Betabloccanti: il doping che rilassa
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Betabloccanti: il doping che rilassa

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Betabloccanti: il doping che rilassa

Si sono da poco concluse le Olimpiadi di Pechino 2008 e, mentre scriviamo, stanno per concludersi anche le Paralimpiadi. Oltre allo spettacolo e alle emozioni che lo sport ci regala, e le olimpiadi più di altri eventi, dato il gran mix di discipline che possiamo osservare in un concentrato di agonismo e fatica, c'è sempre un lato oscuro: il doping.

L'utilizzo di farmaci o altre sostanze capaci di alterare, migliorandole, le prestazioni atletiche è sempre stata una forte tentazione per tutti quegli atleti in cerca di una facile gloria. Anche se, spesso, si è poi accompagnata da un altrettanto rapido declino.
La differenza tra il doping usato in passato e quello odierno è nel miglioramento delle tecniche di utilizzo, nel perfezionamento delle molecole utilizzate in ambiente farmacologico e nel risalto fornito anche dai media.

Cosicché, oltre a diventare tutti tecnici ed allenatori, sia chiaro solo spinti dalla passione per lo sport non già per reali competenze, allo stesso modo, a forza di sentir parlare di doping, chi più chi meno ha acquisito qualche nozione in merito. L'errore comune però è nel credere che le sostanze dopanti siano solo quelle capaci di aumentare la forza o la grinta di un atleta, o la sua resistenza o recupero atletico ecc.

In realtà esiste una tipologia di doping che, forzando il significato delle parole, potremmo dire "rilassa".

È il caso dei betabloccanti. Ovvero di quelle sostanze capaci di abbassare la frequenza cardiaca venendo in aiuto a quelle discipline di precisione, come il tiro a segno o il tiro con l'arco, dove la calma ed il minimo tremore del braccio possono fare la differenza.
Alla ricerca di un esasperato miglioramento delle prestazioni, si cerca di annullare l'ipotetica vibrazione di un arto pronto a scoccare la freccia, diminuendo la frequenza cardiaca.

Ma proviamo a fare un po' più di chiarezza con un approfondimento sui betabloccanti ed il loro impiego.
I betabloccanti, o bloccanti β-adrenergici sono comunemente utilizzati nel trattamento delle coronaropatie, dell'ipertensione ed in particolari casi di emicranie.
Il loro meccanismo d'azione è basato sulla competizione con epinefrina e norepinefrina che sono comunemente prodotti per via endogena dall'organismo, soprattutto in condizioni di stress. Sotto il rilascio di tali sostanze, appartenenti al gruppo delle catecolamine, assistiamo all'incremento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, oltre alla vasocostrizione dei vasi sanguigni della muscolatura liscia e alla vasodilatazione dei vasi sanguigni della muscolatura scheletrica.

L'impiego di betabloccanti quindi, oltre a determinare un "controllo" sulla frequenza cardiaca, soprattutto in condizioni di stress, riduce anche il fabbisogno di ossigeno da parte del miocardio, essendo ridotta, oltre alla frequenza, anche la forza di contrazione.

La pratica di attività sportive sotto l'effetto dei betabloccanti determina un minor incremento della frequenza cardiaca, sin quasi a mantenerla su valori di circa la metà rispetto a quanto accadrebbe in condizioni normali.

Alcuni betabloccanti sono poi in grado di agire in modo mirato su specifici recettori. Infatti i recettori cellulari di cuore e polmoni sono differenti. In questo caso l'azione del farmaco potrà agire selettivamente sull'attività della muscolatura cardiaca o della muscolatura liscia polmonare.
L'impiego di betabloccanti "generici" potrebbe infatti portare a manifestazioni simili allo stato asmatico, ed divenendo estremamente pericolosi per quei soggetti che già soffrissero di condizioni quali l'asma o problemi polmonari in genere.

L'utilizzo di betabloccanti è naturalmente una delle prime indagini svolte in determinate tipologie di atleti, ed è anche relativamente semplice la loro rilevazione.
Nonostante ciò, anche quest'anno qualche atleta (un tiratore della Corea del Nord) ci ha provato, ed è stato "pizzicato" prima ancora di iniziare la sua avventura olimpica.

Il doping non paga.