Sindrome metabolica: prevenzione e cura
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Sindrome metabolica: prevenzione e cura

La prevenzione e la cura della sindrome metabolica, causa primaria di mortalità e morbilità in Occidente, passano attraverso una corretta attività fisica, come dimostrato dalla ricerca condotta presso l'Università di Urbino.

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Sindrome metabolica: prevenzione e cura

La sindrome metabolica (MS - Metabolic syndrome) è diventata in breve tempo una causa primaria di mortalità e morbilità nei paesi industrializzati, superando le malattie infettive, i traumi e le malattie correlate al fumo1.

Consapevoli di ciò si è improntato uno studio rivolto a valutare se attraverso uno stile di vita più sano, basato su una corretta alimentazione e un'attività fisica costante e controllata, si possano ridurre i fattori di rischio che caratterizzano la sindrome metabolica. A tal fine sono stati reclutati presso il Centro Antidiabetico di Urbino 10 pazienti di sesso femminile con sindrome metabolica da almeno un anno e con un'età compresa tra i 35-55 anni.

La sindrome metabolica può essere considerata un disordine multifattoriale caratterizzato da un fenomeno distinto, sebbene eterogeneo, associato allo sviluppo di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari (MCV), malattie immunologiche, endocrine, neurologiche e renali2.

L'aumento pandemico è molto probabilmente legato al parallelo incremento di situazioni di obesità e i trial clinici indicano che cambiamenti significativi dello stile di vita sono in grado di modificare le alterazioni metaboliche della sindrome.

I dati registrati in letteratura per la sindrome metabolica possono variare molto in considerazione, naturalmente, delle diverse popolazioni studiate, del genere e dell'età dei campioni selezionati.
Particolare rilievo è dato all'obesità addominale, anche se i criteri dell'ATP III (Adult Treatment Panel III), con riferimento ai valori della circonferenza addominale, sono poco applicabili in alcune popolazioni. Proprio per superare questa limitazione l'International Diabetes Federation (IDF), ha elaborato una nuova definizione di sindrome metabolica, in cui l'obesità addominale, definita sulla base di valori soglia di circonferenza addominale differenti, a seconda delle aree geografiche, occupa un ruolo centrale nella diagnosi (tab. 1). Più semplicemente la stessa ATP III ha proposto una serie di criteri diagnostici basati su comuni misure cliniche comprendenti: circonferenza del giro vita, trigliceridi, colesterolo HDL, pressione arteriosa e glicemia a digiuno. Se almeno 3 di queste 5 misure presentano alterazioni di valori è possibile diagnosticare una sindrome metabolica.

Criteri per la diagnosi di sindrome metabolica
Obesità addominale: circonferenza del giro vita maggiore o uguale a 102 cm negli uomini e 88 m nelle donne
Ipertrigliceridemia: maggiore o uguale a 150 mg/dl (1,70mmol/L)
Ridotti livelli di colesterolo HDL: minore di 40 mg/dl (1,04 mmol/L) negli uomini e di 50 mg/dl (1,29 mmol/L) nelle donne
Ipertensione arteriosa: maggiore o uguale a 130 mmHg per la pressione sistolica ed 85 mmHg per la pressione diastolica
Iperglicemia a digiuno: maggiore o uguale a 100 mg/dl
Tabella 1

Come già detto, la sindrome metabolica, interessa un numero sempre crescente di individui e si associa ad un rischio aumentato di numerose patologie e di conseguenza, deve essere vista come un'opportunità per il clinico per tentare di ridurre gli effetti della patologia cardiometabolica3.

Questa condizione disfunzionale, rappresenta, quindi, il più diretto mezzo per porre attenzione ad un individuo che ha un rischio più alto di sviluppare un evento cardiovascolare e 3 volte più alto di andare incontro al diabete tipo 2 e che, pertanto, necessita di particolare attenzione nel trattamento clinico e nel monitoraggio a lungo termine. Tali individui dovrebbero rientrare in programmi intensivi di terapia centrati su modifiche dello stile di vita e che prevedono un trattamento precoce dei fattori di rischio, al fine di ritardare la progressione verso condizioni di rischio maggiore. Per cui, è necessario porre attenzione alle cause su cui poggiano tali fattori di rischio, come l'obesità, l'inattività fisica e l'alimentazione.

Oggi la sedentarietà, oltre ad essere riconosciuta come uno dei maggiori fattori di rischio dalla comunità scientifica, è oggetto di una vera e propria "campagna" da parte degli organi di informazione, che stimolano la popolazione a mantenere, o migliorare, il proprio stato di salute attraverso l'esercizio fisico4. È ormai ampiamente dimostrato, infatti, che questo se adeguatamente proposto e monitorato in forma individualizzata, associato a regimi dietetici appropriati, è particolarmente efficace nel contrastare tale sindrome.

L'esercizio fisico

L'attività fisica può ridurre il rischio di sviluppare cardiopatie ischemiche esercitando un effetto diretto su cuore ed arterie. Un'attività aerobica moderata e regolare è in grado di determinare un aumento dell'apporto di ossigeno a livello cardiaco, una riduzione della frequenza cardiaca e dei valori pressori, nonché un aumento del diametro delle arterie coronariche e della loro capacità dilatativa. Allo stesso tempo si ottiene, un aumento dei circoli collaterali ed una riduzione delle lesioni aterosclerotiche coronariche. D'altro canto, l'esercizio fisico determina una riduzione del tessuto adiposo e di conseguenza una riduzione delle adipocitochine pro-infiammatorie da esso prodotte con conseguente riduzione dei biomarkers sierici di infiammazione come la Proteina C Reattiva (PCR) ed il fibrinogeno. Inoltre, il muscolo che si contrae rilascia miochine, tra cui l'Interleuchina 6 (IL-6), che favoriscono l'aumento dei livelli sistemici di citochine con proprietà anti-infiammatorie5, 6.

In altre parole, è ormai appurato da tempo e da innumerevoli studi che l'esercizio fisico "fa bene", rappresenta, entro certi limiti, un'ottimale "alternativa" ai farmaci, è praticamente un sistema ideale di prevenire conseguenze sgradevoli ecc. ecc. Ciò nonostante, però, soltanto meno del 30% dei soggetti diabetici dichiara, ad esempio, che fa attività fisica e neanche in maniera continuativa! Com'è spiegabile questo fatto? Dall'indisponibilità di tempo? Da un'attitudine mai sviluppata per il movimento? Da una presunta inadeguatezza allo sport? O da quali altre "scusanti"?

Alcuni autori puntualizzano la "somministrazione" dell'esercizio fisico alla stregua di una vera e propria prescrizione medica come fosse, cioè, un farmaco vero e proprio, con dosi, modalità e durata certe. In effetti, la valenza e l'efficacia di entrambe le "terapie", farmacologica e motoria, sono sovrapponibili; ciò che invece rappresenta motivo di perplessità è l'approccio psicologico da parte del paziente alle stesse. Infatti, il rischio a nostro avviso è che così come nessuno ama prendere la pasticca, anche l'attività fisica, analogamente medicalizzata, possa predisporre ad un atteggiamento negativo nei confronti della stessa. In altre parole, in questo contesto di "terapia" sia la pasticca sia l'esercizio sono rivolti verso la malattia, in un contesto, cioè, di negatività, mentre l'attività fisica dovrebbe partire e dirigersi verso il proprio sé corporeo, per un nuovo progetto di vita e assumere una valenza di positività. "Vado a correre in FAVORE di me e non CONTRO la malattia". L'atteggiamento motivazionale è ben diverso! Questo sottile ma importante distinguo lo si può raggiungere attraverso un'adeguata proposta e conduzione di counseling, durante il quale i pazienti vengono condotti, tramite una serie di colloqui, verso un percorso di salute fatto in prevalenza di esercizio fisico rivolto primariamente ad una nuova ridescrizione di sé e soprattutto del proprio sé corporeo.

La ricerca

Per il seguente studio, il cui obiettivo è stato quello di valutare se attraverso uno stile di vita più sano, basato su una corretta alimentazione, un'attività fisica controllata monitorata e prescritta come un farmaco, si possano ridurre i fattori di rischio che caratterizzano la sindrome metabolica, sono stati reclutati 15 pazienti di sesso femminile con i criteri caratterizzanti la sindrome metabolica da almeno un anno.

Il progetto si è articolato in 3 parti: la prima, effettuata presso il centro antidiabetico di Urbino (CAD), dove ogni paziente è stato dovutamente informato sull'attuazione del progetto. Tutti i pazienti, prima di essere reclutati, hanno sottoscritto il "contratto terapeutico" e sono stati sottoposti ad un pre-screening per valutare il loro stato di attività/inattività, attraverso un questionario, l'International Physical Activity Questionnaire (IPAQ).

Nella seconda parte, gli stessi pazienti, hanno effettuato, una visita medico/sportiva presso il centro medico dell'IRAM (Istituto di Ricerca sull'Attività Motoria) della Facoltà di Scienze Motorie, gli esami di routine (prelievi ematici, esame urine), una visita psico-attitudinale e un counseling sull'attività fisica. Inoltre, si sono rilevate le misure antropometriche (circonferenza vita/fianchi, peso, altezza ed il relativo indice di massa corporea-BMI). Nella terza ed ultima parte, si è passati alla fase di sperimentazione, in cui inizialmente i pazienti sono stati "invitati" a familiarizzare con i laboratori di attività fisica e con le relative attrezzature (cardiofitness, macchine isotoniche ed i vari strumenti presenti in una palestra specializzata).

Dopo questo iniziale training i pazienti sono stati sottoposti ai test di valuta-zione funzionale, necessari per la determinazione sia della loro efficienza fisica sia per effettuare un protocollo di lavoro specifico ed individuale. La batteria dei test, è stata scelta tenendo in considerazione le problematiche inerenti alla sindrome metabolica e secondo la letteratura scientifica corrente 7,9.

