Cos'è l'ipertensione arteriosa?
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Cos'è l'ipertensione arteriosa?

L'ipertensione arteriosa è la condizione patologica in cui i valori di pressione arteriosa sono più elevati rispetto a quelli definiti come normali. Epidemiologia dell'ipertensione arteriosa in Italia e in Europa

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Cos'è l'ipertensione arteriosa?

Per ipertensione arteriosa (IPA) si intende una condizione patologica in cui i valori di pressione arteriosa sono più elevati rispetto a quelli definiti come normali.

È noto che la pressione arteriosa subisce delle variazioni fisiologiche nel corso della giornata e che aumenta fisiologicamente con l'età a causa dell'indurimento della parete delle arterie e della loro conseguente perdita di elasticità, fenomeni dovuti tutti all'arteriosclerosi.

Per poter fare una corretta diagnosi di Ipertensione Arteriosa è quindi importante definire un limite tra i valori normali e quelli patologici1.

Nei paesi occidentali i valori pressori subiscono un incremento sia nell'infanzia che nell'età adulta. Alla nascita i valori medi della pressione sistolica e diastolica sono pari rispettivamente a circa 70 mmHg e 50 mmHg, ma nei giorni immediatamente successivi aumentano rapidamente: l'incremento è più lento nelle settimane seguenti, dalla sesta settimana fino ai sei anni è minimo, ma successivamente si accentua correlandosi ad altezza e peso.

La pressione arteriosa dei bambini tende ad essere simile a quella dei genitori (aggregazione familiare di fattori genetici e ambientali). Essi, inoltre, tendono a mantenere nel tempo la stessa posizione nell'intervallo di distribuzione della pressione arteriosa; cioè, per esempio, bambini con livelli pressori ai limiti superiori della cosiddetta norma, tenderanno a presentare valori pressori ai limiti superiori anche nell'età adulta (fenomeno del "tracking").

La pressione sistolica presenta un incremento più rapido della diastolica (rispettivamente 1-2 mmHg/anno e 0,5-1 mmHg/anno) e di conseguenza aumenta anche la pressione differenziale.

Dopo i 13 anni i valori pressori aumentano più rapidamente nel sesso maschile, cosicché all'età di 18 anni i ragazzi hanno una pressione sistolica e diastolica più alta rispetto alle coetanee (+10 mmHg e +5 mmHg rispettivamente)2.

Sembra inoltre esserci una marcata differenza dei valori medi di pressione arteriosa tra i differenti Paesi del Mondo.

Negli USA la pressione arteriosa nella popolazione di colore presenta un incremento correlato all'età maggiore rispetto alla popolazione bianca ed in essa la diastolica è mediamente di 5-10 mmHg più alta.

Tuttavia, in altri studi o se l'analisi statistica viene corretta per variabili come peso corporeo e status socioeconomico, le differenze razziali risultano minori o addirittura assenti. Esistono, però, alcune prove indirette dell'intervento di fattori genetici nella popolazione afroamericana, come una maggiore prevalenza dell'ipertensione "a bassa renina" ed un'escrezione più lenta del carico di sodio anche nei soggetti normotesi. Quest'ultimo è un meccanismo di difesa verso la disidratazione; può essere considerato espressione di una caratteristica genetica di popolazioni che vivono in aree calde oppure la conseguenza di una selezione nei progenitori trasportati in cattività.

In Europa (EU25) l'ipertensione arteriosa rappresenta, secondo un'indagine condotta da Eurobarometer, la prima causa di terapia di lungo termine: nel 2007 fino al 9% della popolazione europea era infatti in trattamento per IPA. Il problema è noto e tenuto in considerazione dai cittadini europei, il 60% dei quali nell'anno precedente all'indagine aveva controllato la pressione arteriosa almeno una volta. Di essi inoltre, un terzo aveva misurato la pressione arteriosa di propria iniziativa e la restante parte per iniziativa del medico o all'interno di un programma di screening. Il 12% della popolazione europea e la metà degli europei in trattamento dichiaravano infine di aver cambiato stile di vita (esercizio fisico e abitudini alimentari) a causa dei livelli elevati di pressione arteriosa3.

