Diabete: effetti dell'attività fisica
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Diabete: effetti dell'attività fisica

L'attività fisica migliora l'omeostasi del glucosio. L'allenamento costante riduce la resistenza insulinica, l'iperinsulinemia, la tendenza a depositare grasso, la produzione epatica di glucosio, con ulteriore miglioramento della glicemia,specie a digiuno

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Diabete: effetti dell'attività fisica

Effetti metabolici dell'attività fisica

L'attività fisica è da sempre conosciuta per il suo ruolo nel migliorare l'omeostasi del glucosio attraverso il suo impatto diretto o indiretto sulla sensibilità all'insulina attraverso diversi meccanismi.

In pazienti diabetici quindi, ogni singola seduta di allenamento fisico abbassa la glicemia per l'aumento del consumo, da parte dei muscoli, di glucosio e, grazie ad un allenamento costante verrà ridotta anche la resistenza insulinica attraverso una maggiore espressione sulla superficie cellulare di trasportatori di glucosio (GLUT 4).

Ciò innesca un circolo virtuoso poiché riduce a cascata l'iperinsulinemia, la tendenza a depositare grasso, la produzione epatica di glucosio, con ulteriore miglioramento della glicemia, specie a digiuno.

L'attività fisica può anche esercitare effetti a lungo termine sul miglioramento della sensibilità all'insulina grazie ad una maggiore massa magra (GI Shulman, 1997)

Un'attività fisica acuta determina un aumento dell'utilizzazione delle fonti di energia, e necessita di numerosi aggiustamenti metabolici al fine di assicurare una adeguata disponibilità di substrati sia al muscolo in esercizio che ai tessuti non in attività.

Un'attività fisica regolare porta ad ulteriori adattamenti metabolici che possono influenzare anche lo stato di riposo.

Per quanto riguarda le risposte ormonali, nel corso dell'esercizio fisico si verificano molte variazioni dell'equilibrio endocrino.

Queste dipendono principalmente dall'intensità e dalla durata del lavoro muscolare e servono a regolare il metabolismo energetico, le modificazioni cardiovascolari e la temperatura corporea, come pure l'omeostasi idro-elettronica.

Con riferimento al metabolismo glucidico, possiamo affermare che gli atleti che hanno un allenamento di tipo aerobico presentano bassi livelli di insulinemia a digiuno ed una ridotta risposta dell'insulina allo stimolo glucidico in condizioni di normale tolleranza glucidica, il che suggerisce l'esistenza di una maggiore sensibilità all'insulina di tutto l'organismo.

Al riguardo se ne è avuta una conferma diretta, in quanto la rimozione dal circolo del glucosio per effetto dell'insulina risulta aumentata.

In soggetti precedentemente non trattati la sensibilità del muscolo all'insulina aumenta significativamente dopo 4-6 settimane di intenso allenamento fisico, in parallelo con l'aumento del consumo massimo di ossigeno (O2 Max).

L'allenamento inoltre aumenta anche la sensibilità epatica all'insulina.

Al contrario, una immobilità anche di pochi giorni riduce la tolleranza ai glucidi e la sensibilità all'insulina. (Williams, 1994)

L'obiettivo dell'attività fisica è quello di ridurre l'intolleranza al glucosio, attraverso l'aumento di flusso ematico, che genera l'aumento dell'affinità tra insulina e recettori cellulari e l'aumento dei trasportatori per il glucosio specifici delle cellule muscolari.

Il consumo muscolare di glucosio riesce a far diminuire del 75% la concentrazione di glucosio plasmatico.

Vari tipi di test sono stati fatti per valutare il tipo di attività da eseguire, la frequenza, l'intensità e la durata: per concludere sono necessari 20 minuti di esercizio aerobico al giorno associato ad una dieta adeguata per controllare i valori della glicemia e della emoglobina glicosilata.