I cannabinoidi
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I cannabinoidi

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I cannabinoidi

I cannabinoidi sono sostanze psicoattive prodotte da diverse piante, in particolare dalla cannabis sativa, famosi per il loro uso a scopo ricreativo. La Cannabis contiene centinaia di sostanze chimiche, delle quali circa sessanta appartengono alla classe dei cannabinoidi Chimicamente i cannabinoidi sono terpenoidi, cioè molecole non polari, in grado di interagire con specifici recettori presenti in diverse aree del cervello. I cannabinoidi sono dunque presenti nella marijuana e nell' hashish, il cui principale componente attivo è rappresentato dal THC (tetra-idro-cannabinolo). Queste sostanze sono note come droghe leggere usate a scopo ricreativo in tutte le parti del mondo. In alcuni paesi risulta totalmente illegale la detenzione e l'utilizzo di derivati della cannabis, in altri invece vi è una maggiore tolleranza in materia ed è concesso possedere ed utilizzare modeste quantità delle suddette droghe.

La Cannabis sativa, se usata come droga, viene generalmente fumata, a volte ingerita. Gli effetti sono rapidi se fumata e durano fino a quattro ore. Tra questi i più comuni sono: benessere, euforia. Tra gli effetti c'è anche l'aumento dell'appetito e per questo motivo i cannabinoidi sono tuttora studiati per trattare patologie come l'anoressia.

L'uso di queste sostanze presenta anche possibili effetti negativi, infatti si possono manifestare dissociazione di idee, stati confusionali, alterazione della percezione sensoriale, rallentamento della percezione del tempo, perdita di attenzione stati di ansia, panico, allucinazioni e paranoia.

L'identificazione dei recettori cannabinoidi è storicamente molto recente e si è basata sul fatto che prima della loro scoperta queste sostanze psicoattive non avevano un bersaglio noto. In seguito avvenne anche la scoperta di ligandi endogeni per questi recettori, denominati endocannabinoidi. Nell'encefalo gli endocannabinoidi agiscono come neuromodulatori. Tutti gli endocannabinoidi sono derivati di acidi grassi polinsaturi. Tra gli endocannabinoidi sino ad ora identificati ci sono l'anandamide, la N-arachidonoil-dopamina e l'arachidonoilglicerolo.

Attualmente si utilizza il termine fitocannabinoidi per i composti naturali vegetali ed endocannabinoidi per i composti naturali umani, i ligandi endogeni dei recettori cannabinoidi. I cannabinoidi scoperti fino ad ora sono già quasi un centinaio, inoltre diversi laboratori lavorano alla produzione di cannabinoidi di sintesi.

A differenza della maggior parte delle droghe vegetali, incluso gli oppiacei, la cocaina, la nicotina e la caffeina, i cannabinoidi non contengono azoto e quindi non sono alcaloidi. L'azoto è un atomo che polarizza la molecola, di conseguenza queste sostanze presentano bassa polarità e sono in grado di passare facilmente la barriera emato-encefalica ed agire sui recettori presenti nel cervello.

Dronabinol è la denominazione internazionale del THC che, come già detto, è il principale principio psicoattivo della cannabis. Nel 1985 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato la commercializzazione delle capsule di Marinol, contenenti dronabinol, per il trattamento di nausea e vomito associati alla chemioterapia. Nel 1992 questo farmaco è stato inoltre approvato per il trattamento dell'anoressia associata con perdita di peso nei pazienti con AIDS In Italia farmaci contenenti cannabinoidi non sono ancora stati commercializzati.

L'uso di cannabinoidi da parte degli atleti è generalmente ricercato a scopo ricreativo dato che queste sostanze non presentano effetti ergogeni, in quanto determinano perdita di concentrazione e di conseguenza riducono le capacità dell'atleta. Secondo alcune ricerche (Renaud) queste sostanze hanno piuttosto effetti ergolitici, in quanto lo studio in questione mostra che fumare marijuana riduce le prestazioni di 12 soggetti che, sottoposti ad un test in bici 10 minuti dopo avere fumato, riducono i tempi di esaurimento di circa 15 minuti rispetto a quando non hanno fumato la droga. Ancora più deleteri sono gli effetti dei cannabinoidi se assunti prima di competizioni dove l'attenzione è fondamentale come l'automobilismo.

Inoltre alcuni studi mostrano come l'uso abituale di Cannabis riduca la produzione di testosterone, ormone fondamentale per il mantenimento di forza e massa muscolare. Altri possibili effetti collaterali derivanti dall'uso abituale di cannabinoidi sono problemi respiratori dovuti a danni polmonari e immunosoppressione che può rendere gli atleti più sensibili alle infezioni.

L'unica utilità di queste sostanze per un atleta è dato dall'effetto ansiolitico che permette di ridurre le tensioni precompetitive.

I cannabinoidi vengono metabolizzati dal corpo ed eliminati con le urine, l'uso di queste sostanze è rintracciabile per 4 / 5 giorni dall'assunzione in consumatori occasionali e fino a 30 giorni dopo l'assunzione per i consumatori abituali. Il comitato anti-doping ancora sta valutando l'incidenza del fumo passivo (quando a fumare non è il soggetto ma le persone ad esso vicine) sulla presenza di metaboliti nelle urine.

Nel corso degli anni si è verificato un progressivo aumento del consumo di Cannabis da parte degli sportivi, in quanto i casi di positività ai test divengono sempre più numerosi, probabilmente ciò è successo a causa del costante diffondersi dell'uso di queste droghe come forma di socializzazione.