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La supercompensazione
Effetti della supercompensazione, approfondimenti sulla teoria e le leggi che la governano, applicazioni pratiche in allenamento.
La supercompensazione
Il processo di miglioramento delle prestazioni passa attraverso un iter fondamentale che, dall’allenamento (somministrazione di un elemento di stress organico), porta al miglioramento della prestazione (adattamento organico allo stress indotto).
Tale iter si svolge come segue: somministrazione dello stress, alterazione dell’equilibrio, adattamento e compensazione, raggiungimento di un livello funzionale più elevato: Supercompensazione.
La distanza temporale tra le varie sedute di allenamento è un parametro estremamente importante in grado di influenzare pesantemente il meccanismo della supercompensazione.
Successivamente ad allenamenti di un certo volume o intensità , l’organismo mette in atto dei sistemi di compensazione del disequilibrio energetico (scorte di glicogeno e fosfati) indotto dallo stress allenante, ossia dall’alterazione dell’equilibrio funzionale.
Tale sistema di compensazione non si limita al recupero delle energie spese, quindi ad un ripristino della condizione di partenza, ma realizza un aumento di queste ultime volto a prevenire al meglio eventuali nuovi stimoli. Ne consegue che, a fronte dello stimolo allenante, deriva un adattamento corporeo che pone l’organismo in una situazione migliore da un punto di vista atletico.
E’ ovvio che, compensare e supercompesare, richiede un determinato periodo di tempo. Più o meno lungo in virtù dell’intensità dello stimolo fornito e della situazione di partenza dell’atleta. Soggetti più allenati compensano (recuperano) tendenzialmente prima, input allenanti particolarmente gravosi richiedono periodi di recupero più lunghi.

Allenamenti troppo ravvicinati, eseguiti prima che sia ultimata la fase di recupero (compensazione), portano al sovrallenamento, quindi ad una situazione deficitaria, che si manifesta con un calo delle prestazioni destinato al continuo peggioramento se, i tempi di recupero, non vengono adeguatamente corretti.
Allenamenti troppo diluiti nel tempo, ovvero eseguiti quando gli effetti dell'allenamento precedente sono esauriti, non portano a significativi miglioramenti, relegando l’individuo ad una situazione sostanzialmente stazionaria.
Un miglioramento funzionale, quindi l’ottimizzazione dell’allenamento, si realizza solo quando, la sequenza degli allenamenti viene applicata al culmine di ciascuna fase di supercompensazione dell’allenamento precedente. Una gestione corretta del lavoro, passa inevitabilmente dalla corretta determinazione dei tempi di recupero.
Weigert (il patologo tedesco che per primo osservò gli effetti della supercompensazione) definì tale processo in questi termini: "Gli effetti successivi a grandi carichi non si limitano solo al recupero del potenziale energetico speso, ma portano alla sua maggiorazione, cioè ad un suo recupero che supera quantitativamente il livello iniziale".
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Tratto da: A scuola di fitness, di De Pascalis Pierluigi, ed. Calzetti Mariucci.







