Dimagrimento localizzato: i principali studi
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Dimagrimento localizzato: i principali studi

Nel corso degli anni si sono succeduti un cospicuo numero di studi che ha confutato la possibilità che esista il dimagrimento localizzato. Analisi degli studi di: Katch, Steinberg, Krotkiewski, Kostek

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Dimagrimento localizzato: i principali studi

L'esercizio aerobico, come abbiamo detto, stimola la mobilizzazione degli acidi grassi. La parte del corpo più soggetta a lipolisi è sicuramente il tessuto adiposo addominale viscerale (Jeffrey, Horowitz, 2006); questa naturalmente è una buona notizia, perchè rende più facile la prevenzione delle malattie associate all'accumulo di grasso in questo distretto. Sebbene abbia questa maggiore attività lipolitica, il tessuto adiposo intraddominale non può essere l'unico a contribuire all'ossidazione degli acidi grassi nel muscolo. La maggior parte degli acidi grassi rilasciati da questo tessuto vengono diretti nel sistema portale e nel fegato e solo una piccola quantità raggiunge il sistema circolatorio (Jeffrey, Horowitz, 2006).

Perciò la maggior parte degli acidi grassi che raggiungono il muscolo provengono dal tessuto adiposo sottocutaneo specialmente durante esercizio (Jeffrey, Horowitz, 2006), (Arner,1995). Tra i vari tessuti adiposi sottocutanei del corpo, il maggiore contributo è dato sicuramente dal tessuto adiposo addominale, un'altra buona parte invece è fornita dai vari distretti superiori del corpo, i distretti inferiori invece (glutei e cosce) sembrano avere una parte meno rilevante nella lipolisi (Jeffrey, Horowitz, 2006), (Arner,1995).

Durante l'esercizio di resistenza la lipolisi nei distretti superiori aumenta ancora più di differenza rispetto ai distretti inferiori. Tutto questo è dovuto alla disposizione dei recettori adrenergici, di cui abbiamo già parlato, alla disposizione e alla quantità dei recettori dell'insulina e dell'adenosina, che influiscono in maniera determinante sulla lipolisi e sulle differenze distrettuali (Arner,1995).

La percentuale lipolitica di ogni distretto corporeo rispetto ad un altro non è ancora stata studiata, in pratica non si sa se la lipolisi differisce tra un muscolo ed un altro; tuttavia uno studio del 2002 (Hagstrom-Toft et al., 2002) ha messo a confronto tre muscoli del corpo umano, il gastrocnemio, il vasto laterale e il deltoide e ha trovato una lipolisi decisamente più alta nel gastrocnemio, sebbene esso sia un muscolo degli arti inferiori. Su questo dato lo studio ha gettato varie teorie, la principale riguarda il fatto che il gastrocnemio è quasi totalmente composto di fibre muscolari di tipo uno, ovvero le fibre utilizzate maggiormente nell'esercizio di resistenza aerobica. Quindi potrebbe essere che queste fibre ricavando energia dall'ossidazione dei lipidi hanno bisogno di una maggiore lipolisi distrettuale (Hagstrom-Toft et al., 2002).

Sebbene il corpo umano presenti distretti corporei più o meno lipolitici di altri, sembrerebbe che la lipolisi non si verificherebbe comunque con maggiore efficacia a livello dei depositi di grasso situati in prossimità dei distretti muscolari che lavorano. Perciò diminuire il grasso in una specifica zona del corpo (spot reduction), esercitando i muscoli specifici di quella zona, sembra sia un fatto totalmente impossibile, al contrario di quello che molte televendite televisive cercano di affermare ai giorni nostri per provare a vendere i loro prodotti. Diversi studi nel giro degli ultimi 30 anni sono stati effettuati per fare un'analisi critica sul tema della spot reduction, nei capitoli seguenti verranno riassunti i risultati degli studi maggiormente rappresentativi.

Lo studio di Katch et al. - Effects of situp exercise training on adipose cell and adiposity - res. q. exerc. sport, 55:242, 1984

Per dimostrare l'inconsistenza della "Spot reduction", Katch et al. calcolarono gli effetti di 5004 ripetizioni di addominali sul grasso addominale. Dopo aver misurato la percentuale di grasso corporeo con il metodo idrostatico, e aver preso la biopsia del grasso nelle regioni: addominale, sottoscapolare e glutea, 13 uomini cominciarono a svolgere per 27 giorni sedute di addominali e 6 uomini invece furono tenuti come gruppo di controllo. Si lavorava per 5 giorni a settimana.

Il primo giorno vennero eseguiti 70 addominali, svolti in 10 serie di 7 addominali ciascuna, con 10 secondi di riposo tra le serie. Alla fine del giorno 27 il numero degli esercizi fu aumentato a 336, svolti in 14 serie di 30 secondi con 24 addominali ciascuna. Al termine degli allenamenti, la successiva biopsia rivelò che gli adipociti presenti a livello della regione addominale non risultavano significativamente inferiori di quelli delle regioni di controllo relativamente non allenate (muscoli glutei e sottoscapolari). Dunque questo dimostrerebbe chiaramente che la spot reduction non esiste, ma c'è da dire che questo studio potrebbe essere ampiamente criticato.

