Asana, le basi tecniche dello Yoga
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Asana, le basi tecniche dello Yoga

Definizione di âsana: cosa sono le âsana, il loro ruolo nello Yoga. Analisi della fase dinamica e della fase statica. L'interconnessione tra mente e corpo come elemento fondamentale dell'esecuzione

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Asana, le basi tecniche dello Yoga

Le "regole" di base Per praticare correttamente lo Yoga secondo gli insegnamenti classici, esse sono:

  1. Yama: regole di equilibrio sociale
  2. Niyama: regole d'igiene mentale e fisica
  3. Âsana: posizioni fisiche
  4. Prânâyâma: consapevolezza della forza vitale attraverso il respiro all'interno del nostro corpo
  5. Pratyâhara: distacco dai condizionamenti dei sensi

Sebbene sarebbe interessante addentrarci nei particolari per descrivere con chiarezza e in forma non dogmatica, per noi menti occidentali, le fondamenta di tale disciplina, esso non è di mia competenza, per cui mi soffermerò solo su quei punti conformi a tale contesto e soprattutto, necessari per il mio scopo: modelli posturali, respirazione e capacità di controllo del respiro.

Âsana: modelli posturali

II termine "âsana" significa, letteralmente, "posizione seduta" o semplicemente "posizione", da qui troviamo espressioni come: posizione del loto, dell'arco, posizione del cobra e così via. Le viene dato anche il significato di "posa", "esercizio", ma tali termini non spiegano completamente il suo significato, in quanto un âsana implica un coinvolgimento totale di corpo e mente verso un mondo di sensazioni.

Pensiamo a quando ci abbandoniamo completamente in poltrona dopo una lunga e pesante giornata, per quanto essa ci appare confortevole e rilassante, rappresenta un atteggiamento posturale scorretto, ed in più, può capitarci di essere mentalmente turbati a causa di determinate concatenazioni di pensieri.

Durante le pratiche Yoga tutto ciò è eliminato. Il processo del pensiero non è consentito, in modo che non vi siano interferenze dovute all'attività mentale, e si tende a far assumere al proprio corpo, determinati atteggiamenti posturali atti a riallineare ogni articolazione corporea.

Per far in modo che lo Yoga venga eseguito nel miglior modo possibile, è importante iniziare tale attività con esercizi di presa di coscienza del corpo ed in seguito verranno inseriti esercizi respiratori, in maniera tale che, gli âsana vengano raggiunti con più facilità, scioltezza e coscienza.

Molte persone considerano gli âsana alla stregua di veri e propri esercizi ginnici e li eseguono come tali, lasciando da parte l'aspetto terapeutico. Gli âsana sono praticati per mantenere il normale stato di salute fisica e mentale o per progredire nello Yoga, per cui differiscono per vari aspetti dai comuni esercizi. Un âsana viene assunto dapprima volontariamente, ma poi l'attività di mantenimento e controllo si svolge al di sotto del livello della coscienza. Al termine della fase di mantenimento si abbandona l'âsana in modo lento e graduale.

Ogni âsana implica due fasi:

Fase dinamica
Nell'esecuzione il movimento è indispensabile, tanto per assumere l'âsana quanto per ritornare alla posizione iniziale. Questi movimenti, come si è detto, devono essere lenti, sicuri, dolci e senza scatti, in modo che non vi siano tensione o fatica. Movimenti graduali, contraendo gradualmente tutti quei muscoli che sono chiamati a compiere un determinato movimento. Il respiro deve restare normale, non vi è controllo volontario del respiro, ma di norma è il corpo stesso a trovare il giusto ritmo respiratorio durante la fase di movimento. Cosa applicabile se, come già detto, abbiamo acquisito le tecniche di rilassamento e di propriocezione corporea.
Fase statica
Per quanto riguarda la fase statica, una volta che l'âsana è stata assunta, essa deve essere mantenuta restando immobili per alcuni minuti, senza sforzo o disagio: in nessuna parte del corpo devono esservi indebite tensioni. In questa fase è importante la capacità di estraniarsi dal mondo, concentrandosi sulla respirazione in primis, aprendo così le porte alla propriocezione corporea interna e al suo rapporto con lo spazio. In modo da evitare che la mente sia disturbata dal flusso dei pensieri o da una qualsiasi emozione.

Da non sottovalutare il tipo di ambiente in cui si svolge lo Yoga: deve esser un ambiente pulito, caldo, che dia sicurezza e che non porti distrazioni di alcun genere.

Patañjali1 nella sua opera "Yoga Sūtra" (V e VI secolo d.C.) scrisse:

Tato dvandvânabhighâtah
Di qui il non esser più colpiti dalle coppie di opposti

Questo in realtà è il risultato della pratica degli âsana. Quando i princìpi di cui si è parlato vengono seguiti durante la pratica, non vi è conflitto tra i due opposti: al contrario, essi operano in reciproca coordinazione.

Questi due opposti possono essere due tipi di impulsi nervosi, come gli impulsi effettori e inibitori, oppure l'attività simpatica e parasimpatica.

L'attività neuromuscolare si svolge in modo dolce: agonisti e antagonisti insieme, come contrazione del bicipite e il rilassamento del tricipite del braccio, verificandosi nello stesso tempo, favoriscono il piegarsi e il distendersi dell'articolazione del gomito.

Funzioni opposte che si ritrovano in ogni apparato del nostro organismo:

un'attività armonica del corpo e della mente dipende da un'equilibrata reciprocità tra le due opposte funzioni

Di conseguenza, se gli âsana sono eseguiti in modo corretto, non vi è conflitto fra i processi interni, essi riescono a plasmare il corpo e la mente, rendendoli stabili e perfettamente in grado di sostenere gli sforzi spirituali nei passi successivi dello Yoga.

Un âsana può essere definito come un modello posturale che conduce alla stabilità fisica e mentale ed a una condizione di benessere.

Fondamentalmente gli âsana hanno lo scopo di contrastare l'ahgamejayatva, cioè l'instabilità dovuta a fattori di disturbo nei ritmi tonici del corpo. Ogni squilibrio del tono muscolare viene rimosso mediante la pratica degli âsana, poiché questi affrontano alla radice le cause di tale squilibrio, come il tremore dovuto a conflitti emotivi, stress, tensioni, ecc.

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