I dieci principi fondamentali del Taiji
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I dieci principi fondamentali del Taiji

Chang Dsu Yao e Roberto Fassi hanno individuato i dieci principi fondamentali del T'ai Chi Ch'üan, dal Xuling Dingjin alla ricerca della tranquillità nei movimenti, una disamina dei principi cardine del Taiji

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I dieci principi fondamentali del Taiji

1. Xuling Dingjin

Dingjin significa mettere la testa nella posizione giusta e concentrare lo spirito nel cervello. Xuling significa posizione naturale. Xuling Dingjing serve a elevare il morale. Per avere l'energia alla sommità del capo bisogna tenere la testa e la faccia ben diritte in modo che l'energia mentale (Shen) raggiunga il punto più alto. Ma non bisogna usare forza muscolare (Li) altrimenti il collo si irrigidirebbe ostacolando la circolazione del sangue e del Ch'i. La mente deve essere vuota (Hsü) e pronta (Ling) in maniera naturale. Se la mente non è vuota, pronta e se l'energia non è alla sommità del capo, è impossibile risvegliare lo spirito di vitalità (Ching Shen).

2. Far rientrare il petto e raddrizzare la schiena

Per mantenersi in equilibrio e far circolare bene l'aria nell'organismo. Tenere rientrato (Han) il petto (Hsün) significa tenerlo (naturalmente) un poco in dentro in modo da facilitare la discesa e la concentrazione del Ch'i nel Tan Tien (respirazione diaframmatica). Evitate di gonfiare il torace altrimenti il Ch'i si concentrerà nel petto; la parte superiore del vostro corpo diventerà allora pesante e quella inferiore leggera. Ciò farà perdere la stabilità ai vostri piedi. Per stirare (Pa) la schiena (Pei) bisogna far aderire a essa il Ch'i. Se teniamo rientrati il petto la nostra schiena si stirerà naturalmente e potremmo emettere forza (Li) dalla colonna vertebrale. Saremo allora “senza rivali”.

3. Rilassare la vita

Con "vita" si intende la cintura addominale che è considerata la sorgente della forza, sia perché rende stabile la nostra posizione, sia perché decide lo scambio dei movimenti finti o reali. La vita (Yao) è la guida di tutto il corpo. Se la vita è rilassata (Sung) i piedi sono saldi e il bacino è stabile. I passaggi da pieno (Shih) a vuoto (Hsü) e viceversa derivano da rotazioni della vita. Per questo motivo è stato detto che la vita è il centro di comando di ogni movimento. Se (durante la pratica) non vi sentite a vostro agio cercate la causa di ciò nella posizione della vita e delle gambe.

4. Distinguere le posizioni vuote da quelle reali

Di fondamentale importanza per il Taijiquan. Per esempio se si pone il peso del corpo sulla gamba destra questa è reale, la sinistra è finta. Saper percepire perfettamente la propria posizione è fondamentale per mantenere il proprio equilibrio. La distinzione (Fen) fra vuoto (Hsü) e pieno (Shih) è il principio fondamentale del T'ai Chi Ch'üan. Se il peso del corpo è appoggiato sulla gamba destra si dice che questa è piena, mentre la gamba sinistra è vuota. Se invece il peso del corpo poggia sulla gamba sinistra, questa è piena mentre la destra è vuota. La differenziazione fra pieno e vuoto ci permette di eseguire senza sforzo movimenti leggeri (Ch'ing) e agili ((Ling). In caso contrario gli spostamenti diventano pesanti e goffi. Il corpo manca allora di stabilità e si può facilmente venir squilibrati da una trazione dell'avversario.

5. Far scendere le spalle e i gomiti

Serve sia per usare bene la forza, sia per rilassarsi. Per abbassare (Ch'en) le spalle (Chien) bisogna rilassarle e lasciarle cadere. Se non le rilassiamo e non le lasciamo cadere esse saranno sollevate e ciò provocherà una salita del Ch'i. L'intero corpo sarà allora senza forza (Li). Per far scendere (Chui) i gomiti (Chou) bisogna rilassarli e tenerli bassi. Tener sollevati i gomiti rende impossibile l'abbassamento delle spalle. Non riusciremo allora a spingere lontano l'avversario e le nostre tecniche saranno simili a quelle utilizzate dagli stili esterni che utilizzano una forza interna (Chin) discontinua.

