L'apnea come cardiotonico
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L'apnea come cardiotonico

Da un recente studio dei ricercatori del cnr, si aprono nuove frontiere non farmacologiche per le terapie riservate agli scompensi ..

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L'apnea come cardiotonico

L'apnea come cardiotonico? L'affermazione è di quelle forti ma sembrerebbe essere corretta. È quanto emerge da uno studio condotto da Claudio Passino dell'Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa, che ha analizzato gli adattamenti fisiologici del sistema cardiovascolare e nervoso degli atleti apneisti che hanno partecipato ai record mondiali di apnea lineare sotto ghiaccio.

Lo studio ha verificato come, i normali riflessi cardiovascolari evocati in via separata dall'immersione, dal freddo e dall'apnea, vengono attivati contemporaneamente e fra loro potenziati, nella condizione "estrema" di immersione in acqua fredda.
Tali riflessi sono associati ad una vasocostrizione periferica che concentra il sangue verso gli organi vitali, limitando il consumo di ossigeno da parte dell'organismo e riducendo il rischio di ipossia.

Esaminando meglio gli atleti, e ponendoli in rapporto a soggetti non praticanti, è stato da subito visibile come, nei primi, la sensibilità dei chemocettori. (posti a controllo delle variazioni organiche di anidride carbonica, ossigeno e pH nel sangue) all'ipossia e all'ipercapnia sia sensibilmente inferiore.

Questo dato è significativo di come il chemoriflesso possa essere "allenato", ossia adattato a situazioni di carenza d'ossigeno al fine di farlo "allarmare" in tempi più lunghi. Il dato evidenzia la sua importanza se si pensa che, gli scompensi cardiaci, hanno fra le cause scatenanti proprio l'iperattività del chemoriflesso, che provoca dispnea o "fame d'aria".
La scoperta potrebbe essere utile al fine di tamponare gli scompensi cardiaci con metodiche non farmacologiche.