Farmaci e sport
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Farmaci e sport

Il doping ha radici antiche: siamo passati dalla combinazione di zollette di zucchero imbevute di stricnina, cocaina e brandy agli attuali farmaci, sempre più evoluti. Ma gli effetti possono essere letali

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Farmaci e sport

Il ricorso a sostanze chimiche per migliorare le prestazioni fisiche ha radici molto lontane. La voglia di vincere e primeggiare è un sentimento insito nell'uomo, inoltre la consapevolezza che i vincitori ottengono gloria, riconoscimenti e vantaggi economici amplifica questo sentimento già presente nella natura di qualunque competitore. Nessuno partecipa ad una gara senza il desiderio di volerla vincere, nel momento in cui una persona decide di confrontarsi con altri lo fa perché si vuole dimostrare migliore, nessuno partecipa ad una gara per perdere.

Lo spirito competitivo è un istinto degli esseri viventi, anche nel mondo animale la conquista delle femmine per l'accoppiamento è successivo ad una competizione tra maschi che ne determina il più forte, quindi il più adatto alla riproduzione, in quanto in grado di generare cuccioli più forti e con una maggiore probabilità di sopravvivenza. La stessa evoluzione della specie si basa sul principio competitivo: gli esseri più adatti all'ambiente sopravvivono, si riproducono e determinano l'evolversi delle forme di vita.

L'esistenza stessa pertanto si basa sulla costante competizione con i propri simili ed il successo in questa competizione chiamata vita è alla base degli istinti degli esseri viventi.

Anche l'uomo non si sottrae a queste regole. La natura dell'uomo e l'idea stessa di competizione (di confronto con altri) si sono evolute nel tempo attraverso l'evoluzione del genere umano.

La competizione sportiva è solamente l'ultimo passo dell'evoluzione della specie. Infatti l'istinto di ogni atleta è lo stesso di qualunque essere vivente che si appresta a lottare con i suoi simili per conquistare la femmina e potersi riprodurre. L'unica differenza, poi nemmeno tanto diversa, è il premio spettante al vincitore: in natura è appunto la possibilità di accoppiarsi e riprodursi, nello sport è la gloria la fama, il successo nella vita, il denaro e… la possibilità di accoppiarsi con le femmine (i maschi nel caso delle atlete) migliori.

Se questi sono i presupposti che si celano dietro ad una gara sportiva è logico pensare che un atleta utilizzerà qualunque mezzo a disposizione per vincere.

Pertanto l'assunzione di sostanze chimiche per ottenere una migliore prestazione è una conseguenza di questo sistema. Così nel corso dei secoli le conoscenze in campo medico, erboristico, farmaceutico e scientifico hanno dato alla luce numerosi composti per ottenere prestazioni fisiche migliori.

I farmaci entrano così nel mondo dello sport. Infatti numerose sostanze usate in campo farmaceutico sono in grado di migliorare le prestazioni degli atleti in quanto vanno ad interagire con particolari processi metabolici che controllano capacità fisiche quali forza, resistenza, velocità ecc.

La pratica di utilizzare farmaci nello sport ha origini antiche.

Già nell'antica Grecia si utilizzavano erbe e funghi ritenuti capaci di migliorare le prestazioni degli atleti ai giochi olimpici, inoltre gli atleti dell'epoca mangiavano chili di carne al giorno ritenendo che potessero aumentare la loro forza.

Agli inizi del 1900, si assumevano zollette di zucchero imbevute di stricnina, cocaina e brandy; poi arrivarono dopo la seconda guerra mondiale le amfetamine, i primi stimolanti prodotti in laboratorio, usati dai soldati per restare vigili e resistere a fame e fatica.

L'idea che questa pratica potesse essere pericolosa per la salute non toccava minimamente l'agonista che era determinato a vincere ad ogni costo. Invece l'idea che usare sostanze è da considerarsi eticamente e moralmente scorretto è un concetto maturato negli ultimi decenni in seguito ad una riflessione del mondo dello sport su come lo sport stesso stava cambiando.

Ovviamente con il crescere delle conoscenze in campo medico aumentarono anche i prodotti a disposizione degli atleti per primeggiare nello sport.

Attualmente i composti farmaceutici in grado di influenzare le prestazioni sportive sono numerosi ed a volte anche facilmente reperibili. Numerosi farmaci influenzano le capacità fisiche di un atleta, pertanto gli atleti hanno a disposizione un arsenale sempre maggiore di sostanze che ne migliorano le prestazioni.

Così accedere a medicinali per raggiungere il successo finale diventa una pratica sempre più alla portata di tutti. Infatti il diffondersi dell'uso di farmaci da parte degli atleti cresce costantemente.

Inoltre l'idea che con una pillola si possono evitare i sacrifici di tanti allenamenti alimenta la voglia di alcuni atleti di reperire questi principi attivi. Il pensiero di poter vincere facilmente con poca fatica è un obiettivo a cui alcuni atleti ambiscono. A volte anche la mancanza di fiducia in se stessi, l'incapacità di accettare la sconfitta aprono questa strada. In più il sospetto che anche gli avversari usino farmaci e vincano per questa ragione alimenta questa prassi.

A mantenere vivo il mito che circonda i farmaci contribuisce anche la suggestione. Il solo pensiero di assumere una sostanza capace di migliorare la propria efficienza dà una grande carica psicologica generando il cosiddetto effetto placebo attraverso il quale per migliorare la prestazione atletica non importa che si tratti di una sostanza effettivamente dopante, l'essenziale è convincersi che lo sia. Questo spiega perché c'è chi sostiene di trarre grandi benefici atletici prendendo farmaci sicuramente privi di utilità in ambito sportivo.

Attualmente quanto sia diffuso l'utilizzo di farmaci nello sport è difficile da valutare. La mancanza di dati precisi va imputata al fatto che, trattandosi di una pratica considerata illecita, viene negata da tutti, medici, allenatori e atleti.

I farmaci nati per curare le malattie per le quali sono stati studiati, divengono strumento per alterare le capacità umane, tuttavia è doveroso considerare che solo il recupero della salute dovrebbe giustificarne i rischi, più o meno grandi, legati al loro impiego, in quanto è noto che ogni medicinale presenta anche effetti collaterali, cioè effetti non voluti che però si possono generare nel momento che vengono assunti.

Bisogna anche aggiungere che per molti farmaci si conoscono i danni provocati alle dosi utilizzate in medicina, ma non è possibile prevedere quali più pericolose conseguenze possano avere quando vengono somministrati con modalità e dosaggi diversi da quelli terapeutici, infatti in molti casi nel contesto sportivo vengono usati dosaggi drammaticamente maggiori. In molti casi si tratta di una vera e propria sperimentazione sull'uomo.

Inoltre la mancanza di una seria documentazione scientifica sui farmaci impiegati illegalmente nello sport ha favorito la diffusione di informazioni false o ambigue che si sono trasformate in una forma di pubblicità indiretta. Molti atleti si avvicinano al mondo dei farmaci con superficialità, privi di qualsiasi conoscenza in materia e completamente all'oscuro delle incognite legate agli effetti indesiderati che possono comparire nel tempo. è sconcertante la superficialità con cui molti utilizzatori si ritengono "esperti" sulla base dell'aver letto o dell'aver sentito dire.

I farmaci hanno spesso gravi effetti collaterali, soprattutto se usati a dosi molto alte, che vengono spesso sottovalutati, a fronte di vantaggi sportivi non sempre dimostrati. Chi si accolla questi rischi a volte lo fa perché non sa a cosa va incontro, altre volte, pur essendone al corrente, accetta il pericolo perché la volontà di primeggiare è un istinto primordiale da cui non è possibile distaccarsene, inoltre spera di ricavarne gloria, fama, successo e consistenti vantaggi economici.