Chirurgia plastica come doping
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Chirurgia plastica come doping

Le nuove frontiere del doping passano per la chiurgia plastica al naso. La rinoplastica non più come strumento per modificare solo il profilo..

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Chirurgia plastica come doping

Nuovo allarme nello sport, una volta erano le sostanze anabolizzanti ad essere strumento per l'aumento delle prestazioni degli sportivi; oggi, sulla falsariga dell'eclatante caso Pistorius, il fronte si sta spostando sulla modifica strutturale del setto nasale che garantisce un miglioramento apprezzabile delle performance, una volta messo perfettamente in asse.
Basta quindi anabolizzanti o steroidi, sostanze vietate in grado di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta. Per limare i decimi di secondo che lo separano dalla vittoria l'atleta, sia esso calciatore, nuotatore o pilota, ora, dopo essersi rivolto alla tecnologia dell'abbigliamento, trova come nuovo mentore il chirurgo plastico.

Con una operazione al setto nasale, atleti quali fondisti e ciclisti possono abbassare di importanti frazioni di secondo le loro performance, la differenza, insomma, tra la medaglia d'oro e quella d'argento.

Così spiega il Prof. Paolo Gottarelli, chirurgo plastico a Bologna e Professore di Tecniche Chirurgiche Correttive Estetico Funzionali della Piramide Nasale presso l'Università di Ferrara, che ha avuto in cura decine di sportivi prima fascia e centinaia di dilettanti : Migliorando la pervietà in casi di deviazione dei setti nasali, ipertrofia dei turbinati o sinusiti le prestazioni di atleti che praticano discipline ad alto tasso di resistenza, quali sci di fondo o triathlon, possono certamente migliorare le proprie prestazioni.

Ogni anno in Italia circa 400mila persone assumono sostanze dopanti. È di questi giorni la denuncia della Guardia di Finanza di Luino (Varese) che ha scoperto 16 persone che procuravano sostanze dopanti per cicloamatori (Corriere della Sera 16 febbraio 2008). Dagli allori alla cenere, il nome di numerosi atleti è stato infangato per l'utilizzo di sostanze dopanti che li hanno portati a raggiungere risultati al limite delle capacità umane: dal caso più recente della velocista americana, medaglia olimpica Marion Jones a quelli clamorosi come quello di Ben Johnson, squalificato alle Olimpiadi di Seoul nel 1988 dopo aver vinto la corsa dei 100 metri piani e stabilito il nuovo record del mondo (che venne annullato), e quello di Marco Pantani, escluso dal Giro d'Italia del 1999 alla vigilia della penultima tappa mentre era largamente in testa alla classifica.
Per rimanere nell'ambito della legalità, negli ultimi anni si è assistito a un proliferare di proposte tecnologiche applicate all'abbigliamento sportivo. Ian Thorpe, il grande nuotatore australiano, medaglia d'oro olimpica, è ricordato per aver indossato tra i primi il "jammer aquablade", la tuta intera che taglia l'acqua; Mario Cipollini e tutti i ciclisti indoor usano l'inconfondibile casco aerodinamico a punta per tagliare l'aria; il famoso cerotto per il naso ha riscosso grande successo in molte discipline, come testimoniano le foto di Valentino Rossi al termine delle gare, sul cui naso troneggia il cerotto.

Se le normative sportive vietano il doping, regolamentando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti e prescrivendo l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ad accurati controlli, nulla vieta infatti a un campione di ricorrere a una rinoplastica funzionale. Un piccolo intervento alla piramide nasale, infatti, può migliorare la respirazione, elemento fondamentale per ogni disciplina sportiva. Gran parte dei benefici si traggono in allenamento – spiega Gottarelli - e i miglioramenti aiutano ad avere una respirazione esclusivamente nasale, situazione che, in caso sport invernali, oltretutto diminuisce drasticamente il rischio di malattie da raffreddamento.

Il normale consumo di ossigeno è di circa 250ml/minuto nell'uomo a risposo. Sia la ventilazione polmonare che il consumo di ossigeno aumentano fino a 20 volte durante l'attività sportiva di massima intensità, durante la quale la ventilazione polmonare è di circa 100/110 litri al minuto.
La respirazione è dunque un aspetto importante per ogni disciplina di resistenza ed «è vero - come spiega Orlando Pizzolato, tra ai pochi vincitori italiani alla maratona di New York e oggi direttore della rivista "Correre", la bibbia del sempre numeroso esercito di podisti italiani - che la respirazione nasale rende l'aria più pulita in quanto i peli e le ciglia delle cellule epiteliali del naso depurano l'aria da eventuali polveri».