La prevalenza dell'ipertensione arteriosa in Europa varia fortemente tra i diversi Paesi4: dagli studi di prevalenza pubblicati negli ultimi 10 anni emerge che essa colpisce da circa il 30% fino ad oltre il 50% della popolazione adulta (tabella 1).

Ipertensione in Europa

Riferimento Paese Popolazione Incidenza sesso/età
Kastarinen et al. (2009) Finlandia (2007) 16.775 soggetti dalla popolazione generale tra 25 e 64 anni (Singola visita e intervista) Maschi: 52,1%
Femmine: 33,6%
MacDonald & Morant (2008) Regno Unito (2003) 6.855 soggetti dalla popolazione generale over 16 (Singola visita e intervista) Totale: 32,9%
Maschi: 35,2%
16-24: 6,7%
25-34: 11,6%
35-44: 17,8%
45-54: 35,4%
55-64: 47,7%
65-74: 62,5%
75+: 68,1%
Femmine: 32,9% 16-24: 1,4%
25-34: 5,3%
35-44: 10,2%
45-54: 22,8%
55-64: 43,2%
65-74: 63,5%
75+: 75,0%
MacDonald & Morant (2008) Regno Unito (2006) 2.576.015 soggetti over 16 estratti dai database dei medici di medicina generale (Diagnosi clinica) Totale: 26.9%
Maschi: 24.7%
16-24: 1,4%
25-34: 4,6%
35-44: 10,9%
45-54: 24,7%
55-64: 43,4%
65-74: 59,8%
75+: 61,7%
Femmine: 28.9%
16-24: 2,7%
25-34: 7,1%
35-44: 13,7%
45-54: 28,0%
55-64: 48,1%
65-74: 60,7%
75+: 62,2%
Margretardottir et al. (2009) Islanda (2009) 758 soggetti over 40 dalla popolazione generale (Singola visita e intervista) Totale: 32,3%
Panagiotakos et al. (2009) Grecia (2001) 2.101 maggiorenni, solo sani (Singola visita e intervista) Maschi: 36,6%
Femmine: 23,7%
Perez-Fernandez et al. (2007) Spagna (2004) 2.884 maggiorenni dalla popolazione generale (Singola visita e intervista) Totale: 25,5%
Maschi: 31,1%
<30: 13,6%
30-39: 20,5%
40-49: 32,2%
50-59: 50,0%
60-69: 58,8%
70+: 74,2%
Femmine: 20,7%
<30: 3,9%
30-39: 5,6%
40-49: 16,1%
50-59: 39,7%
60-69: 55,7%
70+: 82,5%
Redondo et al. (2011) Spagna (2000) 2.539 soggetti dalla popolazione generale tra 35 e 74 anni (Singola visita e intervista) Totale: 42,9%
Redondo et al. (2011) Spagna (2005) 5.627 soggetti dalla popolazione generale tra 35 e 74 anni (Singola visita e intervista) Totale: 32,3%
Schnabel et al. (2011) Germania (2001) 1.319 soggetti dalla popolazione generale tra 40 e 65 anni (Diagnosi clinica) Totale: 30,2%
Triantafyllou et al. (2010) Grecia (2006) 154 soggetti over 65 dalla popolazione generale (Singola visita e intervista) Totale: 89,0%
Maschi: 88,2%
65-74: 85,7%
75+: 90,9
Femmine: 90,2%
65-74: 85,7%
75+: 96,1%
Wagner et al. (2010) Francia (2007) 4.825 soggetti dalla popolazione generale tra 35 e 74 anni (Singola visita e intervista) Maschi: 47,3%
35-44: 23,9%
45-54: 46,0%
55-64: 63,0%
65-74: 79,7%
Femmine: 34,6%
35-44: 8,4%
45-54: 31,7%
55-64: 49,0%
65-74: 71,2%
Wolf-Maier et al. (2003) Germania (1999) 7.124 soggetti dalla popolazione generale tra 18 e 74 anni (Singola visita e intervista) Totale: 55,3%
Maschi: 60,2%
Femmine: 50,3%
Wolf-Maier et al. (2003) Regno Unito (1998) 13.586 soggetti over 16 dalla popolazione generale (Singola visita e intervista) Totale: 41,7%
Maschi: 46,9%
Femmine: 36,5%
Wolf-Maier et al. (2003) Svezia (1999) 1.823 soggetti dalla popolazione generale tra 25 e 74 anni (Singola visita e intervista) Totale: 38,4%
Maschi: 44,8%
Femmine: 32,0%

