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La postura da una prospettiva anatomo-fisiologica

La postura da una prospettiva anatomo-fisiologica: i riflessi cervicali e vestibolari, i riflessi di stiramento.

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Le risposte sensoriali deputate al mantenimento della postura, nella stazione eretta e nel cammino, sono evocate da più classi di afferenze sensoriali. I riflessi vestibolari e cervicali sono deputati alla stabilizzazione del capo e degli occhi. Eventuali lesioni sovraspinali possono portare a fenomeni di spasticità.

Il movimento volontario deve sempre integrare ogni atto motorio che si intende compiere, sia attraverso meccanismi anticipatori che attraverso il feed-back evocato dagli stimoli sensoriali e dalla perdita dell’equilibrio.
La rapidità di questi “aggiustamenti” è simile ai riflessi, ed altrettanto stereotipata, si differenziano da questi ultimi per l’appropriatezza dell’intensità che viene espressa col movimento, dalla possibilità di migliorarne la funzionalità, analogamente a quanto avviene nei movimenti volontari che richiedono un elevato grado di precisione.

Gli aggiustamenti posturali sono garantiti dalle informazioni provenienti dai diversi recettori sensoriali: cutanei, propriocettivi e visivi. I primi segnalano il grado di torsione agente sulla cute plantare a contatto col suolo, i propriocettori segnalano la posizione degli arti nello spazio e del capo rispetto al corpo, la vista segnala gli spostamenti dello spazio circostante. Sono questi i segnali che fanno partire risposte anticipatorie e compensatorie, che assicurano il mantenimento della postura a livello inconscio.
Da studi condotti sperimentalmente, si è potuto osservare che non tutti i recettori sensoriali agiscono allo stesso modo. Le risposte evocate dai recettori muscolari (rilevanti variazioni di lunghezza e tensione) sono le prime ad agire e a rispondere agli stimoli, anche in assenza di altre informazioni. Le afferentazioni vestibolari sono, pur nella loro rapidità, più lente. Quelle visive e propriocettive, da sole, non sono in grado di valutare se lo spostamento è a carico del corpo o dello spazio circostante.

Altri studi hanno fatto rilevare che la risposta posturale di un soggetto ad uno stimolo perturbante viene modificata dall’esperienza pregressa e dalle aspettative del soggetto. Quanto alle azioni anticipatorie, sono facilmente riscontrabili provando a sollevare un grave (situazione che determina variazioni del baricentro e quindi della postura/equilibrio) la contrazione compensativa del gastrocnemio precede quella destabilizzante del bicipite brachiale.

Per quel che concerne i riflessi vestibolari e cervicali che stabilizzano il capo e gli occhi, questi sono stimolati, rispettivamente, da variazioni della posizione del capo e dall’inclinazione e rotazione del collo. Entrambi provocano movimenti di adeguamento nelle braccia, nel tronco e nel collo, anche al fine di stabilizzare le immagini visive sulla retina.
I riflessi vestibolari agiscono sul collo e sugli arti e sono evocati principalmente da segnali afferenti provenienti dal vestibolo dell’orecchio interno. Questi segnali informano il SNC sulla direzione della forza di gravità, e sull’accelerazione dei movimenti del capo nei piani orizzontale e sagittale. I riflessi cervicali e vestibolari agiscono in sinergia sul collo e in modo antagonista sugli arti.
Il piegamento del collo crea riflessi sia a carico dei muscoli del collo stesso che degli arti. I fusi neuromuscolari dei muscoli del collo, infatti, rilevando il movimento del capo in una certa direzione, provocano la contrazione dei muscoli sottoposti a stiramento raddrizzando il capo.
I riflessi vestibolari e cervicali determinano complessi effetti facilitatori ed inibitori sui motoneurone.
Nei movimenti volontari, la risposta ad uno stimolo, è più rapida quando la risposta opportuna fa già parte del bagaglio di conoscenze dell’individuo. Nelle risposte posturali questa regola non vale, si ritiene pertanto che esse siano generate da programmi motori organizzati, e le perturbazioni esterne si limitano semplicemente ad attivarli. In questa fase vengono preparati anche i meccanismi di feed-back più lenti che risponderanno così in maniera più appropriata alle esigenza, iperattivando o ipoattivando, ad esempio, i riflessi di stiramento.