VO2max Forza Muscolare Flessibilità Equilibrio
Balke Modificato Hand Grip Sit & Reach Test NTB- WS (sindrome metabolicaw)
Test motori

Le variabili di risposta di carattere continuativo sono state sottoposte ad analisi statistica. Il test utilizzato è stato il test "t" di Student. Dall'analisi delle variabili considerate sarà riscontrato in seguito un notevole miglioramento tra la fase iniziale (T0) e la fase finale (T1).

La fase di sperimentazione da ottobre 2009 a maggio 2010, è stata organizzata in 4 incontri settimanali. Di cui: una sessione (3 sedute) svolta "a secco" e l'altra (una seduta) in piscina. Queste 2 sessioni, vengono monitorate e supervisionate da un'equipe di laureati in Scienze Motorie i quali hanno la funzione di tutorare personalmente ogni paziente. Una seduta della prima sessione a secco è svolta presso le palestre della Facoltà di Scienze Motorie mentre le altre due sono rappresentate da camminate libere. Ogni paziente è seguito dal suo tutor, il quale ha il compito di monitorare le camminate, segnando in un'apposita scheda sia i minuti, sia i rispettivi passi cronometrati con un contapassi e il grado di sforzo percepito (Rating of Perceived Exertion, RPE).

Nel prescrivere, un programma individualizzato bisogna tenere conto del difetto metabolico presente. A tal proposito, nel pianificare i nostri protocolli di lavoro, ci siamo attenuti alle linee guida dell'ACsindrome metabolica7. Per cui, l'attività di tipo aerobico è stata prescritta inizialmente ad un'intensità di allenamento moderata compresa tra il 40% ed il 60% della O2R, oppure del HR reserve. Successivamente, si è passati ad un'intensità vigorosa, ed esattamente tra il 50% ed il 75% della O2R o HR reserve.

L'esercizio fisico di tipo aerobico agisce sulle singole alterazioni che caratterizzano la sindrome metabolica, con effetti favorevoli, in parte mediati dal miglioramento della sensibilità insulinica e in parte diretti. Altrettanto efficace, nei pazienti con sindrome metabolica, è l'esercizio di resistenza muscolare, soprattutto per quanto concerne la sensibilità insulinica. Pertanto, la prescrizione dell'allenamento in contro-resistenza è stata effettuata ad un'intensità moderata (5-6 Scala di Borg CR-10), e secondo le linee guida della letteratura vigente 7, 8, 10.

Le variabili di risposta oggetto di studio sono state sottoposte ad analisi statistica al fine di evidenziare se sono emerse differenze significative tra il tempo T0 ed il tempo T1. A tal fine si è utilizzato il test t di Student per dati appaiati. Il livello di significatività è stato fissato a ?= 0.05[11].

Parallelamente a queste valutazioni si è proceduto anche alla somministrazione del questionario SF-36 relativo alla valutazione dello stato di salute.

Risultati

I risultati ottenuti nel presente studio, effettuato attraverso un duplice intervento operativo, basato sia in piscina sia in palestra hanno avuto un esito statisticamente significativo in quasi tutte le variabili oggetto di studio. Come si può apprezzare dalla tabella sottostante, si denota un miglioramento tra gli obiettivi primari e gli outcomes finali.

circonferenza vita bmi ldl hdl
Obiettivi primari Outcomes
↓ Circonferenza giro vita ≥ 10% ↓ Circonferenza vita - 4.33%
↓ BMI ≥ 7% ↓ BMI = – 5.76%
↑ HDL ≥ 15% ↑ HDL = 18.94%

In conclusione, come riportato in diversi studi e dai risultati ottenuti nel nostro studio, la relazione tra quantità di esercizio ed effetto sui fattori di rischio che determinano la sindrome metabolica, ha avuto un impatto globale documentando una riduzione dell'indice di rischio maggiore nei soggetti che effettuavano attività fisica più volte a settimana. Questa relazione esiste ed è maggiormente documentata se si considera l'effetto di differenti modalità di esercizio.

Relativamente all'indagine sullo stato di salute (SF-36), l'analisi delle scale prodotte ha permesso di verificare come il gruppo esaminato abbia riportato in ognuna delle otto scale del questionario un sostanziale miglioramento alla fine del programma di fitness metabolica. I cambiamenti più evidenti sono apparsi quelli correlati alla vitalità e salute mentale, intesi entrambi come benessere psicologico ed energia fisica. Per ciò che interessava il dolore fisico e la salute in generale si sono riscontrati miglioramenti evinti dalle dichiarazioni di riduzione di dolore durante le normali attività lavorative. In conclusione tutti i pazienti hanno cambiato il loro giudizio sul proprio stato di salute e, cosa importante, è cresciuta in loro la voglia di fare attività fisica che sembra essere diventata, adesso, un "nuovo stile di vita".