Evoluzione a mosaico
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Evoluzione a mosaico

La teoria dell'evoluzione a mosaico dei primi ominidi, e la progressione sullo sviluppo degli arti e dell'apparato cranio mandibolare.

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Evoluzione a mosaico

L'esame del famoso resto scheletrico denominato Lucy ha consentito di verificare come l'evoluzione dei primi ominidi sia stata a mosaico, alternando cioè in tempi diversi l'evoluzione degli arti e dell'apparato cranio mandibolare. Questa evoluzione è durata circa 1 Mya, durante il quale gli ominidi hanno mantenuto la capacità arrampicatoria e l'alluce prensile.

Recenti ritrovamenti fanno supporre che, circa 3 Mya dopo la comparsa dell'Australopitecus Afarensis da questo si siano sviluppate due diverse linee evolutive adatte alla vita nella savana, e con caratteristiche differenti. La prima si orientò verso uno sviluppo della potenza dei denti masticatori laterali e delle strutture ossee ad essi collegata. La seconda linea fu caratterizzata da una diminuzione della potenza masticatoria dei denti laterali, conseguentemente vi fu l'aumento della capacità cranica, lo sviluppo delle capacità di utilizzo di utensili più elaborati ed un'introduzione maggiore di carne nell'alimentazione.

La forma più antica della prima linea risale a 2,5 Mya ed è stata ritrovata in Africa orientale.

Le Australopitecine robuste (è questa la denominazione di quelle appartenenti alla prima linea) non entrarono in competizione con quelle della seconda. Questa affermazione è avvalorata dallo studio della loro alimentazione, di tipo prevalentemente vegetale di piante coriacee. Ciò non le ha messe in competizione con le australopitecine della seconda linea aventi dieta onnivora.

Le australopitecine robuste si estinsero circa 1 Mya, o a causa della competizione con le altre specie erbivore presenti nella savana o per l'aumento e la diffusione delle australopitecine della seconda linea.

L'evoluzione della seconda linea è assai più complessa. Si suppone che essa originò dal'A. afarensis circa 3 Mya e si sia in seguito evoluta in A. africano, per molti versi ritenuto il predecessore del genere Homo, come farebbe ipotizzare lo sviluppo della sua capacità cranica.