Allenamento globale VS Allenamento Analitico
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Allenamento globale VS Allenamento Analitico

Se parliamo di un allenamento che sia in armonia con la macchina umana, essere seduti su una leg extension a effettuare 8, 10, 12 ripetizioni... significa frustrare il Creatore, il processo evoluzionistico e le catene muscolari , tuttavia è quello che accade nelle palestre, vittime di istruttori che, anche quando laureati...

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Allenamento globale VS Allenamento Analitico

Gli incontri più interessanti mi è successo di farli scambiando quattro chiacchiere a fine workout, quando il lavoro fisico ha lavato lo stress con maggiore efficacia della doccia che a breve seguirà, o davanti ad un bicchiere di rum, non meno efficace nel rimuovere pensieri e fatica. Proprio al termine di un recente allenamento ho avuto il piacere di conoscere il maestro Nicola Zamboni, classe '43, scultore poliedrico le cui opere si possono ammirare in mezzo mondo. Dopo pochi minuti di chiacchierata mi domanda, in modo retorico, quale sia il senso di un allenamento con sovraccarichi come quello che viene comunemente suggerito nel 90% delle palestre, ossia con una stimolazione selettiva e sequenziale dei vari distretti muscolari. "Io sono uno scultore -osserva- uso il martello per ore, è un lavoro duro che non coinvolge un singolo muscolo, come posso migliorare ed essere meno stanco con un allenamento di questo tipo?".

Non so da quanto tempo il maestro abbia iniziato ad allenarsi, se si tratta di mesi o di anni, di sicuro la sua riflessione non fa una piega, anzi merita un plauso e ne spiego di seguito le ragioni. L'importanza di un cambio di rotta che dia maggior risalto ad un lavoro globale e non analitico è un discorso che ho affrontato molte volte, di recente anche in uno dei miei libri. È un metodo straordinario per l'allenamento con ricadute che vanno ben oltre un miglioramento estetico e un incremento della forza muscolare. Un lavoro funzionale nel senso più esteso del termine, anzi oserei dire armonico in quanto svolto in accordo alle modalità con le quali opera ed è stato progettato il nostro corpo, dove i muscoli sono al servizio del movimento, e non il contrario. Dove "allenamento funzionale" non è un termine puramente connesso al marketing, in linea di principio ogni tipologia di allenamento è funzionale allo scopo per il quale la si esegue e, in tal senso, anche l'allenamento analitico lo è. Ma se parliamo di un allenamento che sia in armonia col progetto della macchina umana, essere seduti su una leg extension a effettuare 8, 10, 12 ripetizioni contro resistenza... significa frustrare il Creatore, sia esso un'entità superiore o (più probabilmente) il processo evoluzionistico e le catene muscolari di cui ci ha dotato.

Mi chiedo come mai dunque la curiosità di un artista possa portare ad una simile riflessione mentre, nello stesso istante, migliaia di istruttori che si fregiano (anche) di titoli universitari specifici, continuino a proporre e riproporre a tutti indistintamente metodi di allenamento degni della preistoria del fitness. Sia chiaro, non intendo dire che sia una modalità di lavoro errata in senso assoluto, ma certamente non è ipotizzabile che possa essere congeniale ad ogni singolo frequentatore della sala attrezzi.

Credo che quello che manca sia purtroppo della sana e semplice curiosità, la voglia di porsi delle domande da parte degli addetti ai lavori, e di studiare alla ricerca di una risposta, invece di vagare pigramente fra i clienti di una palestra senza fornire quel valore aggiunto che un professionista dovrebbe dare. Dimenticano di essere (o di poter essere) anche loro degli artisti, degli scultori capaci di modellare materia viva, migliorare l'aspetto e la funzionalità di centinaia di persone. Invece hanno smesso di sperimentare, o forse non hanno mai cominciato a farlo. Fossero degli scultori si limiterebbero a martellare ciascun materiale, sia esso legno o bronzo o altro, come fosse un blocco di marmo, con i medesimi arnesi (evidentemente inadatti per materiali diversi) e sempre allo stesso modo, sempre nella stessa sequenza, nel tentativo (spesso perfino mal riuscito) di ricavarne sempre lo stesso identico soggetto.

Questo è quello che si può notare nella stragrande maggioranza dei casi. Persone differenti per età, per sesso, per struttura, per grado di allenamento, tutte indistintamente impegnate ad eseguire i medesimi esercizi, alle medesime macchine, con medesime metodologie. Quello che invece resta tristemente uguale è molto spesso il risultato: nessuno.

Più che ricercare un allenamento funzionale sarebbe il caso di ricercare la funzione per la quale ci si allena, per usare le parole di Ruggieri, l'integrazione dei diversi distretti corporei ha un'importante funzione narcisistica che è la base della costruzione dell'identità dell'Io1 , ebbene il principale limite attuale è proprio un impiego fine a se stesso, troppo spesso limitante e limitato al soddisfacimento di un bisogno narcisistico e di affermazione identitaria che di funzionale ha ben poco, anche quando ci si cimenta con enormi pneumatici da far rotolare o colpire con un martello.

Il settore del fitness troppo di frequente rivela il suo lato più avvilente, e lo fa ad ogni livello di competenza, reale o ipotetica, cui non si sottrae il mondo universitario, spesso capace solo di atteggiamenti autocelebrativi, impegnato com'è alla ricerca di alibi e nemici comuni all'esterno poichè incapace di muovere una rivoluzionaria autocritica interna.

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 07 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui