire adeguatamente una serie di movimenti e male altri, anche perché ogni tipo di movimento è nettamente diverso dagli altri. Per ovviare a ciò, la soluzione può essere trovata solo affrontando il modello, non attraverso il tentativo di creare una forza isolata o prestazioni a livello del gruppo muscolare difettoso. Qui nasce l'importanza della valutazione funzionale. "La valutazione del movimento deve prima stabilire livelli di funzionalità accettabili e di malfunzionamento. Se più modelli di movimento hanno un ostacolo anatomico comune, devono essere identificati e risolti." (75)

I problemi sorti all'interno di schemi motori specifici possono essere il risultati di un povero controllo motorio per quel modello specifico e di una scarsa organizzazione. Evitare queste disfunzioni del movimento è di fondamentale importanza, oltre che nella vita quotidiana, anche nella pratica sportiva. Ogni tipo di attività sportiva apporta dei cambiamenti sull'organismo, con effetti di natura fisiologica con conseguenti risposte funzionali che favoriscono un miglioramento della prestazione. "L'allenamento rappresenta uno stress che interferisce con l'equilibrio fisiologico in cui si trova il nostro organismo; di fronte all'azione di un agente stressante che, nel caso dell'attività sportiva, è lo stimolo allenante, l'organismo umano mette in moto una serie di "difese o azioni compensative" volte a ristabilire l'equilibrio alterato dalla situazione che si è venuta a creare." (76)

Un corretto allenamento è un mezzo importante per ridurre l'incidenza degli infortuni sportivi. Gli allenamenti inadeguati sono la causa principale di lesioni da sovraccarico. Quando vengono meno queste azioni compensative si origina l'infortunio. L'evento lesione ha un impatto negativo sulla prestazione dell'atleta che va oltre il periodo di inattività. "Ogni tipo di infortunio, anche non di grossa entità, determina dei riaggiustamenti della postura e degli schemi motori, che possono essere ben compensati o meno dall'atleta, ma che comunque nel tempo riducono la sua capacità di adattamento, fatto questo che pone le basi per patologie secondarie, di tipo compensatorio." (77) L'infortunio è quindi, problematica spiega un infortunio come: un evento sfavorevole che si realizza durante l'attività sportiva e provoca l'inabilità da allenarsi o gareggiare normalmente (McLennan, 1990; Watson, 1993). Per delineare efficaci misure di prevenzione sono state proposte delle definizioni di infortunio:

  • Estrinseche: dovute ad un evento di estrema violenza, come un calcio o una caduta;
  • Intrinseche: dovute alle sollecitazioni a cui un individuo è sottoposto.

Inoltre, una lesione può essere considerata come "acuta" o "da sovraccarico": una lesione acuta è il risultato di un singolo, improvviso, evento traumatico che si realizza, ad esempio, durante l'esecuzione di un calcio o quando un muscolo viene disteso improvvisamente; invece quelle da sovraccarico funzionale si sviluppano gradualmente, quando a causa di un carico massimale si sommano minime lesioni del tessuto interessato che a un certo punto non possono più essere compensate.

L'obiettivo dell'allenamento funzionale è appunto evitare di incappare in queste disfunzioni motorie, prevenendo le lesioni. Attualmente lo sport rappresenta un fenomeno in continua espansione ed evoluzione. Quando parliamo di sport è opportuno evidenziare i principali benefici che derivano dalla sua pratica: quali prevenzione delle patologie e dei disagi legati al sovrappeso, ma è anche giusto conoscere sia i rischi derivanti dalla mancanza di uno stile di vita fisicamente attivo e sia le problematiche della traumatologia connessa alla pratica sportiva. A livello internazionale, sport e ricreazione registrano lesioni tra il 32% e il 55% di tutte le lesioni nei ragazzi (tra 11 e 15 anni) e tra il 19% e il 59% di tutte le lesioni nelle ragazze di età compresa (tra 11 e 15 anni). (Emery CA & Tyreman H., 2009). La maggiore percentuale di infortuni si sono evidenziati nel basket (14%), calcio (12%), hockey (8,6%), snowboard/sci (7,1%) e il ciclismo (6,2%). Lo studio già citato in precedenza ha confermato come le caviglie (21,2%) e ginocchia (15,7%) sono i siti più frequentemente soggetti a lesioni, seguita da polsi (8,4%), testa (7,51) e mani (7,51%). Mentre i tipi più comuni di lesioni erano: le distorsioni del legamento (23,9%), le fratture (16,03%) e i ceppi nel muscolo (14,7%) (Emery CA & Tyreman H., 2009). Inoltre, l'aumento dell'intensità e del volume della pratica sportiva porta ad un tasso eccessivo di lesioni. (Injuries, risk factors and prevention initiatives in youth sport, 2009). Avendo improntato la mia tesi sull'allenamento e la valutazione funzionale del giovane calciatore, focalizziamo l'attenzione su questa disciplina sportiva. Il calcio è lo sport più popolare al mondo con circa 200.000 atleti professionisti e 240 milioni dilettanti.

