Il movimento è la chiave della felicità
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Il movimento è la chiave della felicità

Dalla rivoluzione industriale abbiamo progressivamente ridotto il movimento, dobbiamo cambiare filosofia perché il movimento è parte di noi

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Il movimento è la chiave della felicità

Potrebbe sembrare ridondante detto da chi è Laureato in scienze motorie e impegnato nel mondo del fitness e dello sport (due entità ben distinte ma che racchiudono il movimento). In realtà tutti noi abbiamo fatto un sport da bambini, spinti dai nostri genitori o anche dalla nostra semplice curiosità. Chi più chi meno ognuno di noi ha fatto del movimento e ciò ha portato a una esperienza variabile del nostro corpo, nell'insieme, delle azioni, reazioni e sensazioni di quei momenti.

Già solo questa condizione ci fa rivivere sia mentalmente a livello conscio che inconscio una stato di benessere, prodotto dal movimento (dai movimenti) che il nostro corpo aveva imparato fin da piccolo (nella squadretta locale, al parco con gli amici e amiche, ecc…).

Questa valutazione può sembrare empirica (ricordiamoci che è l'esperienza che fa porre le prime domande e risolvere molti problemi sul mondo che ci circonda – Leonardo Da Vinci), ma è poi confermata anche con altri due ragionamenti, osservando il movimento da punti di vista differenti.

Dal punto di vista storico, fino all'avvento della rivoluzione industriale, lo scandire della nostra vita era basato esclusivamente sul movimento, sia per gli spostamenti, sia per il procurarsi il cibo necessario alla sussistenza (che si trattasse di animali da cacciare, da allevare o frutta e verdura da seminare e raccogliere, o semplicemente andare a prendere l'acqua). Per fare tutto era necessario che il nostro corpo venisse impegnato in quello che viene definito movimento.

Successivamente come ben sappiamo tutto è cambiato, e ha portato sempre di più ad una condizione di riduzione del movimento (ormai quasi totale): basti pensare che per fare anche solo la spesa, oggi è sufficiente ordinarla via internet e farsela consegnare direttamente a casa. In generale, prima facevamo 15-30km a piedi al giorno, ora invece la media si è ridotta a 1-2km al giorno.

Dal punto di vista sociale, e del vivere in comunità il "movimento guidato" determina una condizione di "impegno psico-fisico" sfruttato, nel bene e nel male, anche dal punto di vista politico (da tutti i regimi), permettendo alla popolazione di essere più sana e forte, oltre che meno soggetta a malattie.

Infine, dal punto di vista fisiologico e più precisamente endocrinologico, è risaputo che l'attività fisica produce un benessere psico-fisico, causato da una produzione di endorfine.

Ora chiediamoci: quanti di noi si ritengono realmente felici? Non è forse vero che siamo alla ricerca di una attività sociale (spesso associata al movimento), come la partita con gli amici, il centro fitness, la gita fuori porta (per avvicinarsi alla natura) e perché no anche posti dove ballare (alla fine uno dei primi movimenti a carattere sociale dell'uomo)?

Sotto ogni punto di vista il movimento è inscindibile dall'essere umano perché noi siamo fatti e ci siamo sviluppati anche grazie al movimento. Rinunciare a questo elemento non può che portarci ad una condizione gradualmente sempre più negativa sia a livello fisico che mentale.

Per essere un po' più felici a volte, può bastare fare anche solo una passeggiata all'aperto, e se la facciamo in compagnia, anche di un amico a quattro zampe, non può che farci solo stare meglio.

Riferimenti bibliografici

  • Freccero "Sport e Società" Lebrotto&Bella, 1997
  • Nerio "Nati per muoverci. Storia di Technogym da un garage alla wellness economy" Baldini&Castoldi 2014 Rosato-Tinto "Avviamento al lavoro collettivo" edi-ermes
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Endorfine