Effetti adattativi dell’allenamento
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Effetti adattativi dell’allenamento

Effetti adattativi dell’allenamento sull'organismo e differenze nei due sessi e nelle varie età.

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A seguito dell'allenamento nell'organismo avvengono numerose modificazioni che vanno sotto il nome di "adattamento". Ciascuna modificazione è normalmente reversibile, ossia tende a tornare allo stato iniziale se lo stimolo allenante non viene più somministrato. È tuttavia da sottolineare che, gli adattamenti indotti a seguito della pratica motoria, rappresentano miglioramenti di forma per l'organismo, pertanto non sono da ritenere come nefasti o controproducenti ma, semmai, auspicabili e da ricercare.
Come abbiamo sino ad ora abbondantemente chiarito, ogni risultato ottenuto con l'allenamento non è altro che l'adattamento del nostro corpo allo stress allenante subito. Per avere un'idea di quanto grande possa essere, basti pensare che, una maratona, è in grado di accelerare il nostro metabolismo del 200%, spingendo all'utilizzo di un quantitativo di ATP pressoché pari al peso corporeo dell'atleta.

Un grande divario nelle modalità di adattamento agli stimoli è riscontrabile nei due sessi. Questo è imputabile in prima istanza alle differenze che, già nei sedentari, è possibile rilevare. In genere marcate differenze fra uomini e donne iniziano a comparire nell'età puberale, prima vi è una minore discrepanza. A rendere più marcate tali differenze è il divario nella produzione ormonale. Il testosterone ad esempio, uno degli ormoni anabolizzanti più importanti, con spiccate doti ipertrofiche, che favorisce la sintesi proteica muscolare, è un tipico ormone sessuale maschile. Pertanto, anche con allenamenti specifici, nei soggetti di sesso femminile sarà ben più difficoltoso costruire imponenti masse muscolari.
La distribuzione corporea dei compartimenti muscolari e, ancor di più, la percentuale di muscolo presente in un individuo, influenza poi in maniera diretta ed indiretta anche i possibili adattamenti e l'espressione assoluta dei parametri di forza, resistenza ecc.

Nel dettaglio, mentre in un individuo di sesso maschile possiamo rilevare una percentuale di massa muscolare pari al 40% del proprio peso, nel sesso femminile tale valore è quasi dimezzato e, in parte, è rappresentato da adipe. Notoriamente più diffusa (sempre in termini percentuali) nel corpo femminile. Questo non significa che le donne non possano aspirare a interessanti incrementi di forza, ma semplicemente che, a parità di altre condizioni, in termini assoluti la forza esprimibile sarà quantitativamente inferiore rispetto a quanto rilevabile in un uomo.
Per quanto attiene alla percentuale corporea di grasso, gli estrogeni favoriscono il normale accumulo nelle donne, come evidenziato anche nelle tabelle per la determinazione della massa corporea.

Il sesso è determinante anche nell'espressione della resistenza, il sesso femminile ha un minor consumo di ossigeno per intervallo di tempo (pari a circa la metà dei maschi), una minore frequenza cardiaca, minore gittata sistolica e differenza arterovenosa di ossigeno, una minore quantità di emoglobina ed un muscolo cardiaco che, in proporzione al peso, è anch'esso di dimensioni minori. Tutti elementi che, giocoforza, rendono il sesso femminile meno propenso a lavori resistenti.
Parlando di parametri maggiormente aderenti alla pratica sportiva intensa, il VO2max nei soggetti di sesso femminile, in età adulta, è mediamente inferiore del 15% rispetto a soggetti di sesso maschile.

Un'ulteriore distinzione, oltre a quella di natura sessuale, è quella legata all'età dell'individuo. Ciascuna fase dello sviluppo si presta meglio all'allenamento di determinate peculiarità. Dato per scontato che, l'approccio alla pratica sportiva dovrebbe avvenire fin dai primi anni di vita, in questa fase bisognerà porre l'accento sugli aspetti ludici del gioco, senza esasperazioni e aspettative agonistiche che tenderebbero soltanto a frustrare il bambino e che, in genere, determinano un precoce abbandono dell'attività, proprio per l'esasperazione indotta.

Nei primi anni di vita, dai 5 ai 7 anni circa, sarà importante far svolgere attività richiedenti particolarmente doti coordinative, quindi finalizzate ad aspetti tecnici, adeguatamente modulati per i giovani sportivi. È questa la fase in cui le capacità coordinative possono essere meglio sollecitate ed ottimizzate. È anche il momento migliore per iniziare modesti programmi di forza esplosiva, essendo questo parametro fortemente connesso con le doti coordinative del singolo.
Dai 7 ai 10 anni potremo iniziare un graduale aumento delle resistenze offerte in allenamento, finalizzando quindi l'allenamento al parametro forza. Sempre senza esasperazioni e tenuto conto della giovane età. L'espressione della forza conosce una notevole ascesa sino ai 20 anni, mantenendo ottimi livelli e potenzialità di allenamento per almeno una decade. Successivamente inizia un processo involutivo, tanto più marcato quanto più sedentario sarà il soggetto.
Dai 10 ai 14 anni il lavoro dovrà prevedere l'esaltazione della rapidità dei gesti atletici.
Solo successivamente ai 14-15 anni potremmo iniziare la somministrazione di allenamenti aventi come scopo il miglioramento della resistenza di tipo anaerobico, prima fisiologicamente incompatibili, o della resistenza di tipo aerobica prima sconsigliata sul piano formativo ed anche della maturazione articolare.

Per quanto attiene la resistenza, essendo fortemente legata al VO2max, è bene tener presente che, tale parametro, inizia una progressiva decadenza procedendo versò l'età adulta e senile. Tuttavia questo processo non è imputabile direttamente all'invecchiamento, quanto alla sedentarietà che spesso accompagna le fasi adulte delle vita. Questo determina una diminuzione della massa muscolare in favore dell'adipe e, di conseguenza, una diminuzione del massimo consumo di ossigeno.

Nelle prime tappe della vita sportiva di un individuò sarà altresì importante focalizzarsi sulla multilateralità, escludendo la precoce specializzazione. I giovani atleti devono avere la possibilità di provare più discipline sportive e, nel caso di sport di squadra, devono poter saggiare i vari ruoli richiesti da uno sport. La specializzazione precoce non produce atleti provetti, ma potenziali "mutilazioni" nelle capacità di adattamento agli sport di situazione.
Le gare non devono certo mancare in questo periodo della vita, ma sarà bene evidenziare il loro ruolo pedagogico e formativo della sfera psicocaratteriale del soggetto e non come mero risultato sportivo. Un giovane atleta che cresca sicuro di se, che impara a gestire le sconfitte, diverrà un atleta ed un adulto equilibrato ed in grado di gestire le emozioni che, eventuali competizioni importanti, possono determinare. Viceversa, far pesare in maniera frustrante una sconfitta, renderà sempre più schivo il soggetto, insicuro e meno disposto a futuri confronti.
Allo stesso modo, anche gli elogi in caso di vittoria, dovranno essere adeguati e non smisurati, proprio per fare restare il giovane atleta con "i piedi per terra". Evitando che successive potenziali sconfitte possano essere vissute in maniera troppo negativa.