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La rincorsa - prima parte
La rincorsa: elementi essenziali, la velocità d'entrata e la velocità di uscita.
La velocità della rincorsa è un parametro che condiziona molto il risultato; in particolare, definiamo come velocità d’entrata quella che l’atleta riesce a conseguire nella fase conclusiva della rincorsa: questo dato è fondamentale per la stretta correlazione esistente con uno dei due parametri determinanti per la prestazione, cioè la velocità d’uscita.
Diverse sono le interpretazioni che gli atleti utilizzano per la costruzione della velocità, in quanto sono legate a caratteristiche individuali, morfologiche, condizionali e di percezione spazio-temporale.
Tali interpretazioni della rincorsa possono avere sfumature più o meno marcate, ma in linea di massima possiamo constatare che quella più diffusa prevede una progressione continua i cui parametri ampiezza e frequenza crescono per gradi: all’inizio si pone maggiore enfasi nell’acquisire la giusta ampiezza di corsa, che si ottiene al termine della fase centrale, da questo momento in poi (ultimi 8 – 6 appoggi) si tende a mantenere l’ampiezza del passo dando origine contemporaneamente ad un sostanziale incremento della frequenza.
E’ di letteratura diffusa, in sede di descrizione e valutazione di qualunque modalità interpretativa della rincorsa, la sua suddivisione in tre fasi:
- Iniziale (di accelerazione)
- Centrale (di decontrazione o controllo)
- Finale (di approccio allo stacco)
Nella prima parte della rincorsa si tendono ad usare delle spinte complete dei piedi ottenute attraverso l’estensione energica dell’articolazione tibio-tarsica, in sinergia con le altre articolazioni che sovrintendono ai grandi gruppi muscolari, cioè della coscia e del bacino; ciò viene facilitato da una leggera inclinazione del busto in avanti (22-28%), e con questi primi appoggi - di solito 6-8 - l’atleta cerca di accelerare in modo deciso, con ampiezza e frequenza del passo che crescono contemporaneamente.
La velocità progredisce ulteriormente nella fase centrale grazie all’incremento e al raggiungimento del parametro ottimale di ampiezza; la frequenza invece tenderà a stabilizzarsi, o crescerà anch’essa, ma in modo meno rilevante; questa fase è caratterizzata anche dal raddrizzamento del busto, al fine di consentire l’innalzamento del baricentro; continua l’utilizzo completo del piede che trasmette la sua spinta a tutto il sistema e, specialmente, al bacino che, per effetto del suddetto impulso completo dei piedi, nonché della contrazione del grande gluteo, ruota e avanza lungo l’asse sagittale (compiendo quindi il cosiddetto “passo pelvico”).
Dal punto di vista tecnico, in questa parte centrale (6-8 appoggi) l’atleta dovrà porre attenzione a non perdere i piedi dietro, in quanto la corretta esecuzione prevede che una volta terminato il rimbalzo, per effetto dell’elasticità muscolare e articolare, riporterà il tallone sotto il gluteo avanzando con il ginocchio dell’arto libero, effettuando perciò un’azione circolare e decontratta della corsa, caratterizzata da una ridotta ammortizzazione–piegamento del ginocchio; in parole semplici, in questa fase l’effetto impulsivo risulta quasi esclusivamente a carico del resistente e energico rimbalzo piede–caviglia; contemporaneamente i movimenti delle braccia si coordineranno in armonica sincronia con l’azione degli arti inferiori.
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