Alimentazione, allenamento, stili di vita... tu scegli di informarti o segui il gregge?
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Alimentazione, allenamento, stili di vita... tu scegli di informarti o segui il gregge?

Cosa accade quando un premio Nobel afferma il falso? E cosa succede se un oncologo di fama mondiale cerca di far passare le sue idee sull'alimentazione a soli fini propagandistici?

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Alimentazione, allenamento, stili di vita... tu scegli di informarti o segui il gregge?

Ipse dixit si diceva una volta, tradotto letteralmente "l'ha detto lui", volendo indicare una affermazione, un concetto, un punto di vista che, essendo stato proferito da un lui famoso e autorevole non lasciava più spazio per ulteriori discussioni. Nel corso del tempo questa locuzione è stata utilizzata per Pitagora, per Aristotele e per altri celebri personaggi le cui affermazioni avevano, o si riteneva avessero, un tale valore da dover essere accettate senza essere messe in discussione.

Sono trascorsi i secoli ma, sebbene l'accesso alla cultura e alle informazioni sia oggigiorno alla portata di tutti, la pessima abitudine di ricorrere all'Ipse dixit non sembra voler diminuire. Poiché l'unica cosa che ha conosciuto i medesimi progressi della scienza è l'umana pigrizia, invece che studiare e approfondire un concetto, si preferisce citare un personaggio che dichiara una identica posizione chiudendo il discorso con il classico "lo afferma perfino Tal dei Tali". In alternativa si cita un libro a proprio sostegno (spesso l'unico che si è letto, ancor più di frequente un testo del quale a malapena si conosce il titolo e vagamente il contenuto), oppure (al tempo dei social) si linka l'abstract di un articolo mai consultato!

Davanti a uno scontro di idee sui possibili benefici o rischi derivanti da un particolare regime alimentare, o da una modalità di allenamento, invece di confrontarsi sul piano fisiologico, biochimico o antropologico, si delega a un più economico Ipse dixit, sperando di mettere in difficoltà l'interlocutore. Si lascia intendere che contraddire una teoria caldeggiata da un medico famoso o magari da un premio Nobel, significa quasi ritenersi al di sopra di simili personaggi, e questo certamente crea una sorta di soggezione.

In linea teorica una mente brillante ha di sicuro una capacità di analisi e padronanza scientifica degli elementi superiore alla media, ma non occorre dimenticare che ogni mente -geniale o meno- ha il grande limite del corpo che la ospita. In altri termini si tratta pur sempre di un uomo, non solo con le proprie debolezze, ma anche con la propria voglia di poter influenzare gli altri spingendoli talvolta ad abbracciare le sue stesse idee.

Facciamo qualche esempio. William Shockley, premio Nobel per la fisica, era un promotore della teoria dell'evoluzione regressiva, individuando come responsabili di tale processo le persone di colore, a suo dire intellettualmente inferiori, e segnalando come possibile soluzione la loro sterilizzazione. Non credo sia necessario perder tempo a sottolineare quanto siano folli simili affermazioni. Ma immaginate una conversazione fra due individui, uno dei quali per sostenere la sua posizione razzista dovesse giocarsi la carta dell'Ipse dixit affermando che lo sostiene anche un premio Nobel! Pensate poi a quanto più forte diverrebbe il peso di una simile affermazione se a farla fosse un premio Nobel per la medicina! È il caso di James Watson, biologo e scopritore niente meno che della struttura del DNA, il quale ha più volte sostenuto che gli individui provenienti dall'Africa sono tutti indistintamente (e quindi geneticamente) inferiori. Il peso di questa affermazione smette di essere becero, come per il collega Nobel per la fisica, e diviene drammaticamente pericoloso, poiché ad affermare una diversità genetica è lo scopritore della stessa struttura molecolare del DNA! Come si può mettere in discussione un limite genetico se ad affermarlo è uno dei "padri" della genetica?

Proviamo a portare tutto questo ad ambiti più vicini al mondo del fitness, dell'allenamento e dell'alimentazione. Immaginiamo se un oncologo di chiara fama, per via delle sue personali scelte alimentari, affermasse che la dieta che lui per primo ha scelto di seguire è l'unica capace di prevenire il cancro. Cosa accadrebbe? Da una parte spingerebbe molte persone incapaci di accedere a fonti scientifiche per documentarsi ad abbracciare i medesimi stili di vita, dall'altra fornirebbe un'arma formidabile a chi ha scelto di intraprendere le medesime scelte alimentari che, di fronte a qualsiasi obiezione, potrà sfoderare un formidabile Ipse dixit! E ancora, se un celebre medico e preparatore vaneggiasse sui vantaggi del doping sottodimensionando i rischi e invitando a farne uso, cosa accadrebbe?

Di esempi simili se ne potrebbero fare a decine, ma lo scopo di questo mio editoriale non è quello di stilare un elenco, quanto quello di esortare un po' tutti a non innamorarsi delle proprie idee, comprese quelle che riguardano il mondo del fitness.

È frequentissimo che, nel corso delle lezioni in cui rivesto il ruolo di docente (siano esse presso una università o presso uno dei corsi di formazione che organizzo), ad ogni affermazione ci sia sempre qualcuno che, in tempo reale, fa una ricerca su Google con il suo smartphone e mi interrompa dicendo "Prof. ma è proprio sicuro di quello che ha detto? Lo chiedo perchè Pinco Pallino ha invece scritto il contrario, lei quindi sostiene che Pinco Pallino sia in errore?". L'aula si gela e, come su un ipotetico ring, attende di assistere ad una risposta che possa decretare un KO, il mio o quello del Pinco Pallino chiamato in causa.

La mia risposta in questi casi è sempre la stessa, dopo aver spiegato le ragioni di una posizione dissimile, chiarisco sempre che chiunque voglia provare il brivido di scrivere o di insegnare qualcosa si espone al rischio di commettere un errore, e la professionalità di ciascuno non può essere giudicata dalla semplice conta matematica di questi ultimi. L'unico vero errore è quello di non voler mai ammettere la propria umana fallibilità. Il ruolo di ciascun docente non dovrebbe essere mai quello di convincere gli altri delle sue posizioni, ma quello di instillare il dubbio e fornire i mezzi per dissiparlo autonomamente.

Ritengo l'Ipse dixit, sia quando fa riferimento ad una singola persona, sia quando chiama in causa l'unico libro noto sul tema, il più fallibile dei metodi. Andrebbe riservato esclusivamente agli ambiti umani che riguardano (per chi ha la fortuna di possederla) gli atti di fede. Malgrado io non la possieda continuo a tal proposito ad apprezzare il pensiero di San Tommaso che, con una sintesi certamente migliore della mia, ha avuto modo di affermare "Timeo hominem unius libri", state alla larga da chi con la lettura di un solo libro pretende di aver compreso tutto.

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 05 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui