Acido acetilsalicilico (aspirina)
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Acido acetilsalicilico (aspirina)

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Acido acetilsalicilico (aspirina)

L'acido acetilsalicilico è il principale FANS della classe dei salicilati. Il nome aspirina è nato come marchio commerciale coniatodalla Bayer, che per prima produsse questo farmaco, ma è diventato nel tempo il nome generico della sostanza.

L'aspirina è l'unico inibitore irreversibile della ciclossigenasi, questa proprietà rende questa sostanza, se presa cronicamente,in grado di ridurre la produzione a lungo termine di trombossano nelle piastrine, riducendo così le proprietà coagulanti del sangue e rendendolo piùfluido. Pertanto l'acido acetilsalicilico viene prescritto a bassi dosaggi (la cardioaspirina a 100mg) per ridurre il rischio d'infarti ed ad alti dosaggidopo un attacco cardiaco acuto. Secondo alcuni studi l'utilizzo per diversi anni di aspirina a basso dosaggio (75 mg) riduce anche la comparsa di alcuneforme di tumori.

Gli effetti collaterali più indesiderati, specialmente ad alti dosaggi per assunzione a stomaco vuoto, riguardano iltratto gastrointestinale, dove si possono avere ulcere ed emorragie. Il meccanismo di azione coinvolge la riduzione della sintesi di sostanze cheproteggono la mucosa gastrica. Per ridurre questi effetti spesso vengono aggiunti composti di natura basica, od ad effetto tampone, nonché associatifarmaci ad effetto gastroprotettivo o/e inibitori della pompa idrogenionica cellulare, o inibitori della secrezione cloridrica simili. Un altro effettocollaterale sgradito, dovuto proprio alle proprietà anticoagulanti, è l'aumento della perdita di sangue nelle donne durante le mestruazioni e il rischio diemorragia critica postoperatoria.

L'aspirina viene presa dagli atleti in associazione alla caffeina come ergogeno prima di una competizione nelleattività di endurance. Questa particolare associazione determina un effetto ergogeno sinergico e termogenico in quanto rende il corpo metabolicamente piùattivo, liberando una maggior quantità di substrati energetici per eseguire attività fisica. I dosaggi generalmente utilizzati sono di 200 / 400 mg dicaffeina, 250 / 500 mg di aspirina.

Un altro beneficio che l'aspirina dà agli atleti è quello di fluidificare il sangue e migliorare la resa energetica riducendo l'aggregazione piastrinica. L'attività fisica prolungata tende ad aumentare la viscosità del sangue riducendo le capacità dell'atleta diossigenare i muscoli. L'acido acetilsalicilico assunto prima di una prestazione previene questo effetto e come conseguenza favorisce anche l'elasticità deitessuti muscolari per effetto di una maggiore perfusione ematica. Questi effetti permettono ad un atleta di sostenere meglio uno sforzo di resistenza eriducono anche il rischio di possibili infortuni conseguenti alla rigidità dei muscoli.

L'aspirina generalmente non viene utilizzata come attenuatore del dolore in quanto il suo effetto analgesico è blandorispetto ad altri farmaci, pertanto per ridurre il dolore in caso di infortunio vengono preferiti FANS più forti.

L'intossicazione da salicilati può dare iperventilazione, palpitazioni, nausea, vomito, sudorazione, sete e confusionementale, fino ad arrivare in caso di intossicazione grave a convulsioni, coma e morte per insufficienza respiratoria. Inoltre l'uso di aspirina aumenta ilrischio di emorragie, sanguinamenti ed epistassi.

Ibuprofene

L'ibuprofene è un FANS ad attività moderata contenuto anche in numerosi prodotti da banco come Moment, Buscofen e Brufen. Questo principio attivo viene utilizzato per il trattamento dei dolori lievi o moderati ed è tollerato bene a livello gastrico. Questa sostanza appartienealla classe degli arilpropionici. Viene assorbito rapidamente per via orale e la sua attività dura circa 2 / 4 ore. A bassi dosaggi (200 / 400 mg ) è unblando antinfiammatorio e viene utilizzato come analgesico, a dosaggi più elevati si utilizza nel trattamento dell'artrite reumatoide, osteoartriti eperiartriti.

Alcuni atleti prendono l'ibuprofene (generalmente alla dose di 400 mg) prima di una competizione per ridurre lasensazione di fatica nelle prove di resistenza. In particolare sono gli atleti di prove di resistenza sulla lunga distanza (maratone, triathlon ecc) ad usarequesta sostanza per arrivare meglio alla fine della prova. Questi atleti arrivano a sentire i dolori muscolari dovuti al lungo sforzo nelle fasi finalidelle competizioni, di conseguenza utilizzano l'ibuprofene, per attenuare questi fastidi, permette di sostenere meglio le fasi finali della prova. Tuttavia questa prassi porta a favorire l'insorgenza di infortuni o ad accentuare infortuni già in essere, in quanto, la ridotta percezione del doloreindotta dall'ibuprofene, porta l'atleta a sforzi maggiori, incrementando il sovraccarico dell'apparato locomotore e di conseguenza il rischio di comparsadi infortuni. Infatti alcuni studi (Donnelv) condotti sull'utilizzo di questa sostanza prima di una prova di resistenza evidenziano come gl>i atleti che lautilizzano presentano una maggiore concentrazione ematica di marker di danni muscolari (proteina C reattiva, CPK, citochine ecc). Inoltre questi soggetti,prendendo l'ibuprofene anche dopo l'esercitazione, non presentano particolari benefici in termini di recupero nelle fasi successive al test. Secondo questi studi pertanto, l'utilizzo di ibuprofene prima e dopo di una prova di endurance non porta particolari benefici ed aumenta il grado di affaticamentomuscolare. Bisogna aggiungere che l'utilizzo di ibuprofene dopo attività intensa può ridurre i dolori muscolari indotti dall'allenamento ma non accelerai tempi di recupero, pertanto è utile in caso di gare ravvicinate per avvertire meno l'affaticamento ma non accelera il recupero.

Essendo un antinfiammatorio con attività moderato, l'ibuprofene non si dimostra neanche particolarmente efficace neltrattamento degli infortuni per i quali risultano più efficaci altri FANS quali diclofenac, piroxicam, sulfindac e nimesulide.