Il ruolo dell'attenzione
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Il ruolo dell'attenzione

Osservazioni sperimentali ed empiriche forniscono prove evidenti sul fatto che l'attenzione ha un ruolo nella modulazione degli aspetti sensoriali ed affettivi dell'esperienza del dolore

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Il ruolo dell'attenzione

Studi neurofisiologici mediante risonanza magnetica funzionale (FMRi) hanno analizzato le differenze nell'attivazione di varie aree cerebrali deputate all'elaborazione del dolore in relazione a stati di attenzione o di distrazione. Per esempio Bantick ha somministrato dolore ad un gruppo di soggetti mentre eseguivano un test attentivo (simile al test di Stroop) e successivamente, mentre prestavano attenzione allo stimolo doloroso. La percezione del dolore risultava significativamente ridotta durante il test attentivo ed il test di imaging evidenziava l'attivazione di aree cerebrali associate al meccanismo dell'attenzione selettiva e alla percezione delle emozioni (corteccia orbitofrontale, corteccia cingolata anteriore). Inoltre aree incaricate della percezione del dolore (talamo, insula) mostravano una minore attivazione, supportando il risultato di ridotta percezione del dolore. 33 Non si sa ancora se esiste uno specifico network cerebrale dedicato alla modulazione del dolore tramite l'attenzione e, in caso affermativo, se è diverso dalla rete che produce analgesia in altri casi (effetto placebo, agopuntura, o effetti farmacologici). Anche in questo caso però, si ipotizza che si attivi il sistema discendente della modulazione del dolore, ma non si esclude che un altro meccanismo correlato al sistema dell'attenzione possa coinvolgere altre aree del cervello deputate alla percezione del dolore. In conclusione, l'esercizio fisico può ridurre la quantità di attenzione che si presta allo stimolo nocicettivo, portando così ad un effetto ipoalgesico.

Fatica e dolore

La fatica è uno stato psicofisico che descrive una serie di disturbi, associati a debolezza sia fisica che mentale. Può variare da uno stato generale di spossatezza e sonnolenza alla sensazione di bruciore muscolare provocata da esercizi ad intensità elevate. La fatica che interessa l'atleta è stata distinta in fatica centrale e fatica periferica. La fatica viene definita centrale quando è imputabile a meccanismi che originano nel sistema nervoso centrale, ovvero in tutte quelle strutture nervose corticali e subcorticali i cui compiti vanno dall'ideazione del movimento alla conduzione dell'impulso nervoso fino al motoneurone spinale. È definita fatica periferica quando i fenomeni che la determinano si verificano nel motoneurone spinale o all'interno della fibra muscolare. Nel primo caso è presente una componente neuronale, data dalla diminuzione degli impulsi cerebrali ai muscoli scheletrici che è influenzata dall'attività della psiche, ovvero dalla volontà del soggetto, dalla sua sfera emotiva e dalla motivazione di esecuzione del movimento. Nel secondo caso partecipa una componente metabolica che varia in base alla durata e all'intensità dell'esercizio muscolare e che si basa sull'aumento intramuscolare di lattato, fosfati e creatininchinasi e diminuzione del pH.34

Siccome molte persone affette da fatica cronica presentano dolore e molte persone affette da dolore cronico presentano fatica si pensa che questi elementi siano collegati. In particolare si è ipotizzato che la fatica aumenti la percezione del dolore e provochi iperalgesia. Studi condotti sui topi confermano queste ipotesi. 3536 Geisser e collaboratori hanno sottoposto dei topi allenati e sedentari ad un esercizio di resistenza ad esaurimento. In entrambi i casi è stato rilevato un abbassamento delle soglie di percezione del dolore dopo l'esercizio. L'unica differenza rilevata tra topi allenati e non allenati era che i primi recuperavano la normale percezione del dolore in tempi più brevi. Studi più approfonditi 37hanno evidenziato che il meccanismo che aumenta la nocicezione in risposta alla fatica è centrale piuttosto che periferico. Infatti bloccando con degli anestetici l'attività di alcuni nuclei del bulbo encefalico, si evitava l'iperalgesia successiva all'esercizio. Inoltre l'effetto iperalgesico risultava diffuso a tutto l'organismo e non solamente ai muscoli affaticati dallo sforzo.35 Questo dimostra che questi siti del bulbo (in particolare i nuclei del rafe) sono responsabili dell'aumento della nocicezione in risposta ad un compito affaticante. Non sono presenti in letteratura studi che dimostrano questa correlazione tra fatica e iperalgesia post esercizio nell'uomo.

La psicofisica

La psicofisica è una branca della psicologia che studia quantitativamente le relazioni che esistono tra stimoli fisici, definiti e misurabili, e le risposte, intese come sensazioni e percezioni che questi stimoli causano. I suoi metodi possono essere applicati allo studio di un sistema percettivo. La teoria della psicofisica è stata formulata nel 1860, quando Gustav Theodor Fechner (Fig. 1.11) pubblicò "Elementi di Psicofisica". Egli descrisse la psicofisica come "ricerca relativa agli stimoli fisici ed al modo con cui sono percepiti",38 elaborò la maggior parte delle tecniche classiche e pose le basi per i fondamenti psicologici di questo campo. Fechner volle sviluppare una teoria che riuscisse a collegare la materia alla mente descrivendo la relazione tra il mondo ed il modo in cui noi lo percepiamo. Per fare ciò collaborò con Ernst Heinrich Weber (Fig. 1.12), un fisiologo tedesco degno di nota. Si può affermare quindi che, con la psicofisica, Fechner fece diventare la psicologia una scienza.

