Il Body Building è morto, l’aerobica è morta, ed anche il ciclismo non si sente tanto bene!
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Il Body Building è morto, l’aerobica è morta, ed anche il ciclismo non si sente tanto bene!

Il Body Building "classico" è stato il grande assente a Rimini Wellness. Latitante anche la vecchia ginnastica aerobica, sostituita in palestra da nuove attività. L'ultimo colpo di grazia arriva dal Giro d'Italia.

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Il Body Building è morto, l’aerobica è morta, ed anche il ciclismo non si sente tanto bene!

Sono appena rientrato da Rimini Wellness, la kermesse sul benessere che, più di altre manifestazioni, ha affascinato i cultori della forma fisica negli ultimi anni. Quello che subito mi è saltato agli occhi è stata una minore affluenza di spettatori rispetto allo scorso anno. Dato che può essere interpretato in vario modo. Ma c'era qualcos'altro di diverso, che ho recepito, ma non sono riuscito immediatamente a mettere a fuoco. Solo questa mattina sono stato in grado di vederci chiaro! Mancava l'enorme massa di Body Builder che generalmente non è mai assente.

Non parlo di chi ha un fisico muscoloso, tonico, evidente, in una parola di tutto rispetto. No, no. Mi riferisco a chi ha enormi masse muscolari, ipertrofia fuori dal comune. Persone che sembrano attendere soltanto queste occasioni per riscattarsi degli indicibili sacrifici e (s)torture cui si sottopongono tutto l'anno. Guardando con sufficienza tutti quelli col bicipite più piccolo. Ecco, questo tipo di persone, fatte le dovute eccezioni, mancava. Certo qualcuno lo si poteva vedere nei principali stand di integratori alimentari, a disposizione per la foto ricordo, ma in giro, mischiato tra i visitatori, nulla di eccezionale.

Gli unici a destare un po' di curiosità (perlomeno la mia) una coppia di over 40, alti ciascuno poco più di un metro e 60 centimetri, con una muscolatura enorme. Enorme! Qualcosa di spaventoso che, se applicata su individui di un metro e 90 centimetri avrebbe destato ammirazione e acclamazione, ma concentrata in quei 160 centimetri appariva una caricatura, rendeva i due (uomo e donna) più fenomeni da baraccone che invidiabili atleti. Visti da lontano sarebbero apparsi come due ragazzini obesi con un paio d'angurie sotto le braccia. Da vicino la sensazione era anche peggiore.

Sia chiaro, la mia non è una critica al body building, di cui sono appassionato estimatore e, in passato, anche praticante. Ma nel body building le proporzioni dovrebbero essere un punto cardine. Osservare queste aberrazioni invece, poco ha a che vedere con la disciplina.

Ma torniamo a noi. Il body builder "classico" sembra in estinzione. Il fisico muscoloso, interpretato con il concetto che soli 10 anni fa andava per la maggiore, sembra ora in declino. Si preferisce una crescita muscolare certamente importante, ma più armoniosa e molto, molto meno esasperata. Secondo canoni estetici più simili alla scultura di un Dio Greco, che non ad un Arnold Schwarzenegger dei tempi che furono.
Tutto questo è certamente positivo. Le devastanti masse muscolari non sono praticamente mai raggiungibili senza l'ausilio di sostanze dopanti, rispetto alle quali, il rischio per la salute, dovrebbe essere un deterrente maggiore che non i problemi etico-sportivi. Ma non basta. Anche tutti gli altri elementi che fanno da corollario hanno poco a che vedere col concetto di benessere ed efficienza fisica. A partire da un'alimentazione esasperatamente proteica (con tutti i rischi connessi), sino all'alterazione dell'equilibrio psichico e della percezione di se stessi.

Ben vengano le ottime e visibili strutture muscolari, ma le esasperazioni, in ogni direzione, sono sempre negative.

Quindi pochi body builder a Rimini, ma anche nelle comuni palestre che, per lavoro, frequento da Ragusa a Bolzano.

Nel contesto delle palestre, l'altra disciplina ormai agonizzante, è la ginnastica aerobica, con riferimento alle coreografie e all'attività che tanto hanno fatto sudare tra gli anni 80' e la fine degli anni 90'.

Le nuove discipline hanno ormai preso il posto, spesso con l'ausilio di attrezzi piccoli e grandi che consentono una maggiore possibilità di lavoro.

Infine, e qui finalmente posso chiarire le ragioni per le quali ho parafrasato le parole di Woody Allen, che in un celebre film affermava "Dio è morto, Marx è morto e neanche io mi sento tanto bene!", veniamo al ciclismo.

Ieri la nona tappa (qui la cronaca), la "Milano Show", interamente da percorrere per le vie della città Meneghina, in un circuito che avrebbe quasi dovuto emulare, per le modalità, quello della Formula Uno. Poco più di 150 i km da percorrere.

Comodamente seduto sul divano di casa mi aspettavo di godere di un pomeriggio di sano agonismo sportivo. (Sano almeno da un punto di vista ideologico). Invece a tutto sembrava di assistere, meno che ad una gara. Ciclisti che procedevano a 30 km orari, tutti compatti. Mentre io continuavo a non capire. Sino a che Danilo Di Luca, maglia rosa in carica, circa a metà tragitto, si è fermato in pieno Corso Venezia, assieme a tutti gli altri ciclisti, per spiegare che il tracciato era troppo pericoloso, pertanto loro avrebbero continuato a correre (leggi passeggiare) ma senza una reale competizione, che avrebbe messo a repentaglio la loro incolumità.

Apriti cielo. Critiche dai commentatori sportivi, critiche dagli sponsor, dai direttori sportivi, dagli ex ciclisti, in primis Mario Cipollini (anche lui a Rimini Wellness nella giornata di sabato, nda). Risultato? Tempo un quarto d'ora e la velocità è miracolosamente aumentata. Quasi raddoppiata, per poi regalare la volata finale con vittoria di Mark Cavendish e, altro miracolo, nessuna caduta, nessun femore rotto, se non fosse stato per qualche foratura sarebbe apparsa più una stracittadina.

Tutti ad affermare che dopo la sosta e la dichiarazione di Di Luca, si è passati ad una vera gara. Avrò contato l'affermazione "è stata vera gara" pronunciata un centinaio di volte in 20 minuti. Poi ho perso il conto.

L'assurdo è che i ciclisti avevano già chiesto (e ottenuto) la neutralizzazione del tempo, quindi la posizione d'arrivo non avrebbe creato penalizzazioni in classifica, e sarebbe valsa solo come vittoria di tappa. Evidentemente non è bastato.

Serviva una ridicola presa di posizione, con una ridicola motivazione, ed un ancor più ridicolo ritorno sui propri passi alla prima tirata d'orecchie da parte degli sponsor.

È questo il vero ciclismo? È il ciclismo che ci è rimasto? Un ciclismo che dopo i quotidiani problemi di Doping, le clamorose esclusioni, le prime donne Texane… ora ci offre l'ennesimo brutto spettacolo. Il ciclismo non è ancora morto, ma sembra implorare l'eutanasia.