Attività fisica e cognizione
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Attività fisica e cognizione

Il numero delle persone anziane tenderà ad essere sempre più elevato nei prossimi anni, grazie all'invecchiamento della popolazione. L'attività fisica può avere effetti preventivi anche sulla salute mentale

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Attività fisica e cognizione

È ormai assodata l'esistenza del legame tra l'attività fisica e la cognizione, ovvero il suo ruolo come attività preventiva per una buona salute mentale. Si sa che l'esercizio costruisce i muscoli, migliora le funzioni del cuore e dei polmoni, aiuta a prevenire l'osteoporosi, migliora lo stato d'animo e il benessere in generale; è utile per quelli che stanno già bene e può migliorare la salute nelle persone con malattie croniche, come l'ipertensione, il diabete, l'obesità e problemi cardiovascolari.

Molte ricerche suggeriscono che l'attività fisica nella vecchiaia ha effetti positivi sui tessuti, sui sistemi cardiovascolare, immunitario ed endocrino. Il sostanziale incremento nella spettanza di vita raggiunto negli ultimi decenni, in concomitanza con la riduzione della natalità e ai progressi della medicina, ha cambiato la struttura della popolazione mondiale.

Non solo il numero di anziani è aumentato e aumenterà ancora in tutti i paesi, ma si assisterà al progressivo invecchiamento della popolazione anziana stessa. Le proiezioni dicono che nel 2030 in Europa gli ultrasettantacinquenni rappresenteranno il 12% della popolazione. Invero, la popolazione anziana si caratterizza per una spiccata eterogeneità che va oltre l'età anagrafica e che spazia dalla genetica, alla clinica, al sociale.

Un esempio molto semplice è rappresentato dall'età biologica, che dipende dal sesso, dallo stile di vita e da molti altri fattori, e che contraddistingue ogni individuo per una diversa riserva funzionale di organi e apparati. Si potrebbe dire che definire l'anziano del nostro tempo è tanto difficile quanto cogliere in un solo ritratto "tutte" le possibili espressioni di un volto. Negli ultimi anni sono stati fatti numerosi tentativi per individuare le cause di tali diversità e quindi possibili target di intervento nei gruppi di anziani meno fortunati.

Esiste, infatti, una percentuale di anziani che invecchiano, come si dice, con "successo", in cui l'aumento dell'aspettativa di vita si associa a minima disabilità fisica e mentale, ad uno stato di buona salute e attiva vita sociale.

La vecchiaia può rappresentare una nuova avventura della dimensione esistenziale. L'età senile, specie se preparata e vissuta positivamente, può diventare il momento in cui si è più liberi di scegliere. E va affrontata nel modo corretto, questa fase della vita, può trasformarsi nella "età liberata". Per molti anziani non è facile rendersi conto che la vecchiaia è priva di vincoli e costrizioni, caratteristici dell'età adulta. Molti altri si preparano e accettano serenamente la loro nuova condizione, colgono le varie occasioni che essa propone.

Emerge sempre più la distinzione fra anziani attivi, ancora desiderosi di vivere e curiosi di conoscere ciò che la vita riserva, e anziani passivi che tendono al disimpegno, al ritiro, al ripiegamento su di sé. Per invecchiare bene, la salute, intesa in senso tradizionale, non sembra essere più sufficiente, occorre pensare al "benessere", ovvero alla possibilità di soddisfare sia i bisogni primari, sia i propri desideri, aspirazioni, progetti e che possa essere garantito il valore della dignità. Ognuno vive la vecchiaia come sa, a volte come vuole e spesso come può.

Un'attiva interazione con l'ambiente e con i propri simili, come anche un certo grado di attività fisica (arricchimento ambientale) sono alla base del benessere fisico e psichico di ciascun individuo. Tra le basi neurobiologiche che contribuiscono agli effetti positivi di questi due comportamenti, un ruolo importante viene attribuito alla neurogenesi. Gli esperimenti di ambiente arricchito, ampiamente studiati sotto l'aspetto biochimico, strutturale e comportamentale dalla fine degli anni 60, avevano già dimostrato che questa condizione aumenta lo spessore della corteccia, accresce le ramificazioni dendritiche e il numero di spine dendritiche, migliora la capacità di apprendimento e le reazioni allo stress.

Ambiente arricchito e attività fisica costituiscono i due stimoli fisiologici più forti sulla neurogenesi dell'ippocampo. Forti perché, quantitativamente e qualitativamente, questi due stimoli aumentano la neurogenesi in misura significativamente superiore a tutti gli altri fattori fisiologici, in tutte le fasi della vita: nell'età adulta, nell'anzianità, nell'infanzia, ma anche nel periodo pre-post-natale. Nel neonato infatti, l'interazione sociale e gli stimoli sensoriali da parte dell'ambiente dipendono interamente dalla qualità e dalla quantità di interazione che il piccolo ha 82 con la madre.

Nei ratti, come per l'uomo, ci sono madri più dotate e madri meno dotate nei confronti della cura verso la prole. Confrontando la neurogenesi nell'ippocampo di piccoli allevati da madri che passano gran parte del tempo ad avere cura di loro, con piccoli di madri che solo sporadicamente prestano loro attenzioni, è stato visto che la neurogenesi è significativamente più alta nei primi rispetto ai secondi, la separazione dalla madre per tempi prolungati nel periodo post-natale costituisce un modello di stress infantile ben caratterizzato nelle scimmie e nel ratto e viene utilizzato anche come modello di depressione negli animali una volta diventati adulti.

In questo modello, se l'interazione del piccolo con la madre viene interrotta per lunghi periodi durante il giorno, la neurogenesi della prole risulta depressa, mentre brevi periodi non influiscono sulla neurogenesi dell'ippocampo, come mostrato da Huang e collaboratori129, Zhang e collaboratori130, Mirescu e collaboratori131, Francis e collaboratori132, Guzzetta e collaboratori133. Con l'invecchiamento, l'ippocampo va incontro a importanti modificazioni, presumibilmente responsabili del declino cognitivo. A livello cellulare risultano ridotte le arborizzazioni dendritiche e i contatti sinaptici e studi di imaging hanno dimostrato un progressivo grado di atrofia. Studi su animali da laboratorio hanno dimostrato che, sia a livello dell'ippocampo che della zona subventricolare, la neurogenesi va incontro ad una drastica riduzione come mostrato da Leuner e collaboratori134, Kuhn e collaboratori135, Cuppini e collaboratori136.

Le conseguenze dell'invecchiamento possono essere prevenute e significativamente modificate sin dalla vita pre/postnatale dalle amorevoli cure dei genitori e mantenendo lungo l'intero arco delle età una stimolante vita socio-culturale-affettiva con tanto esercizio fisico aerobico effettuato 3–4 volte a settimana in sessioni con un range di durata dai 30–40 minuti ai 60–120 minuti. Le persone molto anziane o deboli posso fare mini-sessioni di 10-15 minuti più volte al giorno.