Caratteri antropologici
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Caratteri antropologici

I caratteri antropologici trasmessi su base poligenica e su base monogenica, e le incidenze ambientali.

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I caratteri antropologici in senso stretto sono tutti quelli che i genitori trasmettono ai figli. Tuttavia distingueremo tra caratteri fisici, trasmessi su base poligenica, e caratteri genetici sensu striato, trasmissibili su base monogenica. Ad ogni modo i caratteri fisici manifestati dall'individuo (fenotipo), sono la risultante fra le caratteristiche fornite dai genitori (genotipo), e fattori di natura ambientale. Al contrario i caratteri genetici, sono influenzati esclusivamente da una variabilità di tipo genetico. Ciò determina una variazione dei caratteri fisici, nella popolazione, di tipo continuo; mentre una variazione dei caratteri genetici è di tipo discontinuo. Inoltre i primi sono misurabili in quanto espressioni fisiche (altezza ecc.), i secondi sono espressi da valori di frequenze geniche. Gli uni e gli altri sono utilizzati in funzione del risultato che si vuole ottenere. Se lo studio è finalizzato a verificare modalità e intensità dell'accrescimento somatico in relazione al sesso tra diverse popolazioni, utilizzeremo l'analisi dei caratteri fisici; se il nostro interesse è verificare il grado di parentela tra popolazioni, opteremo per lo studio dei caratteri genetici. Per un corretto studio dei caratteri antropometrici, la prima operazione da fare è quella di fissare dei piani e dei punti di riferimento sul corpo che consentano misurazioni precise e, soprattutto, confrontabili con altre misurazioni effettuate. I piani di riferimento del corpo umano sono tre:

  • Piani sagittali a direzione antero-posteriore dei quali, il piano mediano, divide verticalmente il corpo in due metà simmetriche. I piani vicini ad esso sono definiti in posizione mediale, quelli più distanti (vicini all'estremità destra o sinistra del corpo), sono definiti in posizione laterale
  • Piani frontali a direzione verticale dividono il corpo in una parte anteriore ed in una posteriore
  • Piani trasversali a direzione orizzontale, assumono diversa denominazione secondo la loro vicinanza al punto più alto della testa (prossimali), o al piano d'appoggio plantare (distali).
Le dimensioni di altezza, lunghezza e larghezza sono effettuate tramite dei punti di riferimento: i punti antropometrici. Questi possono essere di tipo anatomico se situati in prossimità di creste o suture naturali del corpo, o architetturali se fissati convenzionalmente. Altresì sono definiti, secondo la loro posizione, in pari e impari. Lo svedese Retzius, fu il primo ad utilizzare le dimensioni assolute rapportandole tra loro, originando gli indici antropometrici. Retzius rapportò lunghezza e larghezza massima della testa, fornendo gli indici cefalici tramite i quali classificò le razze umane in dolicocefale (testa stretta e lunga) e brachicefale (testa larga e corta). Da allora l'uso degli indici antropometrici si è diffuso entrando nella pratica comune ed esso non è utilizzato solo per mettere in rapporto misure ambedue lineari, ma anche misure differenti, come può essere l'usatissimo rapporto peso/altezza. In linea generale è da tener presente che, per la gran varietà degli aspetti poligenici, un individuo può avere parametri morfologici che lo inseriscono a cavallo di più categorie. Altro elemento importante da considerare è il dimorfismo sessuale che porta, ad esempio, la donna ad avere un indice cefalico mediamente superiore di una unità rispetto a quello dell'uomo (testa un po' più larga e corta). Agli inizi del secolo i lavori dell'antropologo Boas, portarono alla conclusione che la forma della testa, nel nascituro, era modificabile, o perlomeno influenzata, in rapporto alle caratteristiche climatiche. Anche gli indici di larghezza delle spalle e del bacino presentano dimorfismo sessuale (nella donna mediamente le spalle sono più strette ed il bacino più largo, in rapporto alla funzione della gestazione). Lo studio dell'indice perimetrico toracico/statura è utilizzato di routine per definire una struttura di tipo longilineo (statura alta e torace stretto), o brevilinea (torace largo in rapporto alla statura). La forma del corpo nel suo insieme è il risultato del programma genetico, e della sua interazione con l'ambiente fisico e culturale. Alle leggi fisiche non può sottrarsi, ovviamente, l'accrescimento (inteso come complesso di fenomeni che si instaurano nell'individuo dal primitivo stadio di segmentazione dell'ovulo sino alla maturità) cellulare. Anch'esso deve sottostare alle leggi fisiche che regolano l'accrescimento nel rispetto del rapporto peso/volume. Così come il corpo cellulare, anche il corpo nella sua totalità è assoggettato al rispetto del rapporto volume/superficie, e non può crescere oltre certi limiti.