La pigmentazione
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La pigmentazione

Il ruolo e importanza della pigmentazione nel processo di adattamento umano all'ambiente circostante.

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Fu tra i primi aspetti presi in considerazione per effettuare un distinguo tra le razze. Già Aristotele se ne interessò nel III secolo a.C., provando a fornire una prima interpretazione. Ma bisogna attendere il XIX secolo per definire tale pigmento melanina e per verificare che la differenza tra bianchi e neri è di natura quantitativa e non qualitativa. Alla fine di tale secolo vengono anche identificate le cellule responsabili della produzione: i melanociti. I melanociti derivano dai melanoblasti e sono cellule di natura neuroectodermica prive di nucleo. Sono presenti in tutte le popolazioni in misura pressoché identica, ma la quantità di melanina prodotta è differente. Sono localizzati nello strato basale dell'epidermide, nel bulbo pilifero e nel tratto uveale dell'occhio. Sono sollecitati a produrre quantità differente di melanina anche in relazione a stimoli ormonali, ed è per questo che è riscontrabile un differente grado di pigmentazione cutanea tra uomo e donna.

L'intensità della pigmentazione è oggi valutata in base alla misurazione della quantità di luce riflessa dalla superficie cutanea esposta alla luce. Molti fattori, sia ambientali che genetici, portano ad anomalie della pigmentazione. Tra i fattori ambientali la malnutrizione occupa un posto importante, ad esempio una carenza di rame può portare all'inibizione della melanogenesi. Difetti di origine genetica sono la vitiligo e l'albinismo. Tali anomalie non sono imputabili a variazioni geografiche, essendo sporadicamente presenti in tutti i gruppi.
Variazione geografica della pigmentazione. L'eccesso di radiazioni UV è dannoso per l'organismo, pur essendo indispensabili per il normale accrescimento scheletrico e per il mantenimento e la riparazione del tessuto osseo nell'adulto.

Gli effetti negativi, causati da una eccessiva esposizione, determinano una lisi cellulare con fuoriuscita dei lisosomi che causerebbero ulteriori danni. La melanina ha il compito di prevenire questi effetti assorbendo elettroni liberi e dissipando l'energia delle radiazioni. Le RU promuovono l'attivazione della provitamina D presente nell'epidermide una cui carenza durante l'accrescimento, determinerebbe il rachitismo. Un eccesso, d'altro canto, può portare a gravi danni, compresa la calcificazione di tessuti molli. Pertanto, se nelle regioni a forte radiazione solare non fosse geneticamente fissata una pigmentazione cutanea accentuata, l'organismo sarebbe esposto a tale rischio. Allontanandosi dalle regioni fortemente illuminate, diventa sempre più importante che la pelle sia scarsamente pigmentata. È questa una caratteristica delle popolazioni nordiche aventi, per giunta un'alimentazione carente in vitamina D. L'esempio degli Eschimesi (a pigmentazione più scura), è una conferma della regola, essendo la loro alimentazione ricca di vitamina D. Tutte queste considerazioni rendono ovvio il perché, la pigmentazione, sia fortemente caratterizzata dalla latitudine.