I neuroni specchio
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I neuroni specchio

Il passaggio da una visione elementare del sistema motorio (Percezione > Cognizione > Azione o Movimento) alla scoperta dei neuroni specchio. Il ruolo dei neuroni specchio nell'azione e nello sviluppo della persona

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I neuroni specchio

Comprendere le azioni, le intenzioni e le emozioni degli altri è fondamentale per la nostra sopravvivenza ed è alla base dell’intero comportamento sociale. Ma come fa l'essere umano a percepire e comprendere queste particolari funzioni? Ci sono dei meccanismi interni che ci permettono un simile riconoscimento? Che ruolo svolge il nostro cervello in questo "strano" e "complicato" intrigo?

Per cercare di fare un po' di chiarezza partiamo dall'analisi di alcuni semplici gesti (per esempio, come raggiungere e afferrare qualcosa con la mano, dal prendere una tazzina di caffè e all'afferrare una palla da lanciare) che per la loro familiarità tendiamo a sottovalutare, gesti che hanno come protagonista il "Sistema Motorio".

Per decenni ha dominato l'idea che le aree motorie della corteccia celebrale sarebbero destinate a compiti meramente esecutivi, privi di alcuna valenza percettiva e cognitiva. Le difficoltà maggiori nello spiegare i nostri comportamenti motori riguarderebbero l'elaborazione dei diversi input sensoriali e l'individuazione dei substrati neurali, che si attivano durante i processi cognitivi.

Una volta che il cervello è in grado di selezionare il flusso di informazioni provenienti dall'esterno e di integrarlo con le rappresentazioni mentali generate autonomamente al suo interno, i problemi inerenti al movimento si risolverebbero nella loro semplice esecuzione meccanica secondo il classico schema:

Percezione > Cognizione > Azione o Movimento

Uno schema del genere poteva risultare convincente solo se si fosse continuato ad attribuire al sistema motorio un'immagine estremamente semplificata. Ma oggi non è più cosi. Sappiamo che tale sistema è formato da un mosaico di aree frontali e parietali strettamente connesse con le aree visive, uditive, tattili, e dotate di proprietà funzionali molto più complesse di quando si potesse sospettare.

Si è scoperto che in alcune aree vi sono neuroni, chiamati neuroni specchio, che si attivano in relazione non a semplici movimenti, bensì ad atti motori finalizzati (come l'afferrare, il tenere, il manipolare, ecc..) che rispondono selettivamente alle forme e alle dimensioni degli oggetti sia quando stiamo per interagire con essi sia, cosa più sorprendente, quando ci limitiamo ad osservarli. Questi neuroni sono in grado di individuare e selezionare l'informazione sensoriale, in base alle possibilità d'atto che essa offre, indipendentemente dal fatto che tali possibilità vengano concretamente realizzate o meno. Se provassimo a registrare l'attività dei neuroni lasciando l'animale libero di prendere come più gli piacerebbe il cibo o gli oggetti che gli vengono proposti, vedremo che a livello corticale il sistema motorio non ha a che fare con singoli movimenti, ma con azioni. Pertanto, anche noi esseri umani, non ci limitiamo a muovere le braccia, mani e bocca, ma raggiungiamo, afferriamo e mordiamo qualcosa.

È in questi atti, in quanto atti e non semplici movimenti, che prende corpo la nostra conoscenza dell'ambiente che ci circonda, facendo in modo che le cose assumano per noi immediatamente significato. Quindi non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell'azione, risultando più articolata e composita di come si potesse pensare in passato, ma il cervello che agisce e innanzitutto un cervello che comprende. La scoperta di questi neuroni mostra come il riconoscimento degli altri, delle loro azioni e perfino delle loro intenzioni dipenda in prima istanza dal nostro patrimonio motorio.

Dagli atti più elementari e naturali, come afferrare una tazzina di caffè o una palla, a quelli più sofisticati, che richiedono particolari abilità, come l'eseguire un passo di danza, un brano con il violino, una rappresentazione teatrale, o semplicemente per qualsiasi gesto tecnico, questi neuroni consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati a quelli propri e di riconoscerne il significato. Si noti, infatti, l'interesse che hanno destato al di fuori degli stessi confini della neurofisiologia le inaspettate proprietà di questi neuroni. Essi hanno colpito non soltanto gli artisti, ma anche gli studiosi di psicologia, di pedagogia, di sociologia, di antropologia, ecc.

Questi neuroni sarebbero quindi decisivi per l'insorgere di quel terreno di esperienza comune, che è all'origine della nostra capacità di agire, non soltanto come soggetti individuali, ma anche e sopratutto sociali. Forme più o meno complicate di imitazione, di apprendimento, di comunicazione gestuale e addirittura verbale trovano un riscontro puntuale nell'attivazione di questi circuiti neuronali. La nostra stessa possibilità di cogliere le relazioni emotive degli altri è associata a essi. Al pari delle azioni, anche le emozioni risultano immediatamente condivise: la percezione del dolore o del disgusto altrui, attivano le stesse aree della corteccia cerebrale, che vengono coinvolte "quanto siamo noi a provare dolore o disgusto"1.

Un neurone è una "macchina" che genera delle tensioni, dei voltaggi. L'unica cosa che un neurone verosimilmente conosce del mondo esterno è il passaggio di elettroliti quali potassio, sodio, calcio, cloro, ecc., che incessantemente attraversano la membrana. Non c'è nulla di intrinsecamente intenzionale nel funzionamento di un neurone. I neuroni che popolano la corteccia cerebrale sono circa 100 miliardi e ciascuno contrae in media circa 10 mila contatti sinaptici con altri neuroni. È grazie a questa complessa rete di connessioni si viene a determinare, sotto la duplice influenza dei geni e dell'ambiente, una connettività che non è data una volta per sempre, ma che plasticamente vede accendere e spegnere ininterrottamente nuovi circuiti neuronali. Inoltre questi neuroni sono contenuti in un organo – il cervello – che è legato, vincolato, cresce e si sviluppa in parallelo ad un corpo, attraverso il quale ha accesso al mondo esterno. Tutto ciò, costituisce il presupposto di ogni nostra esperienza intersoggettiva o di apprendimento: dal più semplice movimento, alla ripetizione di un gesto tecnico finalizzato nella competizione sportiva.