Pressione sanguigna ed attività sportiva
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Pressione sanguigna ed attività sportiva

Influenza dell'allenamento con i sovraccarichi e dell'allenamento aerobico sulla pressione sanguigna, quali attività evitare e quali quelle consigliate per gestire un cliente o un soggetto tendente all’ipertensione o iperteso

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Pressione sanguigna ed attività sportiva

La misurazione della pressione sanguigna è un parametro utile nel determinare se alcuni tipi di attività sportiva possano portare a interferenze negative rispetto ai suoi valori. La rilevazione può essere fatta con estrema semplicità mediante un apparecchio automatico in vendita in qualsiasi farmacia e, se in linea di massima uno strumento automatico non è la migliore delle soluzioni, nel caso specifico in cui l'intento è di tipo conoscitivo e non certo diagnostico, rappresenta ugualmente un sistema di facile impiego. Se lo sfigmomanometro utilizzato è di buona qualità darà ugualmente risultati ampiamente affidabili. I valori restituiti sono sotto forma numerica e indicano la cosiddetta pressione massima (sistolica) e pressione minima (diastolica). Per soggetti adulti valori adeguati corrispondono ad una media di 80mm/Hg (per la pressione minima) e 120mm/Hg (per la pressione massima).

Se a seguito della misurazione si rilevano valori più alti, prossimi a 140 mm/Hg per la massima e 90 mm/Hg per la minima si rende opportuna la consultazione di un medico prima di iniziare qualsiasi pratica sportiva così come ulteriori test di tipo funzionale.

In linea di massima l'ipertensione è valutata come:

Valutazione Massima Minima
Lieve tra 140 e 150 tra 90 e 100
Modesta tra 160 e 180 tra 100 e 110
Grave > 180 > 110

Il risultato della misurazione può essere influenzato da un gran numero di fattori, non ultimi quelli di natura emotiva, pertanto se il cliente riferisce che di solito possiede valori pressori nella norma sarà bene ripetere la misurazione dopo qualche intervallo di tempo.

È da segnalare che il lavoro in palestra eseguito alle macchine con sovraccarichi, e in generale un lavoro finalizzato all'incremento del volume muscolare e della forza massimale, può aggravare stati ipertensivi. Al contrario attività di tipo aerobico, come la corsa, il ciclismo ecc. possono aiutare a tenere sotto controllo un'ipertensione lieve e a prevenire forme più acute.

L'aggravarsi di eventuali stati ipertensivi, o l'aumento della pressione sanguigna che consegue la regolare attività svolta con i sovraccarichi, è facilmente spiegabile. Nel corso del lavoro muscolare la contrazione stessa agisce sui vasi sanguigni che percorrono il muscolo comprimendoli. A causa della compressione il flusso ematico incontra una maggiore resistenza per contrastare la quale la pressione sanguigna subisce un incremento. Come è intuibile l'incremento dei valori pressori sarà proporzionale al volume delle masse muscolari1. Il meccanismo è esattamente l'opposto di quanto provocato da attività di tipo aerobico che invece concorrono alla diminuzione delle resistenze periferiche e ad un conseguente calo della pressione sanguigna causato da molteplici fattori come la stimolazione della pompa venosa, l'incremento della rete vascolare e il mantenimento di una maggiore elasticità dei vasi, l'eliminazione di maggiori quantità di sodio per effetto di una più marcata sudorazione.

L'incremento della pressione indotto da allenamenti finalizzati all'aumento delle masse muscolari e della forza massimale è reversibile, inoltre risulta meno marcato in individui già allenati. È tuttavia sconsigliato somministrare tale tipo di training in soggetti ipertesi2 ricordando che uno stato ipertensivo di medio/lunga durata (diversi anni) può portare a gravi complicazioni cardiocircolatorie, ma anche renali e cerebrali.

Un ultimo elemento degno di nota è dato dal cospicuo aumento della pressione arteriosa e intraoculare in soggetti posti a testa in giù3. Tale evento è di primaria importanza per quegli individui che usano abitualmente le panche per inversione, esercizio vivamente sconsigliato per tutti gli ipertesi, o che eseguono lavori contro resistenza su panche declinate.