Effetti dell’allenamento sui muscoli e sulla prestazione muscolare - seconda parte
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Effetti dell’allenamento sui muscoli e sulla prestazione muscolare - seconda parte

Analisi dei principali effetti che l’allenamento determina sui muscoli e sulla prestazione muscolare. I processi di adattamento - seconda parte

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La forza che un muscolo è in grado di esercitare è direttamente imputabile, oltre che al controllo nervoso, alla sua sezione trasversa. Nel dettaglio, ciascun cm2 di superficie, è in grado di esprimere una forza pari a 3-4 kg. Questa quantità di forza può subire un incremento di circa il 40% nelle fasi eccentriche di un movimento divenendo, in individui estremamente muscolosi (es. pesisti e body builder di elevato livello), potenzialmente traumatica per le articolazioni, costantemente sottoposte a deleterie forze pressorie.

La potenza muscolare è il prodotto della forza, per l'ampiezza del movimento, per il numero di contrazioni al minuto. Espressa al massimo livello è sostenibile da un atleta solo per pochi secondi, poi inizia drasticamente a calare. È tipica di sport di breve durata (es. centometristi) o di discipline che richiedono ripetute prestazioni ma di breve durata. Il miglioramento del parametro forza avrà come conseguenza anche l'aumento della potenza esprimibile.

La resistenza rappresenta il tempo per il quale è possibile protrarre una prestazione. Il miglioramento della resistenza è in massima parte dovuto all'idoneo accumulo dei substrati energetici (particolarmente glicogeno) ed al miglioramento dei sistemi di liberazione energetica per via aerobica. Tutti parametri che sono ottimizzati a seguito dell'allenamento.
A tal proposito, le scorte di glicogeno muscolare in un soggetto allenato, possono raddoppiare rispetto a quelle accumulabili in un individuo sedentario, con un'enorme ripercussione nel miglioramento della resistenza. In termini quantitativi dai 250-300 grammi di glicogeno muscolare presente in un soggetto, si può giungere agli oltre 500 grammi di un atleta. Anche le scorte epatiche, che normalmente non superano i 100 grammi, nei soggetti allenati possono raddoppiare.
In virtù del tipo di allenamento è poi possibile osservare ulteriori modificazioni sulla lunghezza muscolare. Nello specifico, intervenendo sul suo potenziale contrattile, è possibile modificare la distribuzione tendinea e della massa carnosa del muscolo.

Se nel corso della stimolazione muscolare operiamo con contrazioni e stiramenti completi per tutta l'ampiezza, la parte contrattile del muscolo aumenta e, conseguentemente, aumenta anche l'ampiezza del movimento. A riposo la lunghezza totale del muscolo è immutata.

In caso di contrazione completa e stiramento incompleto: si tende a favorire l'accorciamento del ventre muscolare, le strutture tendinee restano invariate e, il muscolo a riposo, risulta più corto.

In caso di contrazione incompleta e stiramento completo si favorisce l'accorciamento del ventre ma, al contempo, è favorito l'allungamento tendineo in misura maggiore rispetto all'accorciamento della parte contrattile. Questo determina, come risultato, una maggiore lunghezza totale del muscolo a riposo.

Infine, nel caso di contrazione e stiramento incompleti il muscolo tenderà ad accorciare notevolmente il suo ventre, con un non proporzionale allungamento tendineo, quindi la lunghezza complessiva tenderà a diminuire.

Partendo da queste considerazioni sarà possibile strutturare un allenamento finalizzandolo alle nostre aspettative. Ad esempio, per la correzione di atteggiamenti cifotici, sarà il caso di allenare i dorsali in contrazione completa e allungamento incompleto, l'accorciamento del muscolo tenderà ad "aprire" la curvatura dorsale.