Neuroni neoformati e apprendimento - quarta parte
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Neuroni neoformati e apprendimento - quarta parte

In che modo la neurogenesi può aiutare i malati di Alzheimer e altre malattie degenerative? Lo stato dell'arte della ricerca scientifica nel mondo

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Neuroni neoformati e apprendimento - quarta parte

Che cosa accadrebbe in esseri umani che non hanno prodotto nuovi neuroni nell'ippocampo? La medicina moderna, purtroppo, ci fornisce un grande gruppo di popolazione già pronto: le persone che sono in corso di trattamento sistemico con chemioterapia.

Come per il trattamento con MAM, la chemioterapia danneggia la divisione cellulare richiesta per la generazione di nuove cellule. Non è a caso, allora, che le persone sottoposte a chemioterapia si lamentano spesso di avere difficoltà di apprendimento e di non ricordare le cose, una sindrome chiamata colloquialmente "Chemiobrain". In qualche modo, l'osservazione si adatta ai nostri dati sugli animali. Le funzioni mentali delle persone sottoposte a chemioterapia sono paragonabili a quelle dei roditori che mostrano deterioramenti cognitivi molto lievi o limitati dopo il trattamento con MAM, come mostrato da Shors103.

Essi possono vestirsi, andare al lavoro, preparare i pasti, socializzare con gli amici e i familiari, e per il resto continuare a vivere le loro vite normalmente. Dati i risultati rilevati negli animali da laboratorio, non ci si sarebbe aspettato deficit profondi o pervasivi nelle funzioni cognitive di base. Piuttosto ci si potrebbe aspettare deficit selettivi in più tipi di processi di apprendimento difficili, il tipo di cose che tutti trovano difficili, come i compiti multipli della giocoleria (l'arte praticata dai giocolieri di manipolare con destrezza uno o più oggetti), che invitano a prestare attenzione a molteplici oggetti in movimento, cercando di elaborare nuove informazioni.

Per stabilire che la neurogenesi svolge un ruolo importante nell'apprendimento umano, gli scienziati hanno necessità di sviluppare metodi non invasivi per la rilevazione dei nuovi neuroni nel cervello vivente, e hanno bisogno di trovare il modo reversibile per impedire la maturazione delle cellule durante il processo di apprendimento. I primi metodi sono in fase di sviluppo, e gli ultimi sono un po' in ritardo.

Supponiamo, per il momento, però, che avere a disposizione una pronta fornitura di nuovi neuroni possa aiutare a mantenere il cervello umano intellettualmente agile. La neurogenesi potrebbe, quindi, in qualche modo essere sfruttata per prevenire o curare patologie che portano al declino cognitivo? Consideriamo il caso del morbo di Alzheimer, in cui la degenerazione dei neuroni dell'ippocampo porta a una progressiva perdita di memoria e di capacità di apprendimento.

La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che costituisce la causa più comune di demenza nel mondo. Inizia di solito con un puro deficit cognitivo, seguito da una inarrestabile progressione della perdita delle capacità mnemoniche, di ragionamento, di astrazione, di eloquio ed è caratterizzata da una cospicua perdita neuronale.

Le persone con la malattia di Alzheimer continuano a produrre nuovi neuroni, ma sembra che molti di questi nuovi neuroni non sopravvivono fino a diventare pienamente maturi. Forse il processo di neurogenesi e la maturazione neuronale è alterata in questi individui. O forse le nuove cellule non sopravvivono a causa della malattia che ostacola la capacità di imparare.

Tuttavia, alcuni risultati scientifici offrono speranza, almeno per coloro che sono nelle fasi iniziali di demenza. Come accennato in precedenza, gli studi sugli animali e persone sane suggeriscono come l'esercizio aerobico possa aumentare la produzione di nuovi neuroni. Inoltre, gli antidepressivi sono risultati essere potenti modulatori della neurogenesi.

In uno studio del 2007, Thompson137 ha rilevato che il trattamento cronico con antidepressivi aumenta la qualità della vita quotidiana e il funzionamento globale nei pazienti con accenni di Alzheimer, o almeno, che tale terapia potrebbe promuovere la produzione e la sopravvivenza dei nuovi neuroni nei pazienti. Racconti aneddotici suggeriscono che l'apprendimento faticoso possa anche aiutare alcuni pazienti. I medici clinici che si occupano di demenza, riportano che gli sforzi per imparare qualcosa di difficile aiutano a preservare le nuove cellule nervose come fresche di conio. Essi riferiscono di aver visto i benefici delle fatiche fatte dai loro pazienti. Essi notano che i pazienti che si possono pienamente esercitare in attività cognitivamente impegnative possono essere in grado di ritardare la progressione di questa malattia che deruba la mente. Detto questo, sarebbe sciocco pensare che l'impegno cognitivo in combinazione con antidepressivi o l'attività fisica potrebbero completamente invertire il danno fatto da una malattia come l'Alzheimer, che uccide molte cellule cerebrali e non solo quelle nuove.

Si potrebbe dire, però, che tali attività potrebbero rallentare il tasso di declino cognitivo nelle persone alle prese con malattie degenerative e, forse, in tutti i nostri cervelli quando noi invecchieremo. Si dice che non si possono insegnare a un vecchio cane nuovi trucchi, e certamente da adulti molti di noi trovano faticoso imparare qualcosa di completamente nuovo. Ma se vogliamo mantenere il nostro cervello in forma, probabilmente non sarebbe male imparare qualcosa di nuovo.