Il calcio, cosi come la pallacanestro, la pallavolo, il rugby, ecc, viene definito da alcuni autori uno sport di "situazione" (Morino, Pittera, Vanek, Cratty) e di "contatto". Questo è uno degli sport di squadra più popolari nel mondo, che fornisce un sano esercizio fisico a molti giovani. Questa disciplina è efficace per incrementare il livello di attività fisica e di fitness dei bambini, proprio perché richiede uno sforzo fisico abbastanza intenso per un lungo periodo di tempo attraverso la pratica e il gioco. A causa dell'enorme partecipazione a questo sport, vi è un maggior aumento di infortuni prevalentemente relativi al calcio (Chris G. Koutures et al 2010). Per i giovani calciatori al di sotto dei 15 si ha un rischio di infortunio più elevato rispetto ad una maggiore prevalenza di infortuni dei soggetti anziani. Secondo il sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni degli Stati Uniti gli infortuni di calcio tra i giocatori americani si evidenzia un picco di infortuni per 1000 partecipanti. Per i calciatori di età superiore ai 12 anni, i tassi sono di 4-7,6 per lesioni di 1000 giocatori.

Su una stagione intera di calcio, le ragazze e i ragazzi che fanno parte di squadre possono essere soggetti rispettivamente a 4,0 e 3,5 infortuni a stagione (Chris G. Koutures et al 2010). Il calcio rientra tra gli sport da contatto con lesioni che si verificano sia da giocatore a giocatore e sia nel contatto con la palla. Gli infortuni da contatto si verificano soprattutto quando il giocatore sta affrontando la palla e allo stesso tempo uno più difensori impediscono il normale svolgimento del gioco. Mentre i meccanismi di danno senza contatto sono esecuzione, torsione/rotazione, tiro e atterraggio. Relativamente all'allenamento funzionale ed alla sua azione preventiva, introduciamo il concetto di asimmetria funzionale.

  • 70Cfr. F. Carchedi (2012). www.allenatore.net magazine, n. 101 (ottobre 2012), "Core stability e allenamento funzionale per il calciatore".
  • 71Cfr. A. Andorlini (2012), ALLENAMENTO FUNZIONALE "Ricordare i principi. Approfondire i contenuti. Preparare il movimento.", in Scienza & Sport
  • 72Cfr. Luca Gatteschi (2010), L'allenamento fisico nel calcio. Concetti e principi metodologici. Edizioni Correre (Febbraio, 2010).
  • 73Cfr. F. Carchedi (2012). www.allenatore.net magazine, n. 101 (ottobre 2012), "Core stability e allenamento funzionale per il calciatore".
  • 74Cfr. G. Mazza (2011). www.allenatore.net magazine, n. 89 (settembre 2011), "Come allenare la forza funzionale del calciatore".
  • 75Cfr. G. Cook (2011), Movement: Functional Movement Systems: Screening, Assessment, Corrective Strategies. Lotus Pub. (September 1, 2011)
  • 76Cfr. Ferretto Ferretti (2010), L'allenamento fisico nel calcio. Concetti e principi metodologici. Edizioni Correre (Febbraio, 2010)
  • 77Cfr. Luca Gatteschi (2010), L'allenamento fisico nel calcio. Concetti e principi metodologici. Edizioni Correre (Febbraio, 2010)