Cordone ombelicale e placenta
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Cordone ombelicale e placenta

Origine, funzione e caratteristiche del cordone ombelicale e della placenta. La sintesi ormonale da parte della placenta.

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L'evoluzione del peduncolo d'attacco porta alla formazione del cordone ombelicale, vale a dire l'unico collegamento fra l'embrione e la madre. A sviluppo definitivo le sue dimensioni raggiungono i 50 cm di lunghezza e risulta essere completamente rivestito dall'ammios. L'impianto del cordone ombelicale non è mai in posizione centrale rispetto alla placenta.
L'unico inconveniente che il cordone ombelicale può dare è l'inserzione velamentosa nel cui caso il cordone resta legato alla placenta solo con i vasi. Tale situazione non desta tuttavia problemi durante la gravidanza.

Nella parte esterna il cordone ombelicale presenta dei rigonfiamenti denominati falsi nodi causati dall'eccessiva lunghezza dei vasi rispetto al cordone. Visto in sezione appare "riempito" dalla gelatina di warthon: un tessuto molle con poche fibre e molta sostanza cellulare, che costituisce l'impalcatura del cordone ombelicale. All'interno decorrono i vasi, in origine sono 4 (due arterie e due vene) in seguito le vene si fondono fra di loro.
Nelle arterie circola sangue venoso che torna alla madre per l'eliminazione, nelle vene circola sangue arterioso ricco di nutrimento.

La placenta primitiva si forma dalla fusione tra corion e decidua basale materna. Il corion è costituito dal sincizio trofoblasto (parte esterna), dal citotrofoblasto (parte interna) e dal foglietto parietale del foglietto extraembrionale.
La decidua basale è la parte di utero di natura epiteliale in superficie e connettivale in profondità, e serve come punto d'impianto del germe.

I villi possono essere divisi in primari (formati dal corion), secondari (presentano al loro interno il mesoderma extraembrionale) e terziari (corion e vasi sanguigni).
Nella prima fase del suo sviluppo, la placenta, rappresenta già una ghiandola endocrina, in grado di produrre gonadotropine corioniche, ormoni con la funzione di mantenere attivo il corpo luteo (ghiandola endocrina che si forma nell'ovaio dopo l'ovulazione). Il corpo luteo produce progesterone implicato nel procedere della gravidanza. Se il suo livello di produzione dovesse calare ci sarebbe un'interruzione di gravidanza.
Evolvendosi, anche la placenta sarà in grado di produrre progesterone e, fra il terzo e il quarto mese di gravidanza, avrà raggiunto dimensioni tali da essere in grado di produrre autonomamente la giusta quantità di ormone. Nel contempo la quantità prodotta dal corpo luteo tenderà a diminuire proporzionalmente.

Se tale passaggio di ruolo tra placenta e corpo luteo non dovesse avvenire, il progesterone avrebbe un brusco calo di produzione con conseguente aborto spontaneo. Questa è la ragione per la quale il periodo più critico per la gravidanza è rappresentato proprio dal terzo- quarto mese.
La placenta concorre anche agli scambi di sostanze fra madre e feto, ad eccezione di ossigeno, ioni e zuccheri semplici non vi sono filtri per tale migrazione.
Per quanto riguarda il materiale proteico, il transito è consentito solo a proteine a basso peso molecolare, in grado di attraversare la placenta. Tale aspetto è importante se si considera che buona parte degli ormoni sono di natura proteica ed a basso peso molecolare. Anche gli anticorpi, costituiti da proteine, migrano dalla madre al feto. Ma solo quelli aventi basso peso molecolare. Ad esempio pertosse e varicella non sono in grado di attraversare la placenta.
La placenta umana è di tipo emocoriale, vale a dire che il corion, impiantandosi nell'utero, corrode l'epitelio, il connettivo sino a raggiungere i vasi sanguigni materni.

Il germe si nutre per mezzo del deutoplasma con l'aiuto della secrezione derivante dalle ghiandole uterine che producono glicogeno. Durante l'annidamento il deutoplasma non è più sufficiente a fornire il nutrimento, spingendo il germe a nutrirsi dei tessuti materni che sono digeriti durante l'impianto (stadio isotrofico).

Ad annidamento ultimato la nutrizione diviene di tipo emodrofico. Il parto con placenta di tipo emocoriale (tipica degli umani, delle scimmie antropomorfe e dei roditori) è particolarmente emorragico, a differenza di quello di buona parte delle altre specie animali.
Durante il parto i virus, ed alcuni protisti (ad esempio alcune spirochete agenti della sifilide) passano dalla madre al feto. Anche buona parte dei farmaci compiono questa migrazione.