Per prima cosa gli addominali che si svolgevano nel 1984 potrebbero essere stati differenti rispetto alle metodiche che si usano ai giorni nostri e inoltre la metodologia di svolgere serie con così poche ripetizioni potrebbe aver influito sul risultato. Infatti, come abbiamo detto, nei primi minuti di un esercizio non vengono utilizzati subito gli acidi grassi del tessuto adiposo, forse serie da 100 e più ripetizioni ciascuna avrebbero cambiato il risultato.

Lo studio di Steinberg et al. - Thickness of subcutaneous fat and activity of underlying muscles – ann intern med 74: 408-411, 1971

Per sottoporre il concetto di Spot Reduction ad esame critico è stata comparata la circonferenza e lo spessore del grasso sottocutaneo su specifici siti del braccio destro e sinistro di un gruppo di giocatori di tennis. Sono state confrontate le pliche cutanee (cioè lo spessore dello strato pellegrasso).

È stata riscontrata una differenza media di 2,25 cm tra l'avambraccio ipertrofico dei tennisti maschi e quello meno attivo, e 1,15 cm di differenza tra l'avambraccio ipertrofico delle tenniste e il loro braccio meno attivo. La differenza della circonferenza del braccio superiore era 0,95 cm negli uomini e 1,05 cm nelle donne. Questi valori erano significativamente diversi da quelli dei soggetti di controllo. Non c'era comunque nessuna differenza significativa nello spessore di grasso sottocutaneo sopra il muscolo del braccio che riceveva più allenamento rispetto al braccio che ne riceveva di meno. Questo studio del 1971 ha fornito l'evidenza diretta contro la validità del concetto di spot reduction.

Lo studio di Krotkiewski et al. - The effect of unilateral isokinetic strength training on local adipose and muscle tissue morphology, thickness, and enzymes - eur j appl physiol 42: 271-281, 1979

Un lavoro su una gamba per 5 settimane su 10 donne in salute di mezza età portò ad un significativo aumento di forza muscolare e ipertrofia sulla gamba esercitata. Lo spessore del tessuto adiposo sottocutaneo, misurato mediante ultrasuoni e plicometria, è diminuito nella gamba allenata mentre in quella non allenata rimase uguale. Ma un ridotto spessore del tessuto adiposo potrebbe essere dovuto all'espansione del muscolo allenato che comprime il tessuto adiposo.

Per chiarificare se questa riduzione del grasso era avvenuta oppure no Krotkiewski et al. fecero due biopsie del tessuto adiposo sottocutaneo per ogni coscia e trovarono che il peso della cellula trigliceride non era decresciuto significativamente rispetto al peso di quella della gamba non allenata.

Questo studio concluse quindi con l'affermare che la relazione tra le componenti magre e grasse della coscia umana è significativamente influenzata dai cambiamenti dell'attività del muscolo scheletrico della coscia, ma un programma di allenamento di forza localizzato su un muscolo può difficilmente essere usato per svuotare il deposito di grasso sopra il muscolo in esercizio.

Tuttavia alcuni cambiamenti di peso come abbiamo detto c'erano stati, e i cambiamenti definiti "non significativi" potrebbero essere tali a causa di un errore statistico di secondo tipo, come ipotizzato da uno studio che sarà trattato nei prossimi capitoli. (Bente Stallknecht et al., 2007).

Lo studio di Kostek et al. - Subcutaneous fat alterations resulting from an upper-body resistance training program - Medicine and science in sports and exercise 39(7):1177-1185, july 2007

A confermare comunque l'opinione dello studio di Krotkiewski et al, ci ha pensato anche questo studio del dipartimento di Kinesiologia dell'università del Connecticut, Storrs, USA.

Per valutare gli effetti di un programma di resistenza sul grasso sottocutaneo, i ricercatori hanno avuto 104 partecipanti (45 uomini e 59 donne) che hanno completato un programma di allenamento per la resistenza di 12 settimane, allenando il loro braccio non dominante. I soggetti hanno avuto il loro tessuto adiposo del braccio, misurato tramite plicometria e dalla risonanza magnetica per immagini (MRI), prima durante e subito dopo le 12 settimane di allenamento, e i risultati delle misurazioni sono stati comparati tra loro anche a seconda dell'età e del sesso, per valutare tutte le differenze possibili date dai risultati del programma.

Alla conclusione dello studio i ricercatori scoprirono che le misurazioni col plicometro indicavano un decremento del tessuto adiposo sottocutaneo solo nel braccio allenato; questo risultato era evidente negli uomini ma non nelle donne. Semplicemente il plicometro sembrava chiaramente mostrare che la spot reduction accadeva solo nel sesso maschile.

I ricercatori misurarono i risultati provenienti dall'MRI e scoprirono che la perdita del grasso sottocutaneo accadeva generalmente non solo in entrambi i sessi ma anche in entrambe le braccia. Questo portò alla conclusione generale che mentre un allenamento di resistenza porta a una generale riduzione di grasso, esso non induce Spot Reduction.

Questo studio evidenzia anche importanti differenze tra gli strumenti di misurazione del grasso sottocutaneo, e aiuta gli istruttori di fitness a capire come non sempre le misurazioni con il plicometro portino a risultati attendibili. In questo studio infatti le prime misurazioni fatte col plicometro sembravano indicare che la spot reduction accadeva, proprio come era accaduto a Krotkiewski et al. nello studio riportato sopra a questo.