Storia dell'Ascoli
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Storia dell'Ascoli

Ascoli, principali cenni storici sulla formazione calcistica

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Anche se nel nome ufficiale troviamo la sigla "1898", la costituzione dell'Ascoli calcio è recente, datata 1971. Prima di allora la squadra marchigiana era stata oggetto di diversi fusioni e cambi di vertice.

Costantino Rozzi

Con l'avvento di Costantino Rozzi la città scopre finalmente una squadra solida, capace in pochi anni di saltare dalla C alla B e di assestarsi nella massima categoria. Nel 1980 arriva un clamoroso quinto posto, con tanto di vittorie in casa delle prime due squadre (Juve ed Inter).
Costantino Rozzi è una guida carismatica, un punto di riferimento che guida la società fino alla morte, avvenuta nel 1994. Da li inizia il crollo della squadra, che in pochi anni torna in serie C, dove resta diverso tempo.

Roberto Benigni

Sotto la gestione di Roberto Benigni l'Ascoli vive una nuova giovinezza: nel 2001/2002 viene promossa in B, dove naviga in zone di medio-bassa classifica fino al 2004. Al termine della stagione 2004/2005 viene clamorosamente ammessa in A, dopo la revoca della promozione del Torino per irregolarità di bilancio. La decisione arriva a pochi giorni dall'inizio del campionato, la società ha poco tempo per iniziare il proprio mercato: tutti la danno per spacciata.
Si rivela invece una delle sorprese, ottenendo una salvezza tranquilla e siglando il proprio record di reti, 43.

Da ricordare

  • 1 mitropa cup nel 1986;
  • 1 supercoppa di lega C1 nel 2002;

Da dimenticare

Nel 1987 l'Ascoli ingaggia Maradona. Non Diego, ovviamente, ma suo fratello Hugo, pensando che nella peggiore delle ipotesi anche un 1% di DNA ereditato dal Pibe significherebbe disporre di un campione.
Hugo Maratona diventa invece la disperazione dell'allenatore Castagner, che lo schiererà con il contagocce per poi rispedirlo altrove. Le ultime voci lo davano in Giappone, certo in Italia nessuno avrebbe avuto il coraggio di riacquistarlo.

La bandiera

Costantino Rozzi acquista nel 1968 una società passata fino ad allora di mano in mano, priva di identità: in pochi anni la porta nel calcio professionistico, e nel 1980 si permette di dar fastidio anche alle grandi come Juventus ed Inter.
Le esternazioni e gli attacchi rivolti al potere, in difesa delle 'piccole' squadre di provincia, hanno fatto di Rozzi un punto di riferimento per l'intero movimento calcistico italiano.
Tra gli altri, gli va riconosciuto il merito di aver scoperto Carlo Mazzone, portandolo direttamente dalla difesa alla panchina.