Le soglie

In psicofisica si utilizzano stimoli sperimentali che possono essere misurati oggettivamente come luci che variano in luminosità o suoni di diversa intensità. Tutti i sensi sono stati studiati: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Una soglia (o limen), è il punto di intensità in cui un soggetto può rilevare la presenza di uno stimolo o evidenziare un cambiamento nello stimolo. Stimoli con intensità al di sotto della soglia non sono rilevabili (e quindi sub-liminali). Ci sono due tipi di soglie principalmente studiati in psicofisica: la soglia assoluta e la soglia differenziale.39

Per soglia assoluta si intende il livello di intensità per il quale si è in grado di rilevare la presenza di uno stimolo. Ad esempio il minimo numero di decibel udibili ad una certa distanza, o la minima quantità di zucchero disciolto in acqua che può essere percepito dalla papille gustative, o ancora la minima pressione sulla cute che può causare dolore. Con il termine soglia differenziale ci si riferisce alla minima differenza di intensità percepibile tra due stimoli. Ad esempio qual è la minima differenza di peso necessaria a discriminare due oggetti di peso diverso. Ovviamente queste soglie possono variare anche di molto tra soggetto e soggetto per le diverse caratteristiche anatomiche interpersonali.

Metodi generali

Gli esperimenti psicofisici usano tradizionalmente tre metodi per testare la percezione di uno stimolo o la differenza tra due stimoli 40:

  • Metodo dei limiti
    Al soggetto sono presentate ripetutamente diverse serie di stimoli. Alcune partono da valori infraliminari (al di sotto della soglia) e hanno ordine ascendente nell'intensità fino a quando si raggiunge un livello idoneo per suscitare la sensazione. Altre partono da stimoli sovra liminari (al di sopra della soglia) e hanno ordine discendente finché si giunge allo stimolo che non produce più la relativa sensazione. Le due serie di stimoli sono combinate casualmente tra loro. Il valore soglia assoluta corrisponde allo stimolo avvertito dal soggetto nel 50% dei casi.
  • Metodo dell'aggiustamento
    Si richiede al soggetto di aggiustare attraverso una manopola o un cursore il livello di intensità di uno stimolo finché sia in grado di suscitare in lui una risposta, partendo da stimoli infraliminari.
  • Metodo degli stimoli costanti
    Viene presentato al soggetto un certo numero di stimoli in ordine casuale, alcuni sovraliminari altri infraliminari. Ogni volta si invita il soggetto a riferire se ha avvertito o no una sensazione. Lo stimolo che ottiene il 50% delle risposte corrisponde al valore soglia.

La psicofisica nello studio del dolore

La psicofisica è un'importante risorsa nel campo del dolore principalmente per due motivi. Da un lato, fornisce preziose risorse per comprendere come e quando si diventa coscienti di uno stimolo nocivo; d'altra parte offre un quadro per capire il dolore come emozione. La maggior parte dei medici pensano al dolore come una sensazione spiacevole che origina nei tessuti traumatizzati, ma il dolore è molto di più che un'informazione sensoriale sulle condizioni del corpo. In psicofisica si identificano due soglie per il dolore: la soglia di percezione del dolore e la soglia di tolleranza del dolore.

La soglia di percezione del dolore è l'intensità con cui uno stimolo comincia a evocare il dolore. Si tratta di un fenomeno del tutto soggettivo. Rappresenta il passaggio dalla percezione tattile a quella nocicettiva. Prendiamo ad esempio come stimolo la temperatura. I termocettori scaricano ad una frequenza standard (2-5 volte al secondo) quando la temperatura della cute è ai suoi valori fisiologici. L'aumento della temperatura aumenta la frequenza di scarica dei termocettori per il caldo e riduce quella dei termocettori per il freddo, e viceversa. La massima frequenza di scarica dei recettori per il freddo si osserva ad una temperatura di circa 25°C, quella dei termocettori per il freddo è intorno ai 45°C. È fondamentale notare che temperature inferiori o superiori a questi limiti riducono fino ad abolire la scarica delle fibre termocettive e attivano i nocicettori. 10

La soglia di tolleranza è l'intensità massima di dolore che un individuo può sopportare. Anche questo aspetto del dolore è molto variabile. Uno studio su larga scala ha dimostrato che la tolleranza al dolore cutaneo incrementa con l'età, mentre quella al dolore profondo diminuisce. Inoltre gli individui di sesso maschile tollerano il dolore più delle donne e ci sono anche delle differenze in base alla razza: gli occidentali tollerano il dolore più degli orientali, mentre la popolazione di colore occupa una posizione intermedia.41

Soglia di percezione e soglia di tolleranza non sono direttamente correlabili. Sono due valori separati e indipendenti. Se un soggetto ha una soglia di percezione del dolore molto alta rispetto alla norma, non è detto che anche la sua soglia di tolleranza sia alta, e viceversa. Un esempio di questa dissociazione si può osservare negli individui affetti da fibromialgia. Queste persone hanno una soglia di percezione del dolore molto bassa (che è una delle caratteristiche del disturbo), ma molto spesso possiedono una soglia di tolleranza del dolore molto alta. Questo succede perché, in questi soggetti, è stato riscontrato un elevato livello di sostanza P nel fluido cerebrospinale.42