L'attività fisica fa vivere più a lungo
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L'attività fisica fa vivere più a lungo

L'attività è la prima forma di prevenzione contro la premorienza, in quanto riduce il rischio di infarto, tumori del colon, diabete e molto altro

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L'attività fisica fa vivere più a lungo

L'attività fisica è definita dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come "qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico". La sedentarietà, cioè la mancanza di esercizio fisico, è considerata il quarto principale fattore di rischio per la mortalità globale e da sempre rappresenta un grave problema di salute pubblica in diversi paesi, causando circa 3,2 milioni di morti a livello mondiale. Secondo quanto riportato dal World Health Organization nel 2004, circa 1,9 milioni di persone in tutto il mondo muoiono ogni anno per malattie legate alla mancanza di attività fisica.

L'attività fisica regolare è essenziale per prevenire e ridurre il rischio di morte prematura e per godere di un miglior stile di vita (Warburton, Nicol & Bredin, 2006).

Praticare una regolare attività fisica d'intensità moderata, come camminare, andare in bicicletta o fare sport, porta benefici importanti per la salute, quali la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e di malattie croniche e influisce positivamente sullo stato psicologico delle persone.

La sedentarietà, spesso associata a un'alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta, sta diventando un problema di salute pubblica mondiale, con un elevato carico di malattie ed i loro relativi costi sociali.

L'evidenza scientifica parla chiaro: svolgere una regolare attività fisica di moderata intensità favorisce uno stile di vita sano, con notevoli benefici sulla salute generale della persona. L'esercizio fisico, preferibilmente di tipo aerobico, non deve essere necessariamente intenso: 30 minuti di movimento (cammino, nuoto, bicicletta, ecc) al giorno, per almeno cinque volte a settimana, permettono di godere di molti benefici.

Gli aspetti positivi di una regolare attività fisica sono molteplici. Tra questi:

  • Riduzione del rischio di morte prematura, la diminuzione del rischio di morte per infarto o per malattie cardiache
  • Riduzione del rischio, fino al 50%, di sviluppo di malattie cardiache o tumori del colon
  • Riduzione del rischio, fino al 50%, di sviluppo del diabete di tipo 2 (per approfondimenti vedi anche Diabete mellito di Pierluigi De Pascalis)
  • Prevenzione o la riduzione dell'ipertensione
  • Prevenzione o la riduzione dell'osteoporosi, con diminuzione fino al 50% del rischio di frattura dell'anca nelle donne
  • Riduzione del rischio di sviluppo dei dolori alla colonna vertebrale
  • Riduzione dei sintomi di ansia, stress, depressione, solitudine
  • Prevenzione dei comportamenti a rischio, specialmente tra i bambini e i giovani, derivati dall'uso di tabacco e di alcol, da diete non sane, da atteggiamenti violenti
  • Calo del peso e la diminuzione del rischio di obesità, con benefici del 50% rispetto a chi ha uno stile di vita sedentario
  • Benefici per l'apparato muscolare e scheletrico

La sedentarietà contribuisce invece, insieme ad altri fattori di rischio, allo sviluppo di diverse malattie croniche, in particolare di quelle che gravano sull'apparato cardiovascolare. Non fare movimento, infatti, contribuisce al peggioramento del metabolismo del glucosio e concorre all'aumento della pressione sanguigna e del grasso corporeo; tutti fattori che non solo accrescono il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2 ma, nel caso in cui già si soffra di queste patologie, ne enfatizzano gli effetti negativi.

Una delle cause della mancanza di attività fisica è il basso tasso di adesione ai vari programmi di esercizio, infatti Dishman e Buckworth (1996) hanno rilevato che il tasso di drop out è elevato soprattutto nei soggetti che si avvicinano ad una nuova attività. Gli autori evidenziano che circa il 50% di soggetti che si approcciano all'esercizio fisico si ritirano entro i primi sei mesi senza perciò riuscire a trarre dal lavoro svolto dei veri e propri benefici e guadagni a livello fisiologico.

L'abbandono appare un fenomeno non semplice da risolvere e sembrerebbe essere uno dei fattori più influenti sulla sedentarietà. Secondo Parfitt et al. (2006), riuscire ad identificare i fattori che contribuiscono alla scarsa partecipazione ai programmi d'esercizio, è stata una della più grandi sfide negli ultimi anni per i ricercatori di scienze motorie. Il fenomeno dell'inattività potrebbe essere spiegato da un'alterata percezione dello sforzo durante la pratica dell'attività (Ekkekakis, et al., 2005; Parfitt, et al., 2006; Williams, et al., 2008).

Uno stile di vita attivo è un'abitudine influenzata da una serie complessa di variabili sociali e individuali e alcuni sottogruppi di popolazione (come le persone con un basso livello socio-economico) possono trovarsi in condizioni di svantaggio rispetto alla consapevolezza dell'opportunità di praticare attività fisica.