L'uomo primitivo faceva jogging?
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L'uomo primitivo faceva jogging?

Da Darwin in poi è comunemente accettato che l'uomo sia il frutto di un processo evolutivo. Ma in quale modo ci siamo evoluti, qual era il punto di partenza e in che modo questi cambiamenti sono stati un vantaggio?

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L'uomo primitivo faceva jogging?

Assistendo ad una gara dei 100 metri piani o semplicemente correndo al parco per mantenerci in forma, diamo per scontato che la macchina perfetta, quale noi siamo, abbia sempre posseduto queste caratteristiche: correre, camminare sono azioni che compiamo quotidianamente senza pensarci. Ma non è sempre stato così.
Da Darwin in poi, è stato finalmente accettato dalla comunità scientifica di tutto il mondo che noi uomini, al pari di molte altre specie animali, ci siamo evoluti a partire da una qualche forma di ominide fino alla nostra attuale condizione. Le modificazioni di cui siamo stati protagonisti sono avvenute per almeno due importanti ragioni. La prima è l'adattamento all'ambiente che aumenta le possibilità di sopravvivenza. Ne sono esempi il colore chiarissimo della pelle delle popolazioni nordiche che permette di sintetizzare la vitamina D nonostante in quelle zone ci sia davvero poco sole, la pelle scura delle popolazioni sempre esposte alla radiazioni solari, o gli occhi con la tipica conformazione a mandorla di alcune popolazioni (tra cui anche gli Esquimesi) che rivelano la presenza di un cuscinetto di grasso per riparare i bulbi dai climi troppo rigidi.

La seconda ragione che ha consentito all'uomo moderno di diventare com'è attualmente risiede nel fatto che alcuni cambiamenti fisici sono avvenuti anche a causa dei vari stili di vita che di volta in volta i nostri antenati adottavano per sopravvivere. Il più importante è la caccia. Osservando il comportamento alimentare delle attuali scimmie antropomorfe e alcuni illuminanti resti fossili, pare proprio che ancestralmente l'antenato dell'uomo si cibasse dei frutti di piante ed alberi liberamente disponibili in natura, eventualmente non disdegnando qualche verme presente nei frutti più succosi e maturi. Ma successivamente, mutazioni metaboliche accompagnate all'adozione di una dieta più ricca in proteine, condizioni ambientali modificate e cervello più grande ed efficiente per costruire attrezzi tra cui le armi, hanno reso il nostro progenitore, un cacciatore a tutti gli effetti.

Affinché una battuta di caccia dia i suoi frutti, sono necessari almeno due elementi: collaborazione strategica tra due o più individui e… ciò che diamo per scontato: abilità nella corsa! Non tutti i nostri antenati possedevano le caratteristiche necessarie per rincorrere un animale per lunghe distanze o scappare se inseguiti. La nostra capacità di correre si è quindi evoluta, per consentirci un migliore adattamento al nostro nuovo stile vita.
Per dimostrare questa ipotesi, gli scienziati sono partiti dai ritrovamenti fossili della celebre Lucy, scoperta nel 1974 in Etiopia e datata circa 3 milioni di anni. Nel ricomporre il suo scheletro, gli antropologi si accorsero che Lucy non possedeva le caratteristiche morfologiche dell'uomo attuale. Più precisamente, la sua gabbia toracica si presentava di forma conica e senza il tipico restringimento del punto vita che ci caratterizza. In sostanza la nostra antenata mostrava caratteri molto simili alle attuali scimmie antropomorfe e non la conformazione toracica cilindrica che possediamo al giorno d'oggi. Ma il dato più sensazionale è che Lucy non poteva correre a lungo come facciamo noi adesso perché il suo torace, a causa di questa architettura scheletrica conica, non era così flessibile da potersi espandere notevolmente per rifornire di aria i polmoni come quando corriamo ed abbiamo il fiatone.

E non è tutto: sappiamo bene che quando corriamo cominciamo a sudare in quanto il nostro corpo, surriscaldandosi a causa dello sforzo prolungato, ha bisogno di raffreddarsi il più presto possibile per evitare danni fisici di varia natura soprattutto al cervello. Uno studio svolto negli Stati Uniti negli anni Ottanta ha messo in evidenza che l'odierna efficienza del sistema di raffreddamento e drenaggio dei vasi sanguigni è un'acquisizione relativamente recente: Lucy non riusciva ad abbassare la propria temperatura corporea alla stessa nostra velocità.

Ed ancora, studi sulla conformazione dell'orecchio interno deputato alla gestione dell'equilibrio, hanno dimostrato che né Lucy, né Ardi, datata addirittura 4,4 milioni di anni fa, erano completamente bipedi: la loro andatura assomigliava di più alle antropomorfe moderne che per correre utilizzano tutti e quattro gli arti. Inoltre Ardi, ritrovata sempre in Etiopia, a meno di 80 km da Lucy, aveva piedi incurvati particolarmente muscolosi e l'alluce opponibile utile per migliorare la presa sugli alberi: piedi dunque decisamente poco adatti alle scarpe da jogging! Possiamo quindi concludere che la nostra Ardi, se si fosse trovata in condizioni di estremo pericolo, anziché "darsela a gambe", si sarebbe rintanata tra i rami della fitta vegetazione. Il nostro assetto completamente bipede che ci ha quindi permesso di tenere libere mani e braccia, impiegandole in tutte le attività dalla caccia, alla concia delle pelli, fino alle pitture rupestri per arrivare alla scrittura, è un'acquisizione più tarda. E non solo: rispetto a Lucy ed Ardi, le nostre gambe sono diventate decisamente più lunghe ed affusolate.

Un'ulteriore prova, a dimostrazione del fatto che i nostri antenati, per quanto più possenti di noi, non avrebbero potuto batterci alle Olimpiadi sta nel rapporto peso-altezza. Comparando infatti i dati dell'uomo attuale con quelli dei ritrovamenti fossili, si è scoperto che i nostri avi erano più bassi di noi e pesavano circa il doppio: se ne deduce, quindi, che il loro assetto fisico impediva l'agilità necessaria per affrontare una corsa di resistenza. Ardi, per esempio, misurava appena 120 centimetri di altezza per 50 kg di peso, mentre l'altezza media della donna italiana è attualmente stimata intorno ai 163 cm. Applicando l'equazione dell'indice di massa corporea (peso in kg / altezza in metri al quadrato), ne ricaviamo che la nostra donna italiana alta m 1.63, per risultare normopeso dovrebbe pesare tra i 49 ed i 66 kg circa, quindi un peso molto simile a quello di Ardi che però era notevolmente più bassa.

Non dimentichiamo, infine, che per correre velocemente, occorre anche che gli occhi siano posizionati frontalmente, così si ottiene una perfetta visione tridimensionale ed aumentano le probabilità di sopravvivere in condizione avverse: e questa caratteristica, la nostra paleo-antenata Lucy già la possedeva.