La prevalenza sembra uniformemente maggiore nei soggetti di sesso maschile. Tuttavia, è stato osservato in soggetti con diagnosi posta clinicamente ad un attento follow-up e non dopo una singola visita, che la differenza tra i sessi può anche invertirsi5. Inoltre, nelle fasce d'età più avanzate, più studi hanno evidenziato una maggiore prevalenza nel sesso femminile che in quello maschile5, 6, 7.

Con l'avanzare dell'età la prevalenza dell'IPA tende ad aumentare, fino a colpire oltre tre quarti della popolazione dopo i 70 anni. Questo vale anche per il sesso femminile, per il quale la prevalenza resta comunque al di sotto del 10% fino ai 45 anni d'età5, 6, 7, 8.

Ipertensione in Italia

Nel nostro panorama italiano, nonostante negli ultimi trenta anni si sia verificata una riduzione della mortalità per le principali malattie cardiovascolari, la cardiopatia coronarica e l'ictus rimangono malattie a elevata frequenza e sono fra le cause più diffuse di invalidità. Ciò è legato alla distribuzione demografica del nostro Paese, dove la popolazione diventa mediamente sempre più anziana e conseguentemente più colpita da patologie croniche dell'invecchiamento, come arteriosclerosi e IPA9.

Complessivamente il 31% della popolazione italiana è iperteso e il 17% è border-line10. Negli uomini i valori sono più elevati nel Nord-Est (37%) e nel Nord-Ovest (33%), nelle donne al Sud (34%)11.

In accordo con i dati riportati in letteratura, i valori aumentano con l'avanzare dell'età e nelle donne l'aumento legato all'età è particolarmente evidente dopo la menopausa.

La proporzione degli ipertesi trattati è più elevata al Sud (63%) e più bassa al Nord-Ovest (49%) e al Nord-Est (51%). La proporzione degli uomini ipertesi trattati in modo adeguato varia dal 24% al Nord-Est e al Nord-Ovest, al 33% al Centro e al 29% al Sud; leggermente migliore la situazione fra le donne, 36% al Nord-Ovest, 40% al Nord-Est, 46% al Centro e 37% al Sud.

Rimane elevata in tutte le aree la proporzione di uomini ipertesi non trattati: 56% al Nord-Ovest, 55% al Nord-Est, 47% al Centro e 45% al Sud; le corrispondenti proporzioni nelle donne sono 40%, 40%, 31% e 27%. È interessante notare che una proporzione elevata di ipertesi (27%) non sa di esserlo (tale proporzione varia: 32% nel Nord-Est, 30% nel Nord-Ovest, 19% nel Centro e 24% nel Sud) e di questi la maggior parte non ha misurato la pressione nell'ultimo anno12.

L'elevata proporzione di ipertesi, sia fra gli uomini che fra le donne, le differenze nella prevalenza fra Nord, Centro e Sud, l'elevata proporzione di ipertesi non trattati in modo adeguato dovrebbero essere informazioni su cui riflettere. È interessante notare che le donne sono trattate proporzionalmente in modo migliore rispetto agli uomini, probabilmente perché hanno maggiore attenzione verso i problemi legati alla salute12. Quello che stupisce è l'elevata proporzione di persone, sia uomini che donne, che non viene trattata affatto; gran parte di queste persone ha dichiarato di non sapere di essere ipertesa e di non aver misurato la pressione arteriosa nell'ultimo anno. La misurazione della pressione arteriosa è una procedura semplice, veloce e poco costosa che, se realizzata in modo standardizzato, può essere molto importante per valutare il rischio di malattia cardiovascolare.