6. Praticare il Taijiquan con l'intenzione e non con la forza

Se si pratica il Taijiquan con l'intenzione e non con la forza il sangue e l'aria circolano liberamente senza ristagno. Solo così si possono fare movimenti armonici e agili, guidati da una forza fondamentale, quella interiore. Un trattato di T'ai Chi Ch'üan afferma che dobbiamo usare (Yung) il pensiero (I) e non la forza muscolare (Li). Nella pratica del T'ai Chi Ch'üan tutto il corpo deve essere rilassato. Dobbiamo eliminare ogni forma di energia (Chin) grossolana che crea blocchi nei legamenti, nelle ossa e nei vasi ostacolando ogni movimento. Potremmo allora passare da un movimento all'altro in maniera leggera (Ch'ing), agile (Ling) e potremmo ruotare il corpo con naturalezza. Alcuni si chiedono come sia possibile essere forti senza usare forza muscolare (Li). I meridiani del corpo sono qualcosa di simile ai canali della terra. Se i canali non sono ostruiti l'acqua scorre liberamente analogamente se i meridiani sono aperti il Ch'i circola. Se invece una forza rigida ostruisce i meridiani, la circolazione del sangue e del Ch'i viene ostacolata; i movimenti circolari non risulteranno più agili e basterà essere tirati per un capello per perdere l'equilibrio con l'intero corpo. Se d'altra parte, invece di usare la forza muscolare (Li) usiamo il pensiero (Yi), potremo fare andare il Ch'i fin dove è arrivato il pensiero. Il Ch'i e il sangue circoleranno allora in tutto il corpo senza interruzioni. Dopo una lunga pratica si arriverà ad acquisire la vera forza interna (Nei Chin) e proprio questo è il significato della seguente affermazione che si trova in un trattato di T'ai Chi Ch'üan: “estrema morbidezza porta a estrema durezza”. Le braccia di un esperto (Kung Fu) di T'ai Chi Ch'üan dall'esterno appaiono morbide (Mien), ma all'interno sono come il ferro e sono estremamente pesanti. Coloro che praticano gli stili esterni (Wai Chia) appaiono forti nel momento in cui utilizzano la forza (Li), ma nei momenti in cui non la utilizzano essi sono leggeri e instabili; la loro forza si vede esternamente, e solo superficiale. Se usiamo unicamente la forza muscolare (Li) e non il pensiero (I) l'avversario ci potrà facilmente manipolare, cosa non degna di menzione.

7. Uniformare i movimenti

Accordare (Sui) entrambe (Hsiang) le parti del corpo, quella superiore (Shang) con quella inferiore (Hsia), è l'applicazione di ciò che viene detto in uno dei trattati di T'ai Chi Ch'üan: “la forza interna (Chin) ha la radice nei piedi, si sviluppa nelle gambe, è controllata dalla vita e si manifesta nelle dita. I piedi, le gambe e la vita devono essere unificati da un unico flusso di Ch'i”. Bisogna cioè che le mani, la vita e i piedi si muovano in perfetto accordo e così pure l'energia degli occhi (Yen Shen). Questo è il significato di accordare la parte superiore con quella inferiore. Se una sola parte del corpo non si muove con il resto vi sarà confusione e mancanza di coordinazione.

8. Combinazione interiore ed esteriore

L'essenza sostanziale del Taijiquan è lo spirito, esso comanda il corpo e il corpo si lascia comandare da esso. Scopo del T'ai Chi Ch'üan è coltivare l'energia spirituale e mentale (Shen). Ecco perché è stato detto: “ Shen è il padrone mentre il corpo è il servitore”. Se lo spirito di vitalità (Ching Shen) viene attivato, i movimenti diventano naturali, leggeri (Ching) e agili (Ling). Le posture sono costituite da un insieme di vuoti (Hsü) e pieni (Shih), di aperture (Vai) e chiusure (Ho). Quando parlo di apertura non mi riferisco esclusivamente a un'azione di apertura eseguita dalle mani o dai piedi, ma anche alla mente che contemporaneamente ha l'intenzione di aprire. Analogamente un movimento di chiusura non è solo un'azione di mani e piedi, ma deve intervenire anche la mente che pensa intenzionalmente di chiudere. Se uniamo (Ho) entrambe (Hsiang) le parti, quella interna (Nei) con quella esterna (Wai) tramite un unico flusso di Ch'i, non vi sarà alcuna interruzione.

9. Movimenti continui

Come detto sopra, il Taijiquan pratica con l'intenzione e non con la forza e proprio così riesce a realizzare movimenti continui come l'acqua di un fiume che scorre continuamente. Gli stili esterni (Wai Chia) utilizzano un'energia (Chin) grossolana e non quella del tempo anteriore alla nascita. Vi saranno allora degli inizi e delle fini, dei concatenamenti e delle rotture (dell'energia). Si può facilmente essere battuti nel momento in cui la vecchia forza (Li) muore e quella nuova non è ancora nata ma nel T'ai Chi Ch'üan si impiega il pensiero (I), non la forza muscolare (Li). Di conseguenza tutto fluisce senza interruzioni dall'inizio alla fine; i movimenti sono continui, circolari e legati tra di loro senza discontinuità. A questo proposito i trattati classici dicono: “la lunga boxe è simile al flusso incessante di un lungo fiume o al moto delle onde di un grande mare”, e ancora : “applicate la forza interna (Chin) con continuità come se dipanaste un filo di seta dal bozzolo”. Questi paragoni stanno a significare che tutti i movimenti devono essere unificati da un solo flusso di Ch'i.

10. Ricercare la tranquillità nei movimenti

I movimenti devono essere lenti, accompagnati da una respirazione profonda. I movimenti lenti permettono di respirare in maniera profonda e favorire il fluire del Qi dal Dantian senza alcuna costrizione e danno alla circolazione sanguigna ( Fu Chung Wen, 2005). (10) I praticanti degli stili esterni danno importanza ai salti e alle proiezioni; alla fine dell'allenamento essi hanno esaurito sia la loro forza (Li) sia il loro fiato (Ch'i) e sono pertanto ansimanti. Nel T'ai Chi Ch'üan la calma (Ching) dirige il movimento (Tung); in altre parole bisogna rimanere tranquilli anche quando ci si muove. Ecco perché è meglio eseguire il concatenamento delle posture il più lentamente possibile. Eseguendo lentamente i movimenti, la respirazione diventa lunga e profonda, il Ch'i scende nel Tan T'ien e si evita l'effetto dannoso di pulsazioni troppo rapide.