Chi dice tacco dice danno
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Chi dice tacco dice danno

I tacchi alti sono certamente una moda sempre in voga, spesso celano anche un messaggio erotico, ma di sicuro non rappresentano la migliore soluzione per una postura corretta.

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Chi dice tacco dice danno

L'uso del tacco ha origini un po' confuse: c'è chi dice che risale alla fine del XVI secolo, quando si usavano calzature che, per impedire ai piedi di sporcarsi con il fango delle strade, si sostenevano su un'alta suola di legno, ponendo allo stesso livello sia il tallone che la pianta.
Altre voci, al contrario, affermano che la moda dei tacchi ha origini francesi e riguardava tanto le donne quanto gli uomini; per ultimo, si sa anche che i tacchi, dopo un breve periodo di disuso, tornano in voga con Giacomo I, persistendo fino ad oggi.

Ormai è risaputo che il tacco alto e la postura corretta non vanno d'accordo, anzi appare curioso pensare che l'uomo, dopo aver impiegato più di venti milioni di anni per conquistare la stazione eretta, si debba adattare nuovamente ad un condizione che di per sé non è naturale.
Dal momento che l'inclinazione provocata dal tacco non è compatibile con il benessere della colonna vertebrale, l'uomo è costretto a correggere la nuova posizione per mantenersi "in piedi" e tale aggiustamento posturale non sempre riesce nel modo migliore.
Abbiamo così una colonna che, per adattarsi, va incontro a deformazioni, come si trasformano anche le articolazioni, le quali comunicano la sofferenza tramite dolori e problemi posturali. Per esempio, l'articolazione della caviglia si piega all'indietro verso il tallone, le ginocchia e le anche si flettono, accentuando di conseguenza le curve naturali del rachide.

A questo quadro, già di per sé critico, aggiungiamo anche il comportamento dei tendini, dei muscoli e delle capsule articolari: i muscoli del polpaccio e gli ischiocrurali si retrarranno per l'eccessiva chiusura della catena muscolare, i quadricipiti saranno sottoposti a stress per il loro allungamento continuo, il bacino, per aumentata curva lombare, aumenterà il basculamento in avanti, creando non pochi problemi all'articolazione sacro- iliaca. Come ultimo problema tra tanti, si termina con conseguenze a livello cervicale, risvegliando dolori fastidiosi.

La continuità del corpo, come si è visto, può veramente creare problemi anche a lunghe distanze.
Con ciò non voglio dire che da domani sarebbe meglio tornare alle origini, quando l'uomo non usava ancora la scarpa, ma basti pensare che questa ha la funzione di proteggere il piede e ciò può essere fatto anche senza il bisogno del tacco.
Insomma, quando si crea una condizione di dislivello tra il tallone e l'avampiede, si provoca un'inclinazione del corpo in avanti, direttamente proporzionale all'altezza del tacco: più alto è il tacco, maggiore sarà il danno.

Non potendo camminare con un'inclinazione così accentuata, il corpo trova una soluzione adattandosi al nuovo "schema", portando così il busto in una posizione che permette una postura più o meno accettabile. Tutto ciò causa uno squilibrio generale che, nella maggior parte dei casi, si manifesta con dolori lungo la schiena.
In un soggetto lordotico, l'uso costante di tacchi alti porterà ad un'ulteriore accentuazione di tale condizione, perché sarà proprio il tratto di lordosi ad inarcarsi leggermente e mandare il corpo in avanti.

Nel soggetto cifotico, invece, aumenterà la curva e si potrà presentare anche un'iperestensione del ginocchio.
Le fondamenta sono già nei piedi e se qualcosa non funziona si ripercuote in tutto il corpo; sono le mode a dettare ciò che poi diventa un "must", ma se l'uomo è stato creato scalzo... vorrà dire qualcosa? Dobbiamo capire fino a che punto si può accettare più un canone estetico che il benessere fisico personale.

Concludendo, per mantenere una postura corretta, è sufficiente un tacco né troppo basso (es. infradito) e né troppo alto: l'angolo tra piede e terra non è di 90°, bensì 100° e un tacco basso permette al piede di mantenere il giusto